Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32577 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 28/04/2021, dep. 08/11/2021), n.32577

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3385-2020 proposto da:

H.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PIETRO

MASCAGNI 186, presso lo studio dell’avvocato IACOPO MARIA PITORRI,

che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ROMA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. 27187/2019 del TRIBUNALE di ROMA, depositato il

12/12/2019 R.G.N. 53553/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/04/2021 dal Consigliere Dott. MARGHERITA MARIA LEONE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Il Tribunale di Roma con decreto pubblicata il 12.12.2019, respingeva il ricorso proposto da H.L., cittadino del (OMISSIS), avverso il provvedimento con il quale la Commissione territoriale di Roma aveva rigettato la domanda di riconoscimento di status di rifugiato, protezione sussidiaria o umanitaria proposta dall’interessato, fuggito dal (OMISSIS) per aver contratto un debito per cure mediche e di sostentamento della famiglia che, impossibilitato ad assolvere, gli produrrebbe la medesima situazione di difficoltà in caso di rientro nel suo paese.

Il Tribunale aveva ritenuto che:

2. Nonostante la genericità del racconto, privo di riferimenti specifici, era stata disposta l’audizione del ricorrente che, anche in quella sede, non era stato in grado di circostanziare meglio la denunciata situazione determinativa della fuga e neppure la condizione di vulnerabilità con riguardo alla sua integrazione in Italia ed alla necessità di inviare denaro alla famiglia.

2.1 Peraltro, con riguardo a tale ultimo punto, erano emerse contraddizioni rispetto a quanto già dichiarato in sede di commissione (dichiarava di mandare soldi alla famiglia ma anche che ad essa provvedeva sua moglie).

2.2 In ottemperanza al dovere di cooperazione istruttoria era stata disposta nuova comparizione del richiedente al fine di acquisire documentazione attestante l’attuale stabile integrazione lavorativa in Italia, ma il ricorrente non si era presentato.

Il Tribunale rigettava la domanda e revocava la ammissione al patrocinio in favore dello Stato.

3. Il ricorrente proponeva ricorso avverso detta decisione.

4. Il Ministero dell’Interno non si costituiva e depositava memoria al solo fine di eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Successivamente alla adunanza era comunicata alla cancelleria la rinuncia al ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Preliminarmente deve rilevarsi la tardività della rinuncia perché intervenuta successivamente (il 18 giugno 2021) alla adunanza del 28 aprile 2021 in cui la causa era decisa.

5. il ricorso è articolato in quattro motivi;

5.1. Con il primo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, l’omesso esame di un fatto decisivo quale la situazione di pericolosità e violenza generalizzata in (OMISSIS). Omessa consultazione di fonti informative. Errata applicazione dell’onere della prova.

Il ricorrente lamenta la omessa valutazione, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, delle condizioni generali del paese di provenienza ed il travisamento del dettato normativo in materia per il mancato esame delle fonti attestative della situazione del suo paese di origine.

5.2 Con il secondo motivo è denunciato l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, rappresentato dalle fonti attualizzate.

5.3 La terza censura denuncia il travisamento dei fatti ed il difetto di motivazione.

5.5 In ultimo è denunciata la mancata applicazione della protezione umanitaria e la esistenza di una condizione di vulnerabilità. In particolare si lamenta la mancata valutazione del primo giudice circa la possibilità di rilasciare il permesso di soggiorno in ragione della esistenza dei gravi motivi di carattere umanitario.

6. Le censure proposte hanno come presupposto comune la necessaria allegazione, precisa e chiara, della storia del richiedente, ovvero di quelle deduzioni relative alle vicende personali, al contesto ed alle condizioni esterne, determinative delle ragioni della richiesta di protezione invocata.

6.1. Va ricordato al riguardo il consolidato e condiviso indirizzo di questa Corte secondo cui il dovere di cooperazione istruttoria si concretizza solo in presenza di allegazioni del richiedente precise, complete, circostanziate e credibili, e non invece generiche, non personalizzate, stereotipate, approssimative e, a maggior ragione, non credibili, competendo all’interessato di innescare l’esercizio del dovere di cooperazione istruttoria (vedi, per tutte: Cass. 12 giugno 2019, n. 15794);

6.2. Peraltro, i fatti narrati devono essere tali da riguardare una vicenda che non sia estranea al sistema della protezione internazionale.

6.3. Per costante giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 14670/2020) le liti tra privati per ragioni proprietarie o le liti familiari non possono essere addotte come causa di persecuzione o danno grave, nell’accezione offerta dal D.Lgs. n. 251 del 2007, trattandosi di “vicende private” estranee al sistema della protezione internazionale, non rientrando né nelle forme dello “status” di rifugiato, (art. 2, lett. e), né nei casi di protezione sussidiaria, (art. 2, lett. g), atteso che i c.d. soggetti non statuali possono considerarsi responsabili della persecuzione o del danno grave soltanto ove lo Stato, i partiti o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio, comprese le organizzazioni internazionali, non possano o non vogliano fornire protezione contro persecuzioni o danni gravi, comunque con riferimento ad atti persecutori o danno grave non imputabili ai medesimi soggetti non statuali ma da ricondurre allo Stato o alle organizzazioni collettive di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 5, lett. b) (tra le altre: Cass. 15 febbraio 2018, n. 3758);

6.4. in presenza di vicende del suddetto tipo non sorge il potere-dovere del giudice di accertare anche d’ufficio se, ed in quali limiti, nel Paese straniero di origine dell’istante si registrino fenomeni di violenza indiscriminata, in situazioni di conflitto armato interno o internazionale, che espongano i civili a minaccia grave e individuale alla vita o alla persona, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2017, art. 14, lett. c), laddove non risulti che l’interessato abbia allegato quantomeno l’esistenza di un conflitto armato o di violenza indiscriminata così come descritti dalla norma (Cass. 31 gennaio 2019, n. 3016; Cass. 19 aprile 2019, n. 11096; Cass. 30 ottobre 2019, n. 27944).

6.5. Nella specie il Tribunale ha rilevato che il ricorrente si è limitato ad allegare una presunta situazione privata e familiare, del tutto estranea alla protezione internazionale richiesta, come affermato anche dalla giurisprudenza richiamata- In tale situazione, carente, come detto del presupposto del “racconto” circostanziato (da rilevare anche la mancata presenza del ricorrente alla fissata udienza) non viene sufficientemente attivato il dovere di cooperazione istruttoria, risultando dunque irrilevante il mancato richiamo alle c.d. “COI”.

Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Nulla per le spese.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, quanto al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato ivi previsto, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese del presente giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza, il 28 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA