Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32585 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 08/11/2021), n.32585

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1490-2020 proposto da:

M.E., MA.CA., D.L.N., D.S.,

DI.CA., tutti elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE

GIUSEPPE MAZZINI, 123, presso lo studio dell’avvocato BENEDETTO

SPINOSA, che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

ALMAVIVA CONTACT S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI DUE MACELLI 66,

presso lo studio dell’avvocato GIAMPIERO FALASCA, che la rappresenta

e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3840/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 25/10/2019 R.G.N. 1171/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

08/07/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte d’appello di Roma, con sentenza n. 3840/2020, ha respinto il reclamo proposto da M.E., Di.Ca., D.S., D.L.N. e Ma.Ca. avverso la sentenza del Tribunale di Roma resa in sede di opposizione all’ordinanza di reiezione del ricorso dei detti lavoratori inteso all’accertamento della illegittimità del licenziamento loro intimato da Almaviva Contact s.p.a. all’esito di procedura collettiva ex lege n. 223 del 1991;

2. per la cassazione della decisione hanno proposto ricorso gli originari ricorrenti sulla base di quattro motivi, illustrati con memoria depositata ai sensi dell’art. 380- bis.1. c.p.c.; la parte intimata ha resistito con tempestivo controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo i ricorrenti denunciano violazione della L. n. 223 del 1991, art. 4, commi 3 e 9 e art. 5 per avere la sentenza impugnata ritenuto legittimo che i criteri di scelta dei lavoratori da licenziare, diversi da quelli legali, potessero essere indicati già nella comunicazione di apertura della procedura di licenziamento collettivo, prima dell’esame congiunto con le organizzazioni sindacali in virtù della delimitazione dell’ambito dei licenziamenti fin dalla enunciazione delle ragioni della crisi, dovendo essa avvenire a seguito della trattativa con le organizzazioni sindacali;

2. con il secondo motivo denunziano violazione della L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 3 e dell’art. 132 c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c. per incompleta e contraddittoria motivazione in ordine alla dichiarazione di apertura della procedura in relazione alla omessa informazione su trasferimenti e strumenti di integrazione salariale, a proposito della possibilità di trasferimento di 75 lavoratori, comunicata soltanto con la lettera di licenziamento, in violazione delle regole di ermeneutica contrattuale; deducono nullità della sentenza per incompleta ricostruzione dei fatti, sulla base di ragioni contraddittorie in riferimento alla taciuta sistemazione, con adozione di quegli strumenti, invece esclusi per il sito di (OMISSIS), dell’eccedenza di personale nell’unità di (OMISSIS);

3. con il terzo motivo di ricorso deducono: “falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 9 le lavoratrici madri non sono state licenziate nei 120 giorni, i 17 non licenziati figurano nei trasferimenti. Falsa applicazione dell’art. 434 c.p.c., della L. 223, art. 4, comma 3 e art. 5”; i ricorrenti ripropongono in parte argomentazioni già in precedenza sviluppate sul fatto che la iniziale delimitazione della platea dei licenziandi già nella comunicazione di apertura significava individuare esattamente i lavoratori da licenziare; si dolgono che né nella comunicazione di apertura, né nel corso della procedura (ma soltanto nella lettera di licenziamento, accolta da diciassette lavoratori, che hanno richiesto il trasferimento volontario), sia stata rappresentata la possibilità di evitare il licenziamento per 75 persone, senza esplicitazione delle modalità di attuazione dei criteri di scelta, in particolare di valorizzazione delle esigenze tecnico-produttive; così pure in riferimento alle lavoratrici madri, alcune delle quali trasferite (almeno quindici nell’arco dei centoventi giorni dalla chiusura della procedura);

4. con il quarto motivo deducono falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, art. 5, comma 1, censurando la sentenza impugnata per non avere considerato la illogicità delle motivazioni addotte da Almaviva Contact per giustificare la delimitazione dell’ambito di applicazione dei criteri di scelta ai soli dipendenti delle sedi interessate dalla crisi che aveva originato la procedura di licenziamento collettivo; in particolare contestano la valutazione di ragionevolezza della scelta della società di limitare alle Divisioni (OMISSIS) e all’intera unità produttiva di (OMISSIS) la platea degli esuberi (per la distanza chilometrica delle sedi escluse, l’antieconomicità, incompatibile con la riorganizzazione programmata, del trasferimento collettivo di lavoratori presso altre sedi), sull’indimostrato presupposto della difficoltà e dei costi legati al trasferimento dei lavoratori da (OMISSIS) alle altre sedi, anche per la necessità comunque di addestramento del personale dei siti di trasferimento delle commesse per continuare a rendere al committente il servizio già reso nel sito chiuso; senza neppure menzione nella dichiarazione di apertura della procedura del trasferimento collettivo di lavoratori da (OMISSIS);

5. preliminarmente occorre dare atto della insussistenza dei presupposti per la rimessione alle Sezioni Unite di questa Corte non essendo gli stessi ravvisabili, come sembra viceversa adombrare parte ricorrente, nella difformità di orientamenti espressi dal giudice di primo grado in relazione ai licenziamenti intimati da Almaviva Contact ex lege n. 223 del 1991 (v. ricorso pag. 2);

6. sempre in via preliminare rileva il Collegio che questa Corte si è già espressa sulla legittimità della procedura collettiva ex lege n. 223 del 1991, attivata da Almaviva Contact s.p.a. con comunicazione in data 5 ottobre 2016 (ex plurimis Cass. n. 12044/2021, 14677/2021; Cass. 15124/20121, 15123/2021, 14673/2021, 12040/2021, 12041/2021, 12042/2021); in tali pronunzie, fra le quali, anche ai fini dell’art. 118 disp. att. c.p.c. si richiamano Cass. n. 15123/2021 e Cass. n. 12040/2021, le medesime questioni oggetto del presente ricorso per cassazione sono state scrutinate e respinte sulla base di argomentazioni integralmente condivise dal Collegio con orientamento al quale si ritiene di dare continuità;

6.1. nei precedenti richiamati i giudici di legittimità hanno premesso che per principio consolidato la cessazione dell’attività è scelta dell’imprenditore, espressione dell’esercizio incensurabile della libertà di impresa garantita dall’art. 41 Cost. (Cass. n. 29936/2008) e che la procedimentalizzazione dei licenziamenti collettivi che ne derivino, secondo le regole dettate per il collocamento dei lavoratori in mobilità dalla L. n. 223 del 1991, art. 4 applicabili per effetto dell’art. 24 stessa legge, ha la sola funzione di consentire il controllo sindacale sulla effettività di tale scelta (Cass. n. 22366/2019, n. 5700/2004) con un controllo dell’iniziativa imprenditoriale concernente il ridimensionamento dell’impresa, controllo devoluto ex ante alle organizzazioni sindacali, destinatarie di incisivi poteri di informazione e consultazione secondo una metodica già collaudata in materia di trasferimenti di azienda; sicché, i residui spazi di controllo devoluti al giudice in sede contenziosa non riguardano più gli specifici motivi di riduzione del personale, ma la correttezza procedurale dell’operazione (compresa la sussistenza dell’imprescindibile nesso causale tra il progettato ridimensionamento e i singoli provvedimenti di recesso): con la conseguente inammissibilità, in sede giudiziaria, di censure intese a contestare specifiche violazioni delle prescrizioni dettate dai citati artt. 4 e 5, senza fornire la prova di maliziose elusioni dei poteri di controllo delle organizzazioni sindacali e delle procedure di mobilità al fine di operare discriminazioni tra i lavoratori, che investano l’autorità giudiziaria di un’indagine sulla presenza di “effettive” esigenze di riduzione o trasformazione dell’attività produttiva (Cass. 6 ottobre 30550);

6.2. in applicazione di tali principi sono state respinte le censure che investivano sotto vari profili la legittimità della complessiva operazione posta in essere da Almaviva Contact. s.p.a.; questa, dopo una prima procedura, avviata con la comunicazione del 21 marzo 2016, riguardante 2.988 lavoratori in esubero dislocati presso le sedi di (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) e revocata per accordo con le organizzazioni sindacali il 31 maggio 2016, ha aperto la procedura in esame, a seguito di un peggioramento della crisi nei siti di (OMISSIS) e (OMISSIS); nella comunicazione di apertura del 5 ottobre 2016, ha illustrato le ragioni che rendevano necessario il licenziamento di 1.666 lavoratori delle Divisioni 1 e 2 di (OMISSIS) e di tutti gli 845 dell’unità produttiva di (OMISSIS), con applicazione dei criteri di scelta per comparazione del personale operante con profilo equivalente all’interno di ciascuno dei predetti siti interessati dagli esuberi: così limitandone la platea alle due divisioni (OMISSIS) e all’unità produttiva partenopea e applicando i criteri di scelta per comparazione del personale operante con profilo equivalente all’interno di ciascuno dei siti;

7. tanto premesso, in relazione ai singoli profili di censura proposti con i motivi del presente ricorso per cassazione – trattati unitariamente per evidente reciproca connessione – si osserva che:

7.1. la Corte di appello ha accertato la esaustività e completezza della comunicazione di apertura della procedura di mobilità ritenendo che la stessa soddisfacesse gli obblighi informativi di legge anche, in particolare, con riferimento alla vacanza di posti disponibili presso altre sedi della società (sentenza, pag. 6 e sgg.), sulla scorta di argomentazione congrua e articolata, a sostegno di un’interpretazione assolutamente plausibile, riservata esclusivamente al giudice di merito, assolutamente plausibile (Cass. n. 19044/2010, n. 4178/2007), neppure censurata con indicazione dei canoni interpretativi violati, né tanto meno di specificazione delle ragioni né del modo in cui si sarebbe realizzata l’asserita violazione (Cass. n. 15350/2017, n. 13717/2006), così contestando il risultato interpretativo in sé (Cass. n. 10891/2016, n. 2465/2015), pertanto insindacabile in sede di legittimità;

7.2. non appare poi corretto il riferimento, pure adombrato dai ricorrenti, ad una sorta di identificazione “fotografica” dei dipendenti prescelti, per il tramite della comunicazione di apertura, posto che tale situazione è ravvisabile nell’ipotesi, qui non ricorrente, di una comunicazione datoriale contenente soltanto i nomi dei licenziandi e le relative qualifiche, un semplice cenno a precedenti incontri con le organizzazioni sindacali, solo marginalmente relativi ai motivi tecnici della necessaria riduzione, in violazione delle dettagliate prescrizioni, funzionali alla valutazione da parte sindacale dell’opportunità di chiedere l’esame congiunto della situazione e dei possibili rimedi (Cass. n. 24116/2004, n. 10716/1997);

7.3. quanto alla limitazione della platea degli esuberi a singole unità produttive (per quel che qui interessa: le due divisioni (OMISSIS)), anziché in riferimento all’intero complesso aziendale occorre premettere che la Corte di appello ha ritenuto legittima tale delimitazione in considerazione dell’ambito del progetto di ristrutturazione aziendale e delle ragioni tecnico-produttive esposte nella comunicazioni iniziale, ed evidenziato che la L. n. 223 del 1991, art. 5 comma 1 prima di imporre l’osservanza dei criteri di scelta, richiama le esigenze tecnico – produttive ed organizzative quale criterio per valutare il nesso di causalità tra la decisione dell’imprenditore di ridurre il personale e quella di licenziare i lavoratori entro un determinato ambito aziendale; in tale verifica giocava un ruolo anche la distanza geografica tra le unità produttive soppresse o ridimensionate e le altre unità, ritenuta espressione di un indice di infungibilità delle posizioni lavorative, tale da legittimare e rendere ragionevole la delimitazione della platea dei licenziandi alle sole unità nei quali si era verificata la situazione di crisi denunziata nella comunicazione L. n. 223 del 1991, ex art. 4, comma 3; la comunicazione di apertura della procedura aveva, infatti, analiticamente indicato le ragioni che non consentivano di estendere l’ambito della comparazione al personale con mansioni omogenee impiegato presso unità produttive non toccate dal progetto di ristrutturazione e ridimensionamento aziendale – limitato alle unità produttive di (OMISSIS) e (OMISSIS)-; tali ragioni rendevano senz’altro giustificata la scelta operata tenuto conto che il potenziale coinvolgimento di tutti i dipendenti con mansioni omogenee avrebbe richiesto ulteriori esborsi collegati agli oneri economici necessari per la formazione, indispensabile e rallentato i tempi di produttività;

7.4. tale valutazione, frutto di attività riservata al giudice di merito, si sottrae a tutte le censure articolate dagli odierni ricorrenti, in quanto conforme nei parametri normativi di riferimento alla giurisprudenza di legittimità secondo la quale l’individuazione dei lavoratori da licenziare deve avvenire in relazione alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi o con accordi sindacali, ovvero, in mancanza, dei criteri, tra loro concorrenti, dei carichi di famiglia, di anzianità e (nuovamente) delle esigenze tecnico-produttive ed organizzative (L. n. 223 del 1991, art. 5) e la delimitazione dell’ambito di applicazione dei criteri dei lavoratori da porre in mobilità è consentita solo quando dipenda dalle ragioni produttive ed organizzative, che si traggono dalle indicazioni contenute nella comunicazione di cui all’art. 4, comma 3, quando cioè gli esposti motivi dell’esubero, le ragioni per cui lo stesso non può essere assorbito, conducono coerentemente a limitare la platea dei lavoratori oggetto della scelta (Cass. 32387/2019, n. 22178/2018, n. 4678/2015); in particolare è stata ritenuta legittima la limitazione della platea dei lavoratori interessati in caso di progetto di ristrutturazione aziendale riferito in modo esclusivo ad un’unità produttiva o ad uno specifico settore dell’azienda, agli addetti ad essi sulla base soltanto di oggettive esigenze aziendali, purché siano dotati di professionalità specifiche, infungibili rispetto alle altre (Cass. 32387/2019, cit., n. 19105/2017, n. 203/2015, n. 17177/2013);

7.5. nel caso di specie, la Corte capitolina, con argomentazione congrua, articolata e attenta ad ogni sviluppo della fase negoziale (così risultando la sua interpretazione insindacabile in sede di legittimità, per le ragioni più sopra illustrate in riferimento alla comunicazione di apertura), ha accertato che la delimitazione alle unità produttive di (OMISSIS) e di (OMISSIS) della platea dei lavoratori da licenziare era coerente con le ragioni esposte nella comunicazione di apertura ed in particolare con le esigenze tecnico produttive che ne costituivano il sostrato della ed era frutto di una scelta improntata a criteri di ragionevolezza e congruità fondata su fattori obiettivi riconducibili in sintesi agli insostenibili costi e tempi richiesti dal coinvolgimento nella procedura collettiva di tutto il personale di Almaviva Contact.;

7.6. privo di pregio è l’argomento dei ricorrenti relativo alla irrilevanza, nei casi in cui sia mancato l’accordo con i sindacati sui criteri di scelta (come accertato in via definitiva nella fattispecie in esame – v. sentenza, pag. 6), dei costi aggiuntivi connessi al trasferimento del personale già assegnato alle sedi soppresse, siccome estraneo al tenore testuale della L. n. 223 del 1991, art. 5 (Cass. n. 32387/2019, n. 17177/2013), in quanto come già evidenziato nei precedenti di legittimità intervenuti sul medesimo oggetto, nel caso di specie, non si tratta, infatti, di singoli e ben individuati trasferimenti personali, bensì di 1.666 lavoratori, e quindi di un trasferimento collettivo, il quale presuppone una procedura concordata in sede sindacale con formazione di graduatorie redatte in base a criteri predeterminati (Cass. n. 6325/2014, n. 23675/2010);

7.7. infine, di fronte ad una situazione, comunicata in modo esplicito ed esauriente alle organizzazioni sindacali e con le medesime negoziata, talmente grave da pregiudicare la stessa sostenibilità dell’attività d’impresa e quindi da comportarne la cessazione, qualora diversamente affrontata, risulta inammissibile (come anticipato all’esordio del ragionamento motivo) ogni censura intesa ad investire l’autorità giudiziaria di un’indagine sulla presenza di “effettive” esigenze di riduzione o trasformazione dell’attività produttiva (né tanto meno di ragioni per una diversa allocazione delle commesse nell’ambito della propria organizzazione territoriale), senza fornire la prova di maliziose elusioni dei poteri di controllo delle organizzazioni sindacali e di un’adozione discriminatoria dei lavoratori delle procedure, espressamente esclusa dalla Corte di merito (sentenza, pag. 14): ciò davvero impingendo direttamente sulla libertà di iniziativa di impresa, garantita dall’art. 41 Cost.;

7.8. ogni ulteriore censura risulta assorbita salvo la necessità di alcune puntualizzazioni in riferimento più specifico al secondo e al quarto motivo; a riguardo il Collegio esclude la configurabilità delle denunziate violazioni di norme di diritto in assenza di un’erronea riconduzione del fatto materiale nella fattispecie legale deputata a dettarne la disciplina, integrante vizio del procedimento di sussunzione (Cass. n. 2020/19059, n. 6035/2018); 13 marzo 2018, n. 6035; Cass. 14 settembre 2020, n. 19059); neppure sussiste la denunciata nullità della sentenza, requisito da apprezzare esclusivamente in funzione dell’intelligibilità della decisione e della comprensione delle ragioni poste a suo fondamento, la cui assenza configura motivo di nullità quando non sia possibile individuare gli elementi di fatto considerati o presupposti nella decisione (Cass. n. 29721/2019, n. 920/2015): palesemente non ricorrente nel caso di specie, per l’ampia ed argomentata giustificazione del percorso decisionale che ha dato ampia contezza dei presupposti in fatto e delle conseguenze giuridiche tratte nell’attenta e completa risposta della sentenza impugnata a tutte le censure devolute. La Corte territoriale ha quindi adeguatamente spiegato come alle 75 posizioni, erroneamente supposte come di personale non in esubero, sia stato fatto riferimento nella comunicazione di apertura trattandosi comunque di misure riduttive, sia pure in ridottissimi termini, dell’impatto sociale del recesso e evidenziato come in relazione alla denunziata carenza informativa della comunicazione L. n. 223 del 1991, ex art. 4, comma 3, in relazione alla situazione di crisi relativa al sito di (OMISSIS), il motivo di reclamo non si confrontasse specificamente con l’affermazione di prime cure sul fatto che la censura sul punto era frutto di confusione con la precedente procedura collettiva avviata nel marzo 2016 relativa alla sede di (OMISSIS), procedura che aveva condotto all’accordo sindacale del maggio successivo;

7.9. la deduzione di violazione dell’art. 434 c.p.c. risulta inammissibile in difetto di chiara ed intellegibile illustrazione delle ragioni della ritenuta violazione della norma processuale;

8. in base alle considerazioni che precedono il ricorso deve essere respinto con regolamento dell’e spese di lite secondo soccombenza e raddoppio del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (conformemente alle indicazioni di Cass. Sez. Un. 23535/2019).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in Euro 6.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della società ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA