Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32575 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 28/04/2021, dep. 08/11/2021), n.32575

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3369-2020 proposto da:

E.U., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CHISIMAIO 29,

presso lo studio dell’avvocato MARILENA CARDONE, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Roma – Sezione di

Latina, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. cronologico 25912/2019 del TRIBUNALE di ROMA,

depositato il 06/12/2019 R.G.N. 73839/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/04/2021 dal Consigliere Dott. MARGHERITA MARIA LEONE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Il Tribunale di Roma con decreto pubblicato il 6.12.2019, respingeva il ricorso proposto da E.U., cittadino della (OMISSIS) (sud), avverso il provvedimento con il quale la competente Commissione territoriale (Roma) aveva rigettato la domanda di status di rifugiato, protezione sussidiaria o permesso di soggiorno per motivi umanitari proposta dall’interessato;

2. il Tribunale, per quel che qui interessa, precisava che:

Il racconto del ricorrente non è avvalorato da riscontri sulle circostanze narrate (negative conseguenze per chi non segue i rituali religiosi; timore di persecuzione da parte del gruppo religioso cui appartiene anche il padre).

Il ricorrente è comparso all’udienza confermando quanto detto in sede di commissione.

Non emergono per il sud (OMISSIS), dalle fonti internazionali, particolari criticità su reclutamento forzato da parte di sette religiose (pur presenti) con conseguenze dannose per chi rifiuta.

Il tribunale valutava infondata anche la domanda di riconoscimento della protezione umanitaria (D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6), perché non presente una situazione di concreta vulnerabilità da proteggere.

3. E.U. proponeva ricorso avverso detta decisione.

4. Il Ministero dell’Interno si costituiva al solo fine di presenziare, eventualmente all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

5. il ricorso è articolato in tre motivi;

5.1. con il primo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 4.

5.2. con il secondo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8.

5.3. con il terzo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5.

6. in via preliminare, deve essere dichiarata la giuridica inesistenza della procura speciale rilasciata al difensore (nella specie apposta su foglio separato e materialmente congiunto all’atto), in quanto priva di uno specifico riferimento al provvedimento impugnato data la generica indicazione “ricorso per Cassazione nei confronti di Min. Interno – Comm. Terr. Roma”, senza altro elemento identificativo;

2. alla suddetta conclusione si perviene d’ufficio in quanto l’art. 83 c.p.c. configura come un obbligo del giudice quello della verifica dell’effettiva estensione della procura rilasciata – principalmente a garanzia della stessa parte che l’ha rilasciata, affinché la medesima non risulti esposta al rischio del coinvolgimento in una controversia diversa da quella voluta, per effetto dell’autonoma iniziativa del proprio difensore – per l’assorbente rilievo secondo cui la suindicata formulazione della procura fa sì che essa non risulti riferibile al ricorso, cui pur materialmente accede e quindi alla controversia in relazione alla quale il mandato è stato conferito dal ricorrente, non essendo tale vizio sanabile per effetto della sottoscrizione del ricorrente stesso apposto in calce alla procura speciale (vedi, per tutte: Cass. 7 giugno 2003, n. 9173);

3. la mancata riferibilità della procura alla causa in esame ne determina l’inesistenza con conseguente inammissibilità del ricorso, senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto difese;

4. si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto il cui versamento va posto a carico del difensore dandosi seguito ad un consolidato orientamento di questa Corte in materia di procura inesistente (vedi, per tutte: Cass. SU 10 maggio 2006, n. 10706 e successive conformi).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese del presente giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del difensore del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 28 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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