Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3257 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. I, 02/02/2022, (ud. 19/11/2021, dep. 02/02/2022), n.3257

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12762/2018 proposto da:

R.B., R.D., R.E.,

R.G., Immobiliare Tre s.n.c. di R.E. & C., in persona

dell’amministratore pro tempore, domiciliati in Roma, Piazza Cavour,

presso la Cancelleria Civile della Corte di Cassazione,

rappresentati e difesi dall’avvocato Marino Paolo, giusta procura in

calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

Bank J. Safra Sarasin Ltd, in persona dei legali rappresentanti pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via A. Depretis n. 86,

presso lo studio dell’avvocato Cavasola Pietro, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato Giangiacomo Vincenzo, giusta procura

in calce al ricorso, autenticata dal Notaio

J.B.B. di Basilea (Svizzera), con apostille del 9.5.2018;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2236/2017 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

pubblicata il 18/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/11/2021 dal cons. DI MARZIO MAURO.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. – R.B., R.E., R.G., R.D. e Immobiliare Tre Snc di R.E. & C. ricorrono per un mezzo, nei confronti di Bank J. Sarasin Ltd, contro la sentenza del 18 ottobre 2017 con cui la Corte d’appello di Torino ha respinto l’opposizione avverso il decreto, reso ai sensi dell’art. 839 c.p.c., che aveva dichiarato efficaci in Italia due lodi stranieri, l’uno non definitivo e l’altro definitivo, dell’8 maggio 2014 e 23 marzo 2015, a mezzo dei quali il Tribunale per l’arbitrato e la mediazione delle Camere svizzere, per quanto qui rileva, aveva condannato i ricorrenti, nella loro qualità di garanti di Imprenord Sa, al pagamento, in favore della banca, della somma di Euro 11.257.390,45, oltre accessori, il tutto nei limiti della garanzia prestata alla banca medesima pari a dodici milioni di Euro.

2. – Bank J. Sarasin Ltd resiste con controricorso. Le parti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

3. – L’unico mezzo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 840 c.p.c., comma 5, n. 2, e dell’art. 100 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Si sostiene, ribadendo in ciò la tesi già svolta dinanzi alla Corte territoriale, che la sentenza impugnata avrebbe respinto l’opposizione quantunque i lodi contenessero disposizioni contrarie all’ordine pubblico: contrarie all’ordine pubblico perché confliggenti con il principio sancito dall’art. 100 del codice di rito, dal momento che i lodi avevano condannato essi ricorrenti al pagamento della somma prima indicata, sebbene Bank J. Sarasin Ltd avesse visto già integralmente soddisfatto il proprio credito, in quanto la banca “in virtù dell’escussione delle garanzie collegate all’erogazione del finanziamento, acquisiva il controllo delle F.IMM SA (99,98% delle azioni) e, a cascata, delle sue partecipate, il cui valore, a pochi mesi dall’erogazione del credito, era stimato in Euro 22.500.000,00”.

4. – Il ricorso è inammissibile in ragione della manifesta inammissibilità, ai sensi dell’art. 360 bis, n. 1, del motivo spiegato.

Il procedimento volto al riconoscimento del lodo straniero è regolato dagli artt. 839 e 840 c.p.c., introdotti dalla L. 5 gennaio 1994, n. 25, i quali traggono ispirazione dall’impianto della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, ratificata con L. 21 giugno 1971, n. 804, sull’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale negli Stati della Comunità economica Europea: si tratta di una procedura che prevede una prima fase di tipo monitorio, destinata a svolgersi inaudita altera parte ed a concludersi con decreto del presidente della Corte d’appello di accoglimento o di rigetto dell’istanza di riconoscimento, ed una seconda fase di opposizione, che ha natura di giudizio di cognizione in unico grado a contraddittorio pieno, la quale si instaura dinanzi alla stessa Corte d’appello e si conclude con sentenza.

Nella prima fase, il presidente è chiamato a verificare “la regolarità formale del lodo”, il cui riconoscimento è impedito in due soli casi, e cioè se egli rilevi (d’ufficio, ovviamente) che la controversia non poteva formare oggetto di compromesso o che il lodo contenga “disposizioni contrarie all’ordine pubblico”.

Nella seconda fase, incombe sulla parte che si oppone al riconoscimento dedurre e provare la sussistenza delle condizioni ostative previste dall’art. 840 c.p.c., comma 3, sostanzialmente riproduttivo dell’art. 5, par. 1, della Convenzione di New York il 10 giugno 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali straniere, Convenzione d’altronde applicabile, ed anzi destinata a prevalere sul diritto interno, come evidenziato dall’art. 840 c.p.c., u.c., secondo cui: “Sono in ogni caso salve le norme stabilite in convenzioni internazionali”.

L’art. 840 c.p.c., comma 5, stabilisce inoltre che il riconoscimento o l’esecuzione del lodo straniero è altresì rifiutato allorché la Corte d’appello accerti, tra l’altro, che il lodo “contenga disposizioni contrarie all’ordine pubblico”.

Sostanzialmente indiscusso, tanto in dottrina quanto soprattutto in giurisprudenza, non soltanto nazionale, è che lo scrutinio in ordine all’esistenza di “disposizioni contrarie all’ordine pubblico” ha da essere eseguito esclusivamente sulla base del dispositivo (Cass. 17 marzo 1982, n. 1727; Cass. 3 aprile 1987, n. 3221; Cass. 8 aprile 2004, n. 6947; Cass. 21 ottobre 2021, n. 29429, allo stato non massimata), il che non vuol dire, peraltro, che il contenuto precettivo del dispositivo – altrimenti per lo più potenzialmente neutro – non possa essere riempito di significato, inteso nella sua concreta portata, attraverso il raffronto con la parte espositiva e con quella motiva del medesimo. Nel senso che la verifica della violazione dell’ordine pubblico va fatta sulla base del dispositivo depone la stessa previsione normativa, laddove indica come termine di paragone per la verifica le “disposizioni” recate dal lodo. Il tutto nel quadro della ratio sottesa alla disciplina convenzionale recepita dagli artt. 839 e 840 c.p.c., posta a favorire la circolazione dei lodi stranieri e ad impedire che il giudizio di riconoscimento possa assumere i connotati di un controllo di merito sul contenuto del lodo. Val quanto dire che compete al giudice una verifica soltanto estrinseca, e perciò limitata al dispositivo, i.e., come si diceva, al contenuto precettivo della statuizione, sia pure ricostruita alla luce dell’espositiva e della motivazione del lodo, della contrarietà all’ordine pubblico, verifica che non può così è tradursi in un controllo della motivazione del provvedimento, nel qual caso si darebbe corso a quel riesame del merito che la Convenzione, e quindi gli artt. 839 e 840 c.p.c., hanno inteso escludere.

In tale quadro, è tra l’altro intuitivamente precluso a colui che si opponga al riconoscimento di far valere difese non invocate nell’ambito della procedura di arbitrato, nel che sarebbe necessariamente insito il riesame della decisione arbitrale.

Questi essendo i termini essenziali della questione, l’inammissibilità è nella specie come si diceva manifesta: a fronte del dispositivo del lodo, che reca condanna al pagamento di una somma di denaro, i ricorrenti, nel denunciare la violazione dell’art. 100 c.p.c., laddove stabilisce che per proporre una domanda è necessario avervi interesse, hanno in realtà inteso sostenere che la banca attrice nel giudizio arbitrale non avesse diritto a pretendere alcunché da loro, per essere stata già pagata, attraverso l’escussione delle garanzie di cui disponeva, ed in particolare, in virtù dell’acquisito “controllo delle F.IMM SA (99,98% delle azioni) e, a cascata, delle sue partecipate, il cui valore, a pochi mesi dall’erogazione del credito, era stimato in Euro 22.500.000,00”.

E’ dunque palese che il motivo, al di là della rubrica e della formulazione, denuncia un ipotetico error in iudicando commesso del collegio arbitrale, non idoneo, neppure in astratto, a configurare una lesione dell’ordine pubblico, e cioè una violazione manifesta e grave di un principio assolutamente fondamentale per l’ordinamento, error in iudicando che non può come tale essere fatto valere in sede di riconoscimento del lodo straniero. Ciò è tanto più vero, in forza di quanto poc’anzi osservato, ove si consideri che, dalla narrativa contenuta nel ricorso per cassazione, emerge che la banca ha richiesto la trascrizione delle azioni di F.IMM SA già il 16 dicembre 2009 (e dunque in tale momento si sarebbe soddisfatta), mentre i due lodi, non definitivo e definitivo, sono stati pronunciati l’8 maggio 2014 e il 23 marzo 2015, senza che neppure risulti se la circostanza dedotta a fondamento dell’opposizione spiegata ai sensi dell’art. 840 c.p.c., fosse stata sottoposta al giudizio arbitrale. Ma è evidente che, sia che la circostanza fosse, sia che non fosse apprezzabile dal collegio arbitrale, la rivalutazione di essa comporterebbe un’inammissibile rivalutazione del merito del lodo arbitrale, in contrasto con la consolidata giurisprudenza di questa Corte.

5. – Le spese seguono la soccombenza. Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese sostenute per questo giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 10.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15% ed agli accessori di legge, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 19 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

 

 

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