Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32533 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 24/06/2021, dep. 08/11/2021), n.32533

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZA Stefano – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 37833-2019 proposto da:

PROVINCIA DI BENEVENTO, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ATTILIO REGOLO, 12/D, presso

lo studio dell’avvocato ITALO CASTALDI, rappresentata e difesa

dall’avvocato CARMELO SANDOMENICO;

– ricorrente –

contro

UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA, in persona del procuratore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA EMANUELE GIANTURCO 6, presso

l’avvocato FILIPPO SCIUTO, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato CARLO SCOFONE;

– controricorrente –

contro

C.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 4902/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 09/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa GORGONI

MARILENA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Provincia di Benevento ricorre, articolando un solo motivo, per la cassazione della sentenza n. 4902-2019 della Corte d’Appello di Napoli, notificata a mezzo pec in data 11 ottobre 2019.

Resiste con controricorso UnipolSai Assicurazioni SPA, succeduta a Liguria Società di Assicurazioni SPA.

La questione riguarda l’interpretazione della polizza fideiussoria rilasciata dalla Liguria Società Assicurazioni SPA a garanzia della prima anticipazione del contributo concesso dalla Provincia di Benevento ad C.A., in applicazione del D.P.R. n. 2000 del 2006, misura 4.13. Era stato autorizzato il versamento ad C.A. di Euro 23.856,95, il 40% del beneficio, previa stipula di polizza fideiussoria. Con Det. Dirig. 22 novembre 2005, n. 217/07, la concessione del beneficio era stata revocata e ne era stata inutilmente chiesta la restituzione. Di conseguenza, la Provincia di Benevento si attivava per ottenere un decreto ingiuntivo, successivamente opposto dalla Liguria Assicurazioni dinanzi al Tribunale di Napoli che, con sentenza n. 11817/2014, rigettava l’opposizione.

La Corte d’Appello di Napoli, cui si rivolgeva la Liguria Assicurazioni per impugnare la sentenza di rigetto dell’opposizione, invece, con la decisione oggetto dell’odierno ricorso, accoglieva l’opposizione al decreto ingiuntivo che veniva, di conseguenza revocato, e condannava la Provincia di Benevento a restituire la complessiva somma di Euro 34.535,30 a Liguria assicurazioni SPA.

Avendo ritenuto sussistenti le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta che è stata ritualmente notificata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con un solo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362,1363,1367 c.c. nonché dell’art. 1957 c.c..

L’Accordo con la Liguria Assicurazioni prevedeva, all’art. 5, riprodotto nel ricorso, al fine di soddisfare la prescrizione di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, la rinuncia, da parte della società garante, al beneficio di preventiva escussione di cui all’art. 1944 c.c. e la rinuncia ad eccepire la decorrenza del termine di cui all’art. 1957 c.c..

La Corte d’Appello ha qualificato il rapporto dedotto in giudizio come contratto autonomo di garanzia e, richiamando la giurisprudenza di questa Corte, ha ritenuto allo stesso non applicabile l’art. 1957 c.c., in difetto di diversa previsione da parte dei ricorrenti, non considerando, ad avviso della ricorrente erroneamente, che erano state le parti e, in particolare la Liguria Assicurazioni, ad evocare l’art. 1957 c.c., al fine di rinunciare ad eccepire la decadenza del termine da esso prevista. Secondo la Corte territoriale, il Tribunale, la cui sentenza proprio per questo veniva riformata, avrebbe invertito i termini dell’indagine ermeneutica, al solo fine di lasciare un margine interpretativo alla rinuncia contenuta nella clausola n. 5; clausola che il giudice di secondo grado riteneva di natura sicuramente secondaria, circostanza che veniva sottovaluta dal Tribunale, il quale aveva attribuito alla clausola, invece, considerata principale, la n. 4 (che prevedeva un termine di efficacia della garanzia identificato nei 90 giorni successivi al termine di scadenza per la ultimazione del progetto parte del debitore principale), un senso non conforme al dato letterale e aveva proceduto ad un’interpretazione sistematica dell’accordo della quale non vi era necessità, in considerazione: i) del chiaro tenore letterale dell’art. 4, secondo cui la garanzia fideiussoria aveva efficacia fino al 3 gennaio 2005, cioè il termine ultimo previsto dal decreto di concessione per la realizzazione del progetto finanziato maggiorato di 90 giorni; ii) della previsione espressa di una scadenza anticipata della garanzia su autorizzazione espressa dell’Amministrazione che non avrebbe avuto senso ove il vincolo fosse risultato privo di scadenza; iii) della precisazione che, decorso detto termine, la garanzia non avrebbe avuto efficacia.

La Pronuncia contesta che la clausola n. 4 della polizza fosse tanto chiara nella sua formulazione letterale da non richiedere un’ulteriore indagine ermeneutica, che non fosse, quindi, necessario apprezzare sistematicamente il testo negoziale, espungendo una clausola contrattuale voluta dalle parti, solo perché di difficile compatibilità con l’esito ermeneutico risultante dalla interpretazione letterale.

Non a caso, la Corte territoriale non sarebbe stata in grado di attribuire alla clausola n. 5 della polizza un significato chiaro, là dove ha affermato che la rinuncia ai termini di decadenza di cui all’art. 1957 c.c. dovesse essere letta unitariamente con la rinuncia al beneficio di cui all’art. 1944 c.c. ed all’obbligo di procedere al rimborso delle somme corrisposte a prima richiesta scritta e non oltre 15 giorni dalla ricezione della medesima, senza facoltà per il garante di opporre eccezioni e che le rinunce contenute negli artt. 3 e 5 della polizza avevano contribuito alla qualificazione del rapporto come contratto autonomo di garanzia.

Il motivo non merita accoglimento.

Corrisponde al vero che, a norma dell’art. 1362 c.c., il dato testuale del contratto, pur importante, non può essere ritenuto decisivo ai fini della ricostruzione della volontà delle parti, giacché il significato delle dichiarazioni negoziali può ritenersi acquisito solo al termine del processo interpretativo, che non può arrestarsi al tenore letterale delle parole, ma deve considerare tutti gli ulteriori elementi, testuali ed extratestuali, indicati dal legislatore, anche quando le espressioni appaiano di per sé chiare, atteso che un’espressione “prima facie” chiara può non risultare più tale se collegata ad altre espressioni contenute nella stessa dichiarazione o posta in relazione al comportamento complessivo delle parti.

Parimenti corretto è che l’interpretazione del contratto, da un punto di vista logico, è un percorso circolare che impone all’interprete, dopo aver compiuto l’esegesi del testo, di ricostruire in base ad essa l’intenzione delle parti e quindi di verificare se quest’ultima sia coerente con le parti restanti del contratto e con la condotta delle stesse.

Deve escludersi, nondimeno, che la Corte territoriale si sia limitata, come imputatole dal ricorrente, al fine di ricostruire l’effettiva volontà delle parti, solo a tener conto del tenore letterale della clausola con cui la Liguria Assicurazioni aveva rinunciato ad eccepire la decorrenza del termine di cui all’art. 1957 c.c..

Dalla sentenza emerge chiaramente, cfr. p. 9, che essa ha fatto riferimento anche alla possibilità di un’anticipata scadenza dell’efficacia della garanzia, su espressa autorizzazione dell’amministrazione, ritenendola priva di senso ove il vincolo fosse risultato privo di scadenza, cioè sine die, ha attribuito rilievo alla previsione di cui all’art. 4, ove concludeva con l’ovvia precisazione che decorso il termine di cui sopra la garanzia non avrà più efficacia, e ha messo in relazione la rinuncia all’eccezione di decadenza di cui all’art. 1957 c.c. con la rinuncia al beneficio di cui all’art. 1944 c.c..

In altri termini, alla Corte territoriale non può imputarsi di aver fatto leva solo sul criterio letterale per ricostruire la effettiva volontà delle parti; vero è che la sentenza impugnata ha rimproverato al Tribunale di aver erroneamente applicato la gerarchia dei canoni di interpretazione del contratto, trascurando il canone dell’interpretazione letterale per procedere in prima battuta con l’interpretazione sistematica.

Complessivamente, il motivo non risulta aver sostanzialmente censurato l’utilizzazione dei canoni ermeneutici da parte della Corte territoriale, ma il risultato interpretativo in sé, che appartiene all’ambito dei giudizi di fatto riservati al giudice di merito, non potendo le censure risolversi nella mera contrapposizione tra l’interpretazione del ricorrente e quella accolta nella sentenza impugnata, poiché quest’ultima non deve essere l’unica astrattamente possibile, ma solo una delle plausibili interpretazioni, sicché, quando di una clausola contrattuale sono possibili due o più interpretazioni, non è consentito, alla parte che aveva proposto l’interpretazione poi disattesa dal giudice di merito, dolersi in sede di legittimità del fatto che fosse stata privilegiata l’altra (Cass. 28/11/2017, n. 28319; Cass. 09/04/2021, n. 9461).

3. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso.

4. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

5. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2012, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese in favore della parte controricorrente, liquidandole in Euro 1.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2012, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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