Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32564 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 15/07/2021, dep. 08/11/2021), n.32564

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5112-2015 proposto da:

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso il cui Ufficio domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– ricorrente –

contro

S.G.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 717/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 11/08/2014 R.G.N. 1043/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/07/2021 dal Consigliere Dott. IRENE TRICOMI.

 

Fatto

RITENUTO

1. La Corte d’Appello di Torino, con la sentenza n. 717 del 2014, ha rigettato l’appello proposto dal MIUR e dall’Istituto di istruzione superiore “Francesco Torre” (oggi “Rita Levi Montalcini”) nei confronti di S.G.M., avverso la sentenza emessa tra le parti dal Tribunale di Acqui Terme.

2. La lavoratrice, dipendente a tempo indeterminato del MIUR in qualità di docente di scuola media superiore presso l’Istituto di istruzione superiore “Francesco Torre”, in data 11 febbraio 2010 era diventata madre di due gemelle e aveva fruito del congedo parentale D.Lgs. n. 151 del 2001, ex art. 32, lett. a), beneficiando della retribuzione per intero per i primi trenta giorni e della retribuzione al 30% per i successivi 5 mesi.

La lavoratrice aveva presentato, in data 6 settembre 2011, domanda per ottenere un secondo congedo parentale di sei mesi per la seconda gemella e l’Istituto scolastico aveva accolto la domanda con riferimento al diritto alla fruizione del secondo periodo di congedo, che aveva poi effettivamente fruito, ma aveva negato il suo diritto a percepire ogni retribuzione.

3. Il Tribunale ha riconosciuto alla lavoratrice il diritto a percepire l’indennità prevista dal D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 32 con riferimento al secondo periodo di congedo parentale fruito in relazione alla seconda gemella.

4. La Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado atteso che il D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 32 dispone che il genitore ha diritto a fruire del congedo parentale per ogni bambino, così confermando che in caso di parto gemellare vi è la duplicazione del congedo.

Il medesimo D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 34 a sua volta, nel riconoscere l’indennità, fa riferimento ai periodi di congedo parentale di cui all’art. 32, che elenca i periodi di congedo parentale per ogni bambino.

La Corte d’Appello ha quindi affermato che in caso di parto gemellare si deve ritenere che il legislatore ha inteso assicurare non solo la duplicazione del periodo di congedo, ma anche garantire i benefici di carattere retributivo che rendono possibile l’espletamento dell’attività genitoriale tutelata.

5. Per la cassazione della sentenza di appello ricorre il MIUR prospettando un motivo di ricorso.

6. La lavoratrice è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

1. Con l’unico motivo di ricorso il MIUR prospetta la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 151 del 2001, artt. 32 e 34, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Assume il ricorrente che la lavoratrice aveva goduto del duplice periodo di congedo parentale e dunque la mancata percezione dell’indennità non aveva impedito la fruizione del secondo periodo.

Contesta, quindi, l’interpretazione delle suddette disposizioni che la Corte d’Appello ha effettuato, in quanto si baserebbe sul mero richiamo compiuto dal legislatore nel D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 34 all’art. 32 medesimo D.Lgs..

Poiché non è espressamente previsto il parto gemellare, anche in tale caso dovrebbe trovare applicazione la disciplina prevista per i parti singoli.

Diversamente si autorizzerebbe una spesa aggiuntiva per le finanze pubbliche non impegnata a norma di legge, e quindi non approvabile dalla Ragioneria dello Stato.

Ne’ sussisterebbe disparità di trattamento rispetto all’ipotesi in cui vi sia la nascita di un secondo figli a distanza di tempo, attesa la non assimilabilità delle situazioni.

Il Ministero, a sostegno delle proprie argomentazioni, richiama la sentenza della CGUE, Causa C-149/10, 16 settembre 2010, Zoi Chatzi.

2. Il motivo non è fondato.

Il D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 32, comma 1, applicabile ratione temporis, prevede che “Per ogni bambino, nei primi suoi otto anni di vita, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro secondo le modalità stabilite dal presente articolo. I relativi congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere il limite di dieci mesi, fatto salvo il disposto del comma 2 presente articolo”.

Il D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 34 applicabile ratione temporis, a sua volta, stabilisce: “Per i periodi di congedo parentale di cui all’art. 32 alle lavoratrici e ai lavoratori è dovuta fino al terzo anno di vita del bambino, un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi. L’indennità è calcolata secondo quanto previsto all’art. 23, ad esclusione del comma 2 dello stesso”.

Come già affermato da questa Corte (Cass., n. 14676 del 2019), l’ipotesi del parto plurimo è oggetto di specifica previsione nel D.Lgs. n. 151 del 2001. L’art. 41 prevede: “In caso di parto plurimo, i periodi di riposo sono raddoppiati e le ore aggiuntive rispetto a quelle previste dall’art. 39, comma 1, possono essere utilizzate anche dal padre”; ancora, significativamente, l’art. 32 (Congedo parentale) riconosce che “Per ogni bambino, nei primi suoi dodici anni di vita, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro secondo le modalità stabilite dal presente articolo”; pure si fa riferimento a ciascun minore con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi della L. 5 febbraio 1992, n. 104, art. 4, comma 1, nel suddetto D.Lgs. n. 151 del 2011, art. 33 a proposito del prolungamento del congedo; ugualmente il permesso per malattia è previsto per ciascun genitore, alternativamente, e per ciascun bambino (D.Lgs. n. 151, art. 47 cit.). Tali previsioni, per espressa volontà di legge (si. v. art. 36 D.Lgs. cit.; art. 46 D.Lgs. cit.; art. 50 D.Lgs. cit.) sono estese anche all’ipotesi di adozione sia nazionale che internazionale.

Dal complessivo sistema normativo sopra ricordato nelle linee essenziali, si evince, quindi, come affermato nella citata sentenza di questa Corte n. 14676 del 2019, che il legislatore ha ritenuto rilevante il numero dei figli nati dall’unico parto o adottati nello stesso momento, allorché ha apprestato le tutele parentali, mentre quanto al congedo di maternità o paternità (tradizionalmente inteso come congedo obbligatorio) la tutela complessiva, sia essa apprestata in termini di sospensione obbligatoria dell’attività (per i lavoratori dipendenti ed assimilati) che in termini economici (per tutti), non si presta ad essere moltiplicata in relazione al numero dei figli generati.

Va, altresì, rilevato che, come già affermato da questa Corte il D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 32, comma 1, lett. b), nel prevedere che il lavoratore possa astenersi dal lavoro nei primi anni di vita del figlio, percependo dall’ente previdenziale un’indennità commisurata ad una parte della retribuzione, configura un diritto potestativo che il lavoratore può esercitare nei confronti del datore di lavoro, nonché dell’ente tenuto all’erogazione dell’indennità, onde garantire con la propria presenza il soddisfacimento dei bisogni affettivi del bambino e della sua esigenza di un pieno inserimento nella famiglia (cfr., Cass. n. 16207 del 2008, n. 509 del 2018, 15633 del 2020).

Il legislatore ha inteso garantire la presenza dei genitori accanto ai figli e tale garanzia non può dirsi concretamente realizzata se non attraverso il riconoscimento del relativo trattamento economico.

Quindi, in caso di parto gemellare, in ragione di quanto stabilito dal D.Lgs. n. 151 del 2001, artt. 32 e 34 nell’ambito del quadro normativo sopra richiamato, il legislatore ha previsto il diritto del genitore alla fruizione sia del congedo parentale per ciascuno dei gemelli, in ragione del maggior impegno richiesto per far fronte ai bisogni affettivi dei figli, sia dei relativi benefici di carattere retributivo, che garantiscono l’espletamento dell’attività genitoriale tutelata con il congedo parentale.

Ne’ tale assunto è inciso dalla differenza tra il parto gemellare e la nascita di un secondo figlio a distanza di tempo, atteso che ciò che viene in rilievo è il rapporto genitore figlio, ciascun figlio, che il legislatore intende garantire con riguardo al rapporto di lavoro.

Il legislatore italiano ha riconosciuto il congedo parentale e le relative provvidenze economiche per ogni figlio, e cioè anche in caso di parto gemellare, istituendo un regime di congedo parentale che, come sancito dalla CGUE, sentenza causa C-149/10, 16 settembre 2010, Zoi Chatzi, garantisce ai genitori di gemelli un trattamento che tiene debitamente conto delle loro particolari esigenze.

3. Il ricorso deve essere rigettato.

4. Nulla spese non essendosi costituita la controparte.

5. Come ritenuto dalle Sezioni Unite della Corte, con sentenza n. 9938 del 2014, stante la non debenza delle amministrazioni pubbliche del versamento del contributo unificato, non deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al primo periodo del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 ai fini del raddoppio del contributo per i casi di impugnazione respinta integralmente o dichiarata inammissibile o improcedibile.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 15 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA