Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32549 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 13/05/2021, dep. 08/11/2021), n.32549

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6174/2015 proposto da:

L.D.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. MERCALLI

13, presso lo studio dell’avvocato ARTURO CANCRINI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI LATINA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA SALARIA 400, presso lo studio dell’avvocato

SILVIA SCOPELLITI, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO

PAOLO CAVALCANTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 202/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 03/03/2014 R.G.N. 178/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/05/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con sentenza in data 3 marzo 2014 n. 202 la Corte d’Appello di Roma confermava la sentenza del Tribunale di Latina, che aveva respinto la domanda proposta da L.D.L., dipendente del Comune di Latina, per il rimborso da parte dell’ente locale delle spese legali sostenute per la difesa nel processo penale che lo vedeva imputato per reati inerenti all’esercizio delle funzioni di dirigente del settore lavori pubblici, all’esito del quale era stato assolto per insussistenza del fatto.

2. La Corte territoriale esponeva che il Tribunale aveva respinto la domanda per mancanza della scelta comune del legale di fiducia da parte del dipendente e dell’ente locale nonché per la esistenza di un conflitto di interessi, tanto che il COMUNE si era costituito parte civile.

3. Riteneva essere decisiva la esistenza del conflitto di interessi risultante dalla costituzione del Comune come parte civile; ciò che rilevava non era la possibilità astratta del Comune di costituirsi parte civile, cioè il conflitto ipotetico ed astratto ma la effettiva costituzione, che rendeva il conflitto concreto ed attuale, salvo il caso di costituzione pretestuosa, che nella specie non era ravvisabile.

4. La Corte territoriale svolgeva poi articolate considerazione sulla sussistenza in concreto del conflitto di interessi, essendo formulabile nei confronti del L.D. quanto meno un addebito per colpa, in quanto, come dirigente del settore, egli non avrebbe potuto tollerare il clima di confusione e disordine accertato dal giudice penale, che anzi aveva contribuito ad aggravare. Dagli atti del processo penale risultava che alla scadenza dell’appalto del servizio di pulizia dei locali comunali, affidato alla ditta individuale M., non vi era stata una nuova gara per l’affidamento dell’appalto, sia pure per fatto non imputabile al L.D.; in questa situazione egli aveva esteso l’ambito del servizio di pulizia ad altri uffici ed ad autobus, estranei al contratto scaduto, per un importo di Lire 1.053.142.406 oltre IVA, senza alcuna autorizzazione né successiva ratifica degli organi deliberativi del Comune ed aveva firmato ordini di servizio in favore di un nuovo soggetto, estraneo al precedente appalto, la EDIL PULIZIA srl (sebbene dal processo penale fosse risultato che il M. era il titolare effettivo della società).

5. Ulteriore conferma di tale conflitto era data dalla controversia civile intentata dalla curatela del fallimento della società EDIL PULIZIA srl nei confronti del L.D. per i medesimi fatti oggetto del procedimento penale, nella quale il L.D. aveva chiamato in causa il COMUNE di LATINA per essere manlevato in caso di condanna al pagamento dei corrispettivi del servizio di pulizia.

6. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza L.D.L., articolato in un unico motivo di censura ed illustrato con memoria, cui il COMUNE di LATINA ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con l’unico motivo di ricorso si deduce – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione del D.P.R. 13 maggio 1987, n. 268, art. 67; si censura la sentenza impugnata per aver fatto discendere una situazione di conflitto di interessi dalla costituzione di parte civile del COMUNE di LATINA nel processo penale celebrato nei confronti del dipendente, fatto esterno ai presupposti di applicabilità della suddetta norma e rimesso ad una scelta volontaria della amministrazione debitrice del rimborso. Si assume che soltanto la analisi concreta della mancanza di riconducibilità dell’attività gestoria del dipendente alla cura degli interessi della PA o la commissione di reati contro la PA o la sussistenza di responsabilità contabile potrebbero configurare il conflitto di interessi che esclude il rimborso delle spese legali.

2. Il motivo è infondato.

3. La fattispecie di causa è regolata, per quanto risulta dalla sentenza impugnata, dal D.P.R. 13 maggio 1987, n. 268, art. 67, recante: “Norme risultanti dalla disciplina prevista dall’accordo sindacale, per il triennio 1985-1987, relativo al comparto del personale degli enti locali” (poi abrogato dal D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, art. 62, comma 1, con la decorrenza ivi indicata).

4.A tenore della norma citata: ” L’Ente, anche a tutela dei propri diritti ed interessi, ove si verifichi l’apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti di un suo dipendente per fatti o atti direttamente connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei compiti d’ufficio, assumerà a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interessi, ogni onere di difesa sin dall’apertura del procedimento facendo assistere il dipendente da un legale di comune gradimento”.

5. La disposizione è quindi strutturata nel senso che l’obbligo del datore di lavoro, in questi casi, ha ad oggetto non già il rimborso al dipendente dell’onorario corrisposto ad un difensore di sua fiducia, ma l’assunzione diretta degli oneri di difesa fin dall’inizio del procedimento, con la nomina di un difensore di comune gradimento (per tutte: Cass. S.U. 13.3.2009 n. 6227).

6. Inoltre, quanto alla sussistenza di un conflitto d’interesse, le Sezioni Unite di questa Corte (Cass. S.U. 4.6.2007 n. 13048) hanno sottolineato che la mancanza di una situazione di conflitto di interesse costituisce presupposto perché sorga la garanzia in esame. Secondo questa disciplina se c’e’ conflitto di interesse con l’ente locale datore di lavoro, non sorge il diritto del dipendente a che l’Amministrazione si faccia carico delle spese della difesa nel procedimento penale. Pertanto, se l’accusa è quella di aver commesso un reato che vede l’ente locale come parte offesa (e, quindi, in oggettiva situazione di conflitto di interessi), il diritto al rimborso non sorge affatto né sorge nel momento in cui il dipendente sia stato, in ipotesi, assolto dall’accusa (In senso conforme, tra le tante, Cass. sez. lav. 6 luglio 2018 n. 17874; Cass. sez. lav. 11 luglio 2018, n. 18256 in relazione alla identica disciplina prevista dall’art. 28 CCNL Comparto REGIONI ed AUTONOMIE LOCALI 14 settembre 2000; Cassazione civile sez. I, 31/01/2019, n. 3026).

7. In tale prospettiva è stato affermato che il rimborso da parte della pubblica amministrazione delle spese di difesa sostenute dal proprio dipendente sottoposto a processo non può essere riconosciuto allorquando questa, come nel caso in esame, si sia costituita parte civile nei confronti del dipendente, indipendentemente da ogni valutazione attinente l’esito del procedimento penale (Cass. 10 marzo 2011 n. 5718).

8. La pretesa di operare una verifica ex post della sussistenza del predetto conflitto d’interesse, in dipendenza dall’esito del processo penale, appare dunque esclusa dalla giurisprudenza di questa Corte, la quale si è assestata sull’assunto secondo cui, nel valutare il diritto al rimborsi delle spese legali sostenute dal dipendente, il conflitto di interessi rileva ex ante, indipendentemente dall’esito del giudizio penale e dalla relativa formula di assoluzione (Cass. n. 2297/2014; Cass. n. 5718/2011; Cass. n. 16396/2017).

9. A tali principi appare conforme la sentenza impugnata, seppure va operata la correzione della motivazione nella parte in cui fa dipendere la sussistenza del conflitto di interessi dalla scelta concreta operata dall’ente comunale di costituirsi parte civile piuttosto che, in astratto, dalla imputazione del dipendente per un reato che veda come parte offesa la pubblica amministrazione-datrice di lavoro.

10. Il ricorso deve essere conclusivamente respinto.

11. Le spese di causa, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

12. Trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (che ha aggiunto al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater) della sussistenza dei presupposti processuali dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la impugnazione integralmente rigettata, se dovuto (Cass. SU 20 febbraio 2020 n. 4315).

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 200 per spese ed Euro 6.000 per compensi professionali oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 13 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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