Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32560 del 12/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 12/12/2019, (ud. 30/05/2019, dep. 12/12/2019), n.32560

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – rel. Consigliere –

Dott. FRAULINI Paolo – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 24718/2013 R.G. proposto da:

Solar Energy Group spa, in persona del legale rappresentante sig.

Burello Arrigo, con l’avv. Raffaele Cavaliere, con domicilio in Roma

piazza Gentile da Fabriano n. 3;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, ed ivi domiciliata in via dei Portoghesi, n.

12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale per il

Friuli Venezia Giulia – Trieste n. 57/08/12, pronunciata il 19

giugno 2012 e depositata il 18 settembre 2012, non notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 30 maggio

2019 dal Consigliere Dott. Fracanzani Marcello Maria;

Fatto

RILEVATO

La società contribuente era attinta da accertamento per l’anno di imposta 2005 a fini IRES, IRAP, IVA, vedendosi contestata l’indebita deduzione di indennità chilometriche; le spese per il carburante riferire a veicoli fiscalmente indeducibili; l’omessa fatturazione e la mancata dichiarazione di ricavi relativi alla vendita di diverse unità immobiliari abitative con autorimesse; l’indebita detrazione dell’IVA, conseguente all’acquisto di una imbarcazione, rivenduta a società di leasing e poi messa a disposizione del socio e legale rappresentante della società contribuente per suo uso personale.

Impugnato l’accertamento, la CTP si pronunciava in senso parzialmente favorevole alla contribuente.

Investita dell’appello principale dell’Ufficio e da quello incidentale dalla società contribuente, la CTR da parte sua disponeva procedersi a CTU sul profilo del valore degli appartamenti compravenduti, accertando che il valore degli immobili ceduti era leggermente superiore a quello indicati nella perizia di parte. Da questo i giudici di appello desumevano la sussistenza di indizi gravi, precisi e concordati circa la sotto-fatturazione del corrispettivo di cessione, onde quanto a tale aspetto riformando parzialmente la sentenza di primo grado, che per il resto confermavano.

Ricorre oggi la parte contribuente affidandosi a tre motivi di gravame, cui replica l’Avvocatura con rituale controricorso.

In prossimità dell’udienza la parte contribuente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

1. Con il primo motivo di ricorso, si lamenta violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 nella sua formulazione antecedente alla L. 7 agosto 2012, n. 134 ed in ogni caso, violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 e degli artt. 2727 e 2729 c.c. in relazione agli artt. 115 e 116 c.p.c. ed all’art. 360 c.p.c., n. 3. In buona sostanza si lamenta l’omesso esame ed insufficiente motivazione in ordine alle risultanze istruttorie.

2. Con il secondo motivo si rileva la violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio e delle risultanze probatorie in atti (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5). La CTR non avrebbe tenuto conto del fatto che la contribuente non svolge attività di costruzione e vendita immobili, ma di impianti tecnologici per riscaldamento, e che l’attività di cessione immobili era stata occasionale ed “antieconomica”, in quanto tesa ad ottenere in tempi brevi la liquidità necessaria a ripianare le proprie esposizioni finanziarie.

3. Con il terzo motivo si contesta la violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione al D.P.R. n. 10 novembre 1997, n. 444, art. 4 ed all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Omesso esame delle doglianze formulate con il secondo motivo di appello proposto dalla Solar e totale omesso esame delle risultanze probatorie acquisite agli atti del giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5). In particolare si contesta l’omesso esame delle risultanze probatorie riferite alle spese degli automezzi e si censura la motivazione per relationem.

4. Il Collegio ritiene di procedere all’esame del solo terzo motivo in cui restano assorbiti il primo ed il secondo, in considerazione della sostanziale identità delle censure.

Il motivo è fondato.

Il testo della decisione impugnata, invero, consegna una motivazione scarna e laconica, formulata in larga parte per relationem alla sentenza della CTP, segnatamente: nelle prime tre righe è generica e priva della indicazione di qualsiasi percorso argomentativo che ne indichi un’autonoma valutazione di apprezzamento e di ragionata condivisione; nella parte finale, ossia nell’ultimo periodo, risulta apodittica.

Ebbene, questa Corte ha più volte affermato che la motivazione per relationem “è legittima soltanto nel caso in cui a) si riferisca ad una sentenza che abbia già valore di giudicato tra le parti b) ovvero riproduca la motivazione di riferimento, autonomamente ed autosufficientemente recepita e vagliata nel contesto della motivazione condizionata” (Cass. Civ. Sez.Un. 4 giugno 2008, n. 14815).

Inoltre, ha ritenuto che, nel processo tributario, la motivazione di una sentenza può essere redatta “per relationem” rispetto ad altra sentenza non ancora passata in giudicato, purchè resti “autosufficiente”, riproducendo i contenuti mutuati e rendendoli oggetto di autonoma valutazione critica nel contesto della diversa, anche se connessa, causa, in modo da consentire la verifica della sua compatibilità logico – giuridica. La sentenza è, invece, nulla, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, qualora si limiti alla mera indicazione della fonte di riferimento e non sia, pertanto, possibile individuare le ragioni poste a fondamento del dispositivo (Cass. Civ., 8 gennaio 2015, n. 107; Cass. Civ., 6 marzo 2018, n. 5209, 21978, 17403; Cass. Civ., 14 febbraio 2003, n. 2196).

Deve, poi, considerarsi nulla la sentenza di appello motivata “per relationem” alla sentenza di primo grado, qualora la laconicità della motivazione non consenta di appurare che alla condivisione della decisione di prime cure il giudice d’appello sia pervenuto attraverso l’esame e la valutazione di infondatezza dei motivi di gravame, previa specifica ed adeguata considerazione delle allegazioni difensive, degli elementi di prova e dei motivi di appello (Cass. Civ., n. 22022 del 2017).

La CTR non ha fatto buon governo di tali principi, fornendo una motivazione che non consente di individuare il percorso logico-giuridico, nè di comprendere il ragionamento decisorio seguito.

In definitiva il ricorso deve essere accolto e la sentenza cassata, con rinvio del giudizio alla CTR competente in diversa composizione, per un nuovo esame nel merito rispetto ai profili censurati ed accolti.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, la Corte dà atto della non sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia il giudizio alla CTR per il Friuli Venezia Giulia – Trieste in diversa composizione, cui demanda anche la regolazione delle spese del presente grado.

Così deciso in Roma, il 30 maggio 2019.

Depositato in cancelleria il 12 dicembre 2019

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