Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32547 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 28/04/2021, dep. 08/11/2021), n.32547

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3383/2020 proposto da:

M.M.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO,

38, presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILAO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI CASERTA, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 5478/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 14/11/2019 R.G.N. 1100/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/04/2021 dal Consigliere Dott. MARGHERITA MARIA LEONE.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di appello di Napoli con sentenza pubblicata il 14.11.2019, respingeva il ricorso proposto da M.M.R., cittadino del Bangladesh, avverso il provvedimento con il quale il Tribunale di Napoli, aveva rigettato la domanda di protezione internazionale, protezione sussidiaria o umanitaria di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, proposta dall’interessato, fuggito dal Bangladesh per timore del rischio di morte in quanto i congiunti avevano tentato di ucciderlo, al suo rientro in Bangladesh, per impadronirsi del denaro guadagnato in sette anni di lavoro a Dubai.

La corte territoriale aveva ritenuto, aderendo a quanto statuito dal Tribunale, che il racconto del ricorrente appariva poco credibile, soprattutto con riguardo al suo rientro in Bangladesh, e che pertanto non aveva diritto alla protezione invocata.

Riteneva altresì inesistenti i presupposti per la protezione sussidiaria (D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c)) e della protezione umanitaria, poiché la criticità socio politica del paese riguarda solo conflitti tra partito di maggioranza ed opposizione con effetti sulla libertà di opinione, di stampa, e ripercussioni su blogger, persone disabili, minoranze religiose, categorie, queste, a cui è estraneo il ricorrente. Il Giudice valutava inesistenti particolari atti persecutori e non giustificabile la protezione solo per le condizioni di povertà del paese. Riteneva, pertanto, che il ricorrente avesse lasciato il proprio paese per motivi economici.

Escludeva infine la possibilità di protezione umanitaria in quanto non rappresentate condizioni di integrazione con il territorio italiano (inserimento lavorativo affetti e legami familiari).

3. Il ricorrente proponeva ricorso avverso detta decisione.

4. Il Ministero dell’Interno non si costituiva e depositava memoria al solo fine di eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

5. il ricorso è articolato in quattro motivi;

5.1. con il primo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, l’omesso esame di un fatto decisivo quale la situazione di pericolosità e violenza generalizzata in Bangladesh; l’omessa consultazione di fonti informative l’errata applicazione dell’onere della prova.

In particolare il ricorrente lamenta la omessa valutazione, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, delle condizioni generali del paese di provenienza ed il travisamento del dettato normativo in materia, con riguardo al riscontro, attraverso le fonti, della situazione del paese di origine.

5.2 Con il secondo motivo è denunciato l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, quali le fonti attualizzate.

5.3 Il terzo motivo denuncia il travisamento dei fatti ed il difetto motivazione.

5.5 Con l’ultima censura è lamentata la mancata applicazione della protezione umanitaria e l’esistenza di una condizione di vulnerabilità.

6. Le censure proposte hanno come presupposto comune la necessaria allegazione, precisa e chiara, della storia del richiedente, ovvero di quelle deduzioni relative alle vicende personali, al contesto ed alle condizioni esterne, determinative delle ragioni della richiesta di protezione invocata.

6.1. Va ricordato al riguardo il consolidato e condiviso indirizzo di questa Corte secondo cui il dovere di cooperazione istruttoria si concretizza solo in presenza di allegazioni del richiedente precise, complete, circostanziate e credibili, e non invece generiche, non personalizzate, stereotipate, approssimative e, a maggior ragione, non credibili, competendo all’interessato di innescare l’esercizio del dovere di cooperazione istruttoria (vedi, per tutte: Cass. 12 giugno 2019, n. 15794);

6.2. Peraltro, i fatti narrati devono essere tali da riguardare una vicenda che non sia estranea al sistema della protezione internazionale.

6.3. Per costante giurisprudenza di questa Corte (Cass.n. 14670/2020) le liti tra privati per ragioni proprietarie o le liti familiari non possono essere addotte come causa di persecuzione o danno grave, nell’accezione offerta dal D.Lgs. n. 251 del 2007, trattandosi di “vicende private” estranee al sistema della protezione internazionale, non rientrando né nelle forme dello “status” di rifugiato, (art. 2, lett. e), né nei casi di protezione sussidiaria, (art. 2, lett. g), atteso che i c.d. soggetti non statuali possono considerarsi responsabili della persecuzione o del danno grave soltanto ove lo Stato, i partiti o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio, comprese le organizzazioni internazionali, non possano o non vogliano fornire protezione contro persecuzioni o danni gravi, comunque con riferimento ad atti persecutori o danno grave non imputabili ai medesimi soggetti non statuali ma da ricondurre allo Stato o alle organizzazioni collettive di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, lett. b), (tra le altre: Cass. 15 febbraio 2018, n. 3758);

6.4. in presenza di vicende del suddetto tipo non sorge il potere-dovere del giudice di accertare anche d’ufficio se, ed in quali limiti, nel Paese straniero di origine dell’istante si registrino fenomeni di violenza indiscriminata, in situazioni di conflitto armato interno o internazionale, che espongano i civili a minaccia grave e individuale alla vita o alla persona, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2017, art. 14, lett. c), laddove non risulti che l’interessato abbia allegato quantomeno l’esistenza di un conflitto armato o di violenza indiscriminata così come descritti dalla norma (Cass. 31 gennaio 2019, n. 3016; Cass. 19 aprile 2019, n. 11096; Cass. 30 ottobre 2019, n. 27944).

6.5. Nella specie la Corte territoriale ha rilevato che il ricorrente si è limitato ad allegare una presunta situazione di contrasti in ambito familiare, del tutto estranea alla protezione internazionale richiesta, come affermato anche dalla giurisprudenza richiamata. In tale situazione, carente, come detto del presupposto del “racconto” circostanziato, non viene sufficientemente attivato il dovere di cooperazione istruttoria, risultando dunque irrilevante il mancato richiamo alle c.d. “COI”.

Il ricorso deve essere rigettato. Nulla per le spese.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, quanto al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato ivi previsto, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese del presente giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, all’adunanza, il 28 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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