Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32582 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 08/11/2021), n.32582

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4362-2020 proposto da:

T.M., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato JACOPO MARIA PITORRI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ROMA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositato il 13/12/2019

R.G.N. 55296/2001;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2021 dal Consigliere Dott. CARLA PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso di T.M., cittadino della (OMISSIS), avverso il provvedimento della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale, che aveva negato il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria.

2. Il richiedente aveva dichiarato di essere stato costretto a lasciare il Paese d’origine, poiché, orfano di padre, era maltrattato dallo zio con cui viveva, costretto a lavorare nei campi e senza possibilità di sottrarsi a tale condizione in quanto anche il capo villaggio, a cui sua madre si era rivolta, aveva indicato lo zio come la persona più adatta a prendersi cura di lui.

3. Il Tribunale ha giudicato non credibile il racconto del richiedente perché generico; ha quindi ritenuto assenti i presupposti per lo status di rifugiato e per la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e b); ha escluso i presupposti della protezione sussidiaria di cui alla lett. c) dell’art. 14 cit., sul rilievo della inesistenza di una condizione di violenza indiscriminata oppure di conflitto interno o internazionale; ha negato che ricorressero i presupposti della protezione umanitaria sul rilievo che non fosse stata raggiunta una forma di integrazione in Italia (il ricorrente aveva seguito corsi di lingua ma non lavorava).

4. Avverso il decreto il richiedente ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi ed ha chiesto che venisse sollevata questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 13, come modificato dal D.Lgs. n. 13 del 2017, art. 6 in relazione agli artt. 3,24,111,113 Cost. per l’introdotta soppressione del giudizio di appello.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. In via preliminare, deve essere dichiarata la giuridica inesistenza della procura speciale rilasciata al difensore (nella specie apposta su foglio separato e materialmente congiunto all’atto), in quanto priva di uno specifico riferimento al provvedimento impugnato data la generica indicazione “delego l’avv….a rappresentarmi ed assistermi nel presente giudizio”, senza altro elemento identificativo.

7. Alla suddetta conclusione si perviene d’ufficio in quanto l’art. 83 c.p.c. configura come un obbligo del giudice quello della verifica dell’effettiva estensione della procura rilasciata – principalmente a garanzia della stessa parte che l’ha rilasciata, affinché la medesima non risulti esposta al rischio del coinvolgimento in una controversia diversa da quella voluta, per effetto dell’autonoma iniziativa del proprio difensore – per l’assorbente rilievo secondo cui la suindicata formulazione della procura fa sì che essa non risulti riferibile al ricorso, cui pur materialmente accede e quindi alla controversia in relazione alla quale il mandato è stato conferito dal ricorrente, non essendo tale vizio sanabile per effetto della sottoscrizione del ricorrente stesso apposta in calce alla procura speciale (vedi, per tutte: Cass. 7 giugno 2003, n. 9173).

8. La mancata riferibilità della procura alla causa in esame ne determina l’inesistenza, con conseguente inammissibilità del ricorso, senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto difese.

9. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto, il cui versamento va posto a carico del difensore dandosi seguito ad un consolidato orientamento di questa Corte in materia di procura inesistente (vedi, per tutte: Cass. SU 10 maggio 2006, n. 10706 e successive conformi).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese del presente giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del difensore del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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