Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32571 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 23/09/2021, dep. 08/11/2021), n.32571

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso 17139/2016 proposto da:

P.S., elettivamente domiciliato in Roma via Antonio

Gramsci 24 presso lo studio dell’avvocato Stefano Nespor, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 550/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 03/02/2016 R.G.N. 1376/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/09/2021 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS.

 

Fatto

RILEVATO

– che, con sentenza del 3 febbraio 2016, la Corte d’Appello di Roma, quale giudice di rinvio, in riforma della decisione resa dal Tribunale di Latina, rigettava la domanda proposta da P.S. nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nonché dell’Ufficio scolastico regionale per il Lazio – Centro servizi amministrativi di Latina – Istituto di Istruzione Superiore “W.O.Darby”, avente ad oggetto il riconoscimento del diritto dell’istante, dipendente di ente locale transitato nei ruoli dell’Amministrazione statale scolastica e segnatamente nei profili professionali del personale Ausiliario Tecnico e Amministrativo (A.T.A.), al mantenimento, ai fini giuridici ed economici, dell’anzianità maturata precedentemente presso l’ente locale di provenienza e la condanna del MIUR al pagamento delle differenze retributive maturate a far data dall’1.1.2000;

che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto, alla stregua della giurisprudenza della Corte di Giustizia, non in contrasto con il principio desumibile dal diritto comunitario della spettanza in favore dei dipendenti trasferiti cui risulta applicato in via immediata il contratto collettivo vigente presso il cessionario di un trattamento retributivo pari a quello di un dipendente con uguale anzianità, la previsione di cui alla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 218, che esclude, in caso di trasferimento, il diritto al riconoscimento integrale dell’anzianità pregressa ed insussistente l’allegata circostanza del peggioramento sostanziale del trattamento retributivo per essere risultato in atti che l’interessato a seguito del passaggio all’amministrazione statale aveva conseguito un trattamento economico superiore;

che per la cassazione di tale decisione ricorre il P., affidando l’impugnazione a tre motivi, cui resiste, con controricorso, il Ministero.

Diritto

CONSIDERATO

– che, con il primo motivo, il ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione dell’art. 384 c.p.c., imputa alla Corte territoriale di essersi discostata dal principio di diritto sancito in sede rescindente da questa Corte, ribadendo l’interpretazione della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 218, in quella sede qualificata erronea sulla scorta della pronunzia resa dalla Corte di Giustizia il 6.9.2011;

che, con il secondo motivo, denunciando ancora la violazione e falsa applicazione dell’art. 384 c.p.c. in una con il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, il ricorrente lamenta a carico della Corte territoriale il travisamento della domanda, ritenuta non implicante l’allegazione di un peggioramento retributivo, da ritenersi viceversa insito nel mancato riconoscimento all’atto del trasferimento dell’anzianità maturata presso il cedente;

– che con il terzo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 10 Cost., comma 1 e art. 117 Cost., comma 1,. In relazione all’art. 6 CEDU lamentando il porsi dell’impugnata sentenza in contrasto con il principio del giusto processo ove non si legga l’originaria domanda in relazione al pronunciamento della Corte di Giustizia ravvisandosi nella denuncia del mancato riconoscimento dell’anzianità pregressa l’allegazione del sostanziale peggioramento del trattamento economico individuate quale presupposto per l’applicazione del principio di cui alla direttiva 77/187;

che tutti gli esposti motivi, i quali, in quanto strettamente connessi, possono essere qui trattati congiuntamente, risultano inammissibili, dovendosi ritenere, alla luce della ratio della sentenza rescindente e della pronunzia della Corte di Giustizia, per la quale il peggioramento retributivo vietato dalla Direttiva 77/187 CEE può sussistere solo qualora emerga che la retribuzione goduta presso l’ente di provenienza sia superiore a quella liquidata dal cessionario, che la Corte territoriale in veste di giudice di rinvio ha puntualmente osservato i limiti del giudizio di rinvio posti dalla sentenza rescindente di questa Corte e dati dall’aver subordinato l’accoglimento dell’originaria domanda all’esito dell’accertamento di fatto della ricorrenza di un “peggioramento retributivo sostanziale”, accertamento operato dalla Corte territoriale in termini negativi ed insindacabile in questa sede sotto il profilo del vizio motivazionale non più censurabile ai sensi del riformulato art. 360 c.p.c., n. 5 (in tal senso già Cass. n. 14691/2021); che, pertanto, il ricorso va dichiarato inammissibile;

che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 23 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA