Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32559 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 08/11/2021), n.32559

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16759-2016 proposto da:

EQUITALIA SUD S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato PAOLO MADARO;

– ricorrente –

contro

M.A.;

– intimato –

nonché contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e

quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. – Società di

Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA N. 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati ANTONINO SGROI,

EMANUELE DE ROSE, LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO, ESTER ADA VITA

SCIPLINO, GIUSEPPE MATANO;

– resistenti con mandato –

avverso la sentenza n. 48/2016 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 18/01/2016 R.G.N. 1169/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

01/07/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI CAVALLARO.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 18.1.2016, la Corte d’appello di Lecce ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva dichiarato prescritti i crediti per contributi previdenziali iscritti a ruolo dall’INPS in danno di M.A. e richiestigli a mezzo di intimazioni di pagamento successive ad altrettante cartelle esattoriali non tempestivamente opposte;

che avverso tale pronuncia Equitalia Sud s.p.a. ha proposto ricorso per cassazione, deducendo due motivi di censura; che l’INPS ha depositato delega in calce al ricorso notificatogli, mentre M.A. non ha svolto in questa sede attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con il primo motivo, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3, per avere la Corte di merito ritenuto ammissibile l’opposizione avverso l’intimazione di pagamento;

che, con il secondo motivo, la ricorrente lamenta violazione della L. n. 335 del 1995, art. 3 per avere la Corte di merito ritenuto che la mancata tempestiva opposizione a cartella esattoriale non comportasse l’applicazione del più lungo termine prescrizionale decennale di cui all’art. 2953 c.c. ai crediti per contributi e premi dovuti agli enti previdenziali; che il primo motivo è infondato, essendosi chiarito che, in virtù del disposto del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 29 ove alla notifica della cartella non impugnata non segua, entro un anno, l’avvio dell’azione esecutiva, il debitore può sempre opporsi all’intimazione di pagamento successivamente notificatagli, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50 per contestare il diritto di procedere ad esecuzione forzata, trattandosi di opposizione ex art. 615 c.p.c., comma 1, (così da ult. Cass. n. 6833 del 2021);

che parimenti infondato è il secondo motivo, dovendo darsi continuità al principio di diritto secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la c.d. conversione del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., di talché, ove per i crediti sia prevista una prescrizione più breve di quella ordinaria (come prevede la L. n. 335 del 1995, art. 3 per i contributi e i premi dovuti agli istituti di previdenza e assistenza), il relativo termine continua a trovare applicazione anche nei confronti del soggetto titolare del potere di riscossione, salvo che ci si trovi in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo (Cass. S.U. n. 23397 del 2016, cui hanno dato seguito, tra le tante, Cass. nn. 11800 e 31352 del 2018);

che il ricorso, pertanto, va rigettato, nulla statuendosi sulle spese del giudizio di legittimità per non aver svolto l’INPS alcuna difesa apprezzabile oltre al deposito della delega in calce al ricorso notificatogli;

che, in considerazione del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, previsto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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