Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32579 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 08/11/2021), n.32579

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4271-2020 proposto da:

S.Y., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato RICCARDO VALLINI VACCARI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI VERONA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. 11040/2019 del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato

il 19/12/2019 R.G.N. 3135/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2021 dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Venezia, con decreto n. 11040/2019, depositato il 19/12/2019, ha respinto l’impugnazione di S.Y., cittadino del (OMISSIS) – (OMISSIS) – avverso il provvedimento che aveva respinto la richiesta di riconoscimento, a seguito di diniego della competente Commissione territoriale, dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria ed umanitaria.

In particolare, i giudici di merito hanno ritenuto non credibile il racconto del richiedente (essere fuggito dopo essere stato fatto prigioniero da parte dei ribelli che avevano attaccato il suo villaggio in (OMISSIS)) per genericità e incoerenza delle dichiarate modalità di fuga; inoltre hanno evidenziato che la circostanza riferita risaliva al 2012 e da allora la situazione in (OMISSIS) era radicalmente mutata, essendo in atto dal 2015 una tregua tra i movimenti indipendentisti e lo Stato. Rigettava, pertanto, sia la richiesta di asilo che quella di protezione sussidiaria, sul rilievo che le fonti riferivano di una attuale mera situazione di instabilità politica in (OMISSIS), ben diversa dalla dedotta situazione di conflitto armato. Rigettava, altresì, la richiesta di protezione umanitaria in ragione della presenza dei figli del ricorrente in (OMISSIS).

Avverso la suddetta pronuncia il richiedente propone ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno (che dichiara di costituirsi al solo fine di partecipare all’udienza pubblica di discussione).

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce mancanza di motivazione e/o motivazione apparente in ordine alla valutazione della credibilità del ricorrente.

2. Con il secondo motivo deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, per avere il Tribunale valutato il racconto del ricorrente senza fare applicazione cumulativamente dei criteri di valutazione previsti dalla citata norma, omettendo ogni valutazione in merito alle immagini delle ferite sul corpo del richiedente, coerenti con i fatti narrati.

3. Con il terzo motivo deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 2, lett. E) e art. 7, comma 2, per avere il Tribunale escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato e/o della protezione sussidiaria in ragione della non attualità del pericoli, non potendosi escludere la fondatezza del timore per il solo fatto che nel frattempo il Paese di origine ha visto un miglioramento della propria situazione geopolitica e dovendosi anche valutare la condizione del soggetto che ha subito in passato persecuzioni di eccezionale gravità.

4. Con il quarto motivo deduce violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 per avere il Tribunale omesso l’esame dei requisiti di vulnerabilità del ricorrente in relazione alla c.d. protezione umanitaria, escludendone i presupposti per la sola presenza dei due figli in (OMISSIS).

5. Con il quinto motivo deduce motivazione apparente e omesso esame di un fatto decisivo con riferimento alla omessa valutazione della integrazione lavorativa del ricorrente.

6. Deve rilevarsi l’infondatezza del motivo sub 1, ravvisandosi nella motivazione del giudice di merito i requisiti motivazionali minimi necessari per esplicitare il convincimento del giudicante e consentire il controllo sull’esattezza e la logicità del ragionamento decisorio (13248 del 30/06/2020).

7.1 motivi sub 2 e 3 sono inammissibili, sia per difetto di autosufficienza, in mancanza di indicazione specifica e integrale trascrizione dei passi del racconto su cui si appunta la critica riguardo alla valutazione di credibilità, sia perché non investono la motivazione sul punto relativo alla sussistenza di un reale cambiamento migliorativo nella condizione socio politica del paese di provenienza del richiedente, cambiamento sostanzialmente dallo stesso ammesso e sulla base del quale sono stati esclusi tanto il riconoscimento dello status di rifugiato quanto, sotto il profilo della attualità, le condizioni atte a legittimare la protezione sussidiaria, e ciò in conformità al principio in forza del quale il pericolo di “danno grave” in caso di rimpatrio deve essere considerato in chiave oggettiva, con riferimento alla situazione attuale nel paese di origine (Cass. n. 2954 del 07/02/2020).

8. Devono essere accolti, invece, gli ulteriori motivi riguardo all’omesso riconoscimento della protezione umanitaria, avendo Il Tribunale omesso del tutto l’indagine riguardo alla situazione d’integrazione raggiunta nel Paese d’accoglienza, anche avuto riguardo alle attività formative e d’istruzione svolte dall’interessato (si veda Cass. n. 7396 del 16/03/2021: “Nel vagliare il diritto alla protezione internazionale per ragioni umanitarie il giudice, allo scopo di far luogo all’effettiva valutazione comparativa della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente, con riferimento al Paese d’origine, al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile costitutivo dello statuto della dignità personale, in correlazione con la situazione d’integrazione raggiunta nel Paese d’accoglienza, deve anche tener conto del lavoro e delle attività formative e d’istruzione svolte dall’interessato, non rilevando la circostanza che tali attività risultino favorite dal D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 22 o da altre norme nazionali, regionali o locali.”).

9. Sulla base delle svolte argomentazioni gli ultimi due motivi di ricorso devono essere accolti, con rinvio al giudice del merito affinché effettui la globale valutazione mancante circa la sussistenza delle condizioni per il riconoscimento della protezione umanitaria, in conformità al principio di diritto richiamato, provvedendo anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie gli ultimi due motivi di ricorso, unitariamente considerati, rigetta i primi tre motivi. Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, al Tribunale di Venezia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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