Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32574 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 13/04/2021, dep. 08/11/2021), n.32574

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 33327-2018 proposto da:

P.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI GRACCHI

39, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA GIUFFRE’, rappresentata

e difesa dagli avvocati SILVIA DODI, MASSIMO RUTIGLIANO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA – CONVITTO

NAZIONALE MARIA LUIGIA DI PARMA, in persona del Ministro pro

tempore, rappresentato e difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI

PORTOGHESI 12;

– controricorrente –

nonché contro

UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 170/2018 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 11/05/2018 R.G.N. 1235/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/04/2021 dal Consigliere Dott. PAOLO NEGRI DELLA TORRE;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. VISONA’

STEFANO, visto il D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8 bis,

convertito con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176, ha

depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. P.C. ha chiesto al giudice del lavoro del Tribunale di Parma di accertare la illegittimità della sua esclusione dalla procedura concorsuale per l’accesso al profilo di collaboratore amministrativo – comparto scuola, esclusione disposta dall’Ufficio scolastico provinciale, unitamente alla decadenza dalla graduatoria provinciale e di istituto, con decreto in data 17/2/2015, nonché la illegittimità della risoluzione del contratto di lavoro, disposta con decreto del 27/2/2015: provvedimenti conseguenti al fatto che la ricorrente aveva dichiarato con la domanda di partecipazione al concorso, contrariamente al vero, di non avere riportato condanne penali, a fronte di espresso articolo del bando (8.8) che aveva previsto l’esclusione dalla procedura e la decadenza dalla relativa graduatoria in caso di “dichiarazioni mendaci” e “produzione di documentazioni false”, facendo altresì riferimento al D.P.R. n. 28 dicembre 2000, n. 445, artt. 75 e 76.

2. La sentenza di rigetto del giudice di primo grado è stata confermata dalla Corte di appello di Bologna, con la sentenza n. 170/2018, depositata 111 maggio 2018.

3. La Corte ha ritenuto legittimi i provvedimenti dell’Amministrazione scolastica, poiché la ricorrente aveva riportato un decreto penale di condanna e non lo aveva dichiarato; né poteva condurre a diversa conclusione l’intervenuta estinzione della condanna o lo stato soggettivo di buona fede della dichiarante, unicamente rilevando, ai sensi del D.P.R. n. 445 del 2000, art. 75 il dato oggettivo della veridicità o non veridicità della dichiarazione, esclusa qualunque discrezionalità in capo alla P.A. circa l’applicazione della norma.

3. Non valeva, inoltre, ad avviso della Corte, discutere di una differenza tra dichiarazione non veritiera e dichiarazione mendace (nel senso che quest’ultima richiederebbe il dolo), non rilevando, ai fini dell’applicazione dell’art. 75 cit., alcun profilo di elemento soggettivo e, d’altra parte, il riferimento contenuto nel bando alle “dichiarazioni mendaci” dovendo intendersi come riguardante ogni dichiarazione in senso lato non veritiera.

4. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la P. con tre motivi, cui ha resistito l’Amministrazione con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la P. censura la sentenza impugnata per erronea applicazione del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, art. 75: la Corte di appello di Bologna non aveva, infatti, considerato che tale norma pone la sanzione della decadenza solo per i benefici ottenuti a seguito della dichiarazione non veritiera, mentre nel caso di specie l’avere (sia pure erroneamente) dichiarato di non avere riportato condanne penali non aveva fatto conseguire alla ricorrente alcun beneficio, l’esistenza di un decreto penale di condanna per lesioni colpose (a seguito di un incidente stradale avvenuto nel (OMISSIS)) risultando irrilevante sia ai fini della partecipazione al concorso, sia della successiva assunzione, e non comportando neppure una penalizzazione in graduatoria.

2. Con il secondo la ricorrente censura la sentenza per non avere valutato che la richiesta di dichiarazioni in una procedura concorsuale deve essere proporzionale e ragionevole rispetto all’oggetto del bando e che era, pertanto, illegittima una previsione che – come nel caso in esame – richiedesse dichiarazioni non relative a requisiti o titoli necessari per la partecipazione alla procedura o per il riconoscimento di punteggi; ed inoltre per non avere valutato, nell’esaminare il bando e, in particolare, l’art. 8.8, che esso disponeva l’esclusione del candidato dalla procedura concorsuale in caso di “dichiarazioni mendaci” ovvero in caso di “produzione di documentazioni false”, con ciò richiedendosi il dolo della condotta e, pertanto, un elemento aggiuntivo rispetto alla mera dichiarazione errata.

3. Con il terzo la ricorrente si duole che la Corte di appello avesse ritenuto irrilevante il fatto che il decreto penale di condanna fosse stato emesso e fosse divenuto irrevocabile diciassette anni prima e che, pertanto, il relativo reato e gli effetti penali al medesimo connessi si fossero estinti.

4. Il ricorso è fondato, e deve essere accolto, per le considerazioni che seguono.

5. il D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, art. 75 (Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa) stabilisce che, in caso di “non veridicità del contenuto della dichiarazione”, emersa in sede di controllo da parte dell’Amministrazione procedente, e ferma restando la rilevanza penale del fatto, con le relative conseguenze, “il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera”.

6. Risulta chiaro, già ad una prima lettura della norma, che essa collega direttamente la sanzione della decadenza dai benefici al provvedimento amministrativo, che di essi costituisce il titolo e la causa, e il provvedimento alla (non veritiera) dichiarazione resa, in quanto “emanato sulla base” della stessa.

7. E’ stato di conseguenza e ripetutamente precisato che la norma in questione si applica, nel settore del pubblico impiego privatizzato, allorquando l’infedeltà del contenuto della dichiarazione sostitutiva comporti l’assenza di un requisito che avrebbe in ogni caso impedito l’instaurazione di un rapporto di lavoro con la P.A.; ciò che assume rilievo e’, in altri termini, l’oggettiva assenza del requisito, che determina la decadenza di diritto, quale effetto di un vizio genetico del contratto (nullità): con la conseguenza che è la falsità di dati decisivi per l’assunzione a comportare la decadenza, senza possibilità di qualsivoglia diversa valutazione.

8. Nelle altre ipotesi, invece, le produzioni o dichiarazioni false commesse ai fini o in occasione della instaurazione del rapporto di lavoro possono comportare, una volta instaurato il rapporto, il licenziamento disciplinare ai sensi D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55-quater, lett. d), nel rispetto del relativo procedimento e sempre che, valutate tutte le circostanze del caso concreto, la misura risulti proporzionata (Cass. n. 18699/2019; conformi: n. 22673/2020; n. 10854/2020).

9. Le residue censure restano assorbite.

10. Pertanto, l’impugnata sentenza n. 170/2018 della Corte di appello di Bologna deve essere cassata e la causa rinviata, anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio, alla medesima Corte in diversa composizione, la quale, nel procedere a nuovo esame della fattispecie, si atterrà al principio di diritto sopra richiamato.

PQM

La Corte accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Bologna in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 13 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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