Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32581 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 08/11/2021), n.32581

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4200-2020 proposto da:

K.T., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,

presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILAO, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ROMA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 7200/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 22/11/2019 R.G.N. 8412/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2021 dal Consigliere Dott. CARLA PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’appello di Roma ha respinto l’appello proposto da K.T., cittadino del (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale che, confermando il provvedimento emesso dalla competente Commissione Territoriale, aveva negato al richiedente il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Il richiedente aveva dichiarato di essere stato costretto a lasciare il Paese a seguito delle minacce di morte rivoltegli dagli zii paterni.

3. La Corte d’appello ha ritenuto inattendibile il racconto del richiedente in quanto generico e privo di riscontri e quindi assenti i presupposti per lo status di rifugiato e per la protezione sussidiaria.

5. Ha escluso che fosse stata allegata e provata una condizione di particolare vulnerabilità che renderebbe difficile il reinserimento nel Paese d’origine e che risultasse un qualificato percorso di integrazione, elementi atti a fondare i requisiti per la protezione umanitaria.

6. Avverso la sentenza il richiedente ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

7. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

8. Col primo motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, per avere la Corte di merito violato i criteri legalmente imposti ai fini del riscontro di credibilità del richiedente la protezione internazionale.

9. Col secondo motivo è denunciata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 3, 4,5,6 e art. 14, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8; difetto di motivazione e travisamento dei fatti per la totale assenza di istruttoria e motivazione sulle condizioni, anche socio economiche, del paese d’origine.

10. Col terzo motivo è dedotto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, omesso esame delle condizioni personali del richiedente per l’applicabilità della protezione umanitaria e delle fonti informative sulle condizioni socio economiche del Paese di provenienza, elementi necessari ai fini del giudizio comparativo atto a far emergere la sproporzione tra i due contesti di vita nel godimento dei diritti fondamentali.

11. Il ricorso va dichiarato inammissibile.

12. Occorre premettere che il requisito di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3 per il quale il ricorso per cassazione deve contenere, a pena di inammissibilità, l’esposizione sommaria dei fatti di causa può ritenersi sussistente solo quando nel contesto dell’atto si rinvengano gli elementi indispensabili per una precisa cognizione dell’origine e dell’oggetto della controversia, dello svolgimento del processo e della posizione che vi hanno assunto le parti, senza necessità di ricorrere ad altre fonti (v. Cass. n. 15672 del 2005).

13. Il requisito dell’esposizione sommaria dei fatti, prescritto a pena d’inammissibilità del ricorso per cassazione, è infatti funzionale alla completa e regolare instaurazione del contraddittorio ed è soddisfatto solo laddove il contenuto dell’atto consenta di avere una chiara e completa cognizione dei fatti che hanno originato la controversia e dell’oggetto dell’impugnazione, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti, sicché impone alla parte ricorrente, a meno che la sentenza impugnata non incorra nel vizio di motivazione apparente, di sopperire ad eventuali mancanze della stessa decisione nell’individuare il fatto sostanziale e soprattutto processuale (v. Cass. n. 16103 del 2016; n. 11653 del 2006).

14. Il ricorso in esame omette del tutto l’esposizione dei fatti di causa, nel caso di specie, dei fatti addotti dal ricorrente a fondamento della domanda di protezione internazionale e complementare; non vi è alcuna indicazione sul Paese di provenienza, sulle ragioni della fuga dallo stesso, sulle condizioni di radicamento in Italia.

15. Non solo, ma i motivi di ricorso sono formulati con altrettanta genericità e risultano privi del benché minimo riferimento alla concreta vicenda personale del richiedente la protezione, oltre che non rispettosi delle prescrizioni imposte dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4.

16. I motivi di ricorso ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 sono formulati senza il minimo riferimento alla fattispecie concreta che dovrebbe essere disciplinata dalle disposizioni, di cui si assume la errata interpretazione ed applicazione.

17. Si denuncia la violazione dei canoni legali (D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5) di valutazione di credibilità del racconto del richiedente senza che sia soddisfatto l’onere di specificità della censura, con indicazione del contenuto delle dichiarazioni, da riportare anche solo per estratto, e dei profili di credibilità del racconto non approfonditi nelle precedenti fasi di giudizio; anzi, a pag. 4, primo capoverso del ricorso per cassazione si fa riferimento alla condizione di “omosessualità dichiarata dal ricorrente”, di cui non vi è cenno nella sentenza impugnata.

18. Il ricorrente censura inoltre la violazione dell’obbligo di cooperazione istruttoria e critica il rigetto della domanda di protezione umanitaria senza che vi sia in atti la minima dimostrazione dell’adempimento del proprio onere di allegazione, anche riguardo all’esistenza o meno di legami familiari nel Paese di provenienza oppure ad elementi significativi dell’integrazione socio economica in Italia.

19 E’ costante l’affermazione di questa Corte secondo cui, in tema di protezione internazionale, il richiedente ha l’onere di allegare in modo circostanziato i fatti costitutivi del suo diritto circa l’individualizzazione del rischio rispetto alla situazione del paese di provenienza, atteso che l’attenuazione del principio dispositivo, in cui la cooperazione istruttoria consiste, si colloca non sul versante dell’allegazione ma esclusivamente su quello della prova. Ne consegue che solo quando il richiedente abbia adempiuto all’onere di allegazione sorge il potere-dovere del giudice di cooperazione istruttoria, che tuttavia è circoscritto alla verifica della situazione oggettiva del paese di origine e non alle individuali condizioni del soggetto richiedente (v. Cass. n. 17185 del 2020; n. 17069 del 2018).

20. Parimenti, il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, è dedotto senza che sia indicato alcun fatto, inteso in senso storico fenomenico e di rilievo decisivo ai fini dell’esito della controversia, il cui esame sarebbe stato omesso, secondo quanto statuito dalle S.U. di questa Corte con la sentenza n. 8053 del 2014.

21. I rilievi finora svolti conducono alla declaratoria di inammissibilità del ricorso.

22. Nulla va disposto sulle spese atteso che il Ministero non ha svolto attività difensiva.

23. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla in ordine alle spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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