Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32586 del 12/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 12/12/2019, (ud. 09/10/2019, dep. 12/12/2019), n.32586

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22600/2013 R.G. proposto da:

M.M., rappresentata e difesa dall’Avv. Giuseppe

Cassarino, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv.

Giuseppina Stillitani, in Roma, Via Franco Sacchetti n. 125, giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale

dello Stato, presso i cui uffici è domiciliata in Roma, Via dei

Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia, sezione distaccata di Siracusa, n. 317/16/2012, depositata

il 3 dicembre 2012.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 9 ottobre

2019 dal Consigliere Dott. D’Orazio Luigi.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1.La Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione distaccata di Siracusa, dichiarava inammissibile per tardività il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado proposto da M.M. avverso l’avviso di accertamento emesso nei suoi confronti dalla Agenzia delle entrate, per l’anno 2003, quale socia della Edile Idrotermica di M. e C s.n.c., a seguito della rettifica del reddito di impresa accertato in Euro 245.086,00, con attribuzione alla contribuente del 50 % dello stesso, in ragione della sua quota di partecipazione alla predetta società. Per il giudice di appello il ricorso di primo grado era tardivo, in quanto notificato all’Ufficio solo il 9-11-2006, quindi oltre il termine di 60 giorni dalla notificazione dell’atto impugnato ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21.

2. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione M.M..

3.Resiste con controricorso l’Agenzia delle entrate.

4.Con ordinanza interlocutoria questa Corte ha disposto l’acquisizione dei fascicoli dei gradi di merito.

5.Espletato l’incombente il ricorso è stato avviato per la trattazione in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.Con un unico motivo di impugnazione la contribuente deduce “Violazione e falsa applicazione dell’art. 149 c.p.c., della L. 20 novembre 1982, n. 890, artt. 4 e 5 e successive modifiche, nonchè del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 e sue successive modifiche ed integrazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, in quanto, in realtà, l’avviso di accertamento è stato notificato alla contribuente, non il 24-7-2006, ma il 28-7-2006, ricavabile dal timbro postale apposto sulla busta contenente l’atto, prodotta nel giudizio di primo grado. La data del 24-72007, invece, riguarderebbe solo la spedizione della raccomandata, ma non la materiale ricezione della stessa (“attestando, tutt’al più, l’avvenuta redazione sul frontespizio dell’atto della relazione di notifica a mezzo dell’ufficio postale di Augusta tramite raccomandata con avviso di ricevimento n. rd. (OMISSIS) e, quindi, di spedizione – in data non meglio precisata – dell’atto di avviso di che trattasi, il che è cosa diversa dal materiale ricevimento dell’atto, dal quale decorrono i termini di impugnazione”).

1.1.Tale motivo è infondato.

Invero, la notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell’atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario e l’avviso di ricevimento prescritto dall’art. 149 c.p.c. è il solo documento idoneo a provare sia l’intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l’identità della persona a mani della quale è stata eseguita; ne consegue che, ove tale mezzo sia stato adottato per la notifica dell’avviso di accertamento, la mancata produzione dell’avviso di ricevimento comporta conseguentemente l’invalidità della notifica, e l’illegittimità della cartella di pagamento basata sull’avviso di accertamento, in quanto non preceduta dalla regolare notifica al contribuente dell’avviso predetto (Cass., 5 settembre 2012, n. 14861; Cass., 4 giugno 2010, n. 13639).

Dai documenti acquisiti, però, esaminati da questa Corte con la consultazione del fascicolo d’ufficio dei gradi di merito, risulta che la data di ricezione dell’avviso di accertamento è quella del 24-7-2006, evidente nel timbro postale apposto, sotto la dizione “Tassa pagata Convenzione Agenzia delle Entrate Anno 2006” ed accanto alla scritta “Servizio Notificazione Atti Fiscali”, come affermato dalla Agenzia delle entrate sin dalla costituzione nel giudizio di primo grado.

Il timbro postale del 24-7-2006 si riferisce alla data di ricezione e non di spedizione del plico.

2.Le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico della ricorrente, per il principio della soccombenza, e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente a rimborsare in favore della Agenzia delle entrate le spese del giudizio di legittimità che si liquidano in complessivi Euro 4.000,00, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 9 ottobre 2019.

Depositato in cancelleria il 12 dicembre 2019

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