Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32532 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 24/06/2021, dep. 08/11/2021), n.32532

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZA Stefano – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 35960-2019 proposto da:

G.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L. CARO 62,

presso lo studio dell’avvocato SIMONE CICCOTTI, rappresentata e

difesa dall’avvocato MASSIMILIANO SCIULLI;

– ricorrente –

contro

F.G., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa da se

stessa;

– controricorrente –

contro

R.E., CONDOMINIO (OMISSIS), ALLIANZ RAS ASSICURAZIONI SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 278/2019 del TRIBUNALE di AOSTA, depositata il

10/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa GORGONI

MARILENA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

G.B. ricorre per la cassazione della sentenza n. 278-2019 del Tribunale di Aosta, resa pubblica il 10 settembre 2019, notificata il 17 settembre 2019.

Resiste con controricorso F.G., la quale si è avvalsa della facoltà di depositare memoria, con cui, oltre a insistere per l’inammissibilità o il rigetto del ricorso, ha chiesto la condanna di G.B. per responsabilità processuale aggravata.

F.G., proprietaria di un immobile facente parte del Condominio (OMISSIS), conveniva quest’ultimo nonché R.E. e G.B., proprietari dell’appartamento sovrastante il suo, dinanzi al Giudice di Pace di Aosta, al fine di far dichiarare i convenuti responsabili delle infiltrazioni e dei danni ex artt. 2051 e 2053 c.c. riscontrati nel soffitto della zona bagno dell’alloggio di sua proprietà, quantificati in Euro 3.000,00 o nella diversa somma accertata giudizialmente.

G.B. si costituiva in giudizio e chiedeva – ed otteneva – di chiamare in causa l’Assicurazione Allianz RAS, al fine di essere manlevata, insisteva per il rigetto per infondatezza della domanda attorea, e, in subordine, domandava la riduzione all’equo ed al giusto della pretesa risarcitoria.

Alla prima udienza l’attrice dava atto di avere ricevuto quanto richiesto da Allianz Ras e non formulava alcuna istanza, neppure istruttoria.

Le altre parti insistevano nelle eccezioni svolte in atti, dichiaravano di non essere a conoscenza della transazione di cui aveva riferito l’attrice e chiedevano che Allianz Ras fosse dichiarata contumace.

In occasione della nuova udienza del 2 novembre 2018 F.G. dichiarava di reputarsi soddisfatta di quanto ottenuto da Allianz per capitale, interessi e spese e chiedeva termine per depositare memoria ex art. 320 c.p.c. e per produrre la transazione intercorsa con Allianz.

Il Giudice di Pace, con ordinanza del 29 novembre 2018, rigettava le istanze istruttorie, accogliendo le eccezioni di tardività formulate dalle altre parti e, con successiva sentenza n. 264/2018, dichiarava cessata la materia del contendere e condannava l’attrice a rimborsare ai convenuti le spese di assistenza e di difesa.

Il Tribunale di Aosta, con la decisione oggetto dell’odierno ricorso, riformava la decisione di prime cure, compensava integralmente le spese del primo grado e condannava gli appellati a restituire all’appellante le somme versate in forza della sentenza di prime cure e al pagamento in solido delle spese del giudizio di appello.

In particolare, il giudice a quo riteneva errata la decisione del Giudice di Pace che, richiamandosi al principio della soccombenza virtuale, aveva condannato l’attrice al pagamento delle spese di lite a favore dei convenuti, previa dichiarazione della cessazione della materia del contendere: i) rilevando che l’attrice aveva omesso di chiarire se le infiltrazioni d’acqua lamentate fossero derivate da tubazione condominiale o da quella di pertinenza delle singole unità

e che non era stata in grado di provare, ai sensi dell’art. 2043 c.c., la riferibilità dell’evento dannoso al condominio o agli altri convenuti; ii) ritenendo non applicabile l’art. 2051 c.c., per mancata allegazione del rapporto di custodia ed estraneo alla fattispecie l’art. 2053 c.c.; iii) considerando che la CTU chiesta dall’attrice per accertare la causa del danno doveva considerarsi rinunciata e che quindi il fatto infiltrativo doveva considerarsi pacifico ed imputabile o al condominio o alla singola unità immobiliare, quindi all’una e/o all’altra parte convenuta, da considerarsi virtualmente soccombenti, concludeva che le spese avrebbero dovuto essere quantomeno compensate tra le parti avendo l’attrice, certamente non soccombente neppure virtualmente, richiesto la relativa compensazione, essedno irragionevole porle a carico della parte danneggiata che per ottenere il risarcimento dei danni subiti aveva dovuto ricorrere al giudice, dopo aver inutilmente chiesto stragiudizialmente il relativo risarcimento.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.Con l’unico motivo la ricorrente deduce “Violazione o falsa applicazione delle norme di diritto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. con riferimento agli artt. 91 e 92 c.p.c. nonché all’art. 2051 c.c., artt. 40 e 41 c.p. e artt. 115,116,163 e 167 c.p.c. nonché all’art. 2697 c.c. e art. 320 c.p.c. difetto e/o insufficienza e/o contraddittorietà e/o illogicità della motivazione nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti e rilevabile d’ufficio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”.

Ciò che viene imputato alla sentenza è la violazione dei principi della soccombenza virtuale: i) per non avere accertato e verificato la fondatezza della pretesa attorea e non averla ritenuta infondata, in applicazione dell’art. 2051 c.c., artt. 40 e 41 c.p. nonché degli artt. 115 e 116 c.p.c., ii) per non avere verificato se fosse stato provato l’evento di danno e se vi fosse dimostrazione degli elementi atti a ricondurlo alla responsabilità del condominio o a quella del proprietario dell’unità immobiliare sovrastante; iii) per non avere considerato il mancato adempimento da parte dell’attrice dell’onere di allegazione del fatto lesivo e del suo riferimento eziologico; iv) per avere ritenuto esistente, in quanto pacifica, sulla scorta di un documento tardivamente prodotto dall’attrice, una circostanza, invece, contestata dalle parti, cioè l’avvenuto risarcimento operato da Allianz Ras.

Tutto lo sforzo argomentativo censura la sentenza per avere ritenuto ricorrente la soccombenza virtuale del condominio (OMISSIS) e della odierna ricorrente, senza affrontare la questione del se ricorresse sul piano astratto il presupposto di legge affinché il giudice disponesse la compensazione delle spese di lite. La censura resta perciò estranea alla ratio decidendi della regolamentazione delle spese nel senso della compensazione, che il giudice, nella sua discrezionalità, poteva disporre anche in presenza di soccombenza virtuale. In particolare, mette conto ribadire che con riguardo alla denuncia di violazione della norma di cui all’art. 91 c.p.c., comma 1, in sede di legittimità, la censura trova ingresso solo quando le spese siano poste a carico della parte integralmente vittoriosa (così Cass. 17/06/2021, n. 17352: “In materia di spese giudiziali, il sindacato di legittimità trova ingresso nella sola ipotesi in cui il giudice di merito abbia violato il principio della soccombenza ponendo le spese a carico della parte risultata totalmente vittoriosa, e ciò vale sia nel caso in cui la controversia venga decisa in ognuno dei suoi aspetti, processuali e di merito, sia nel caso in cui il giudice accerti e dichiari la cessazione della materia del contendere e sia, perciò, chiamato a decidere sul governo delle spese alla stregua del principio della cosiddetta soccombenza virtuale”). Il che non può essere imputato al provvedimento impugnato.

In ordine all’art. 92 c.p.c., va rilevato che, con sentenza n. 77 del 2018, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di detta disposizione, comma 2 (nel testo modificato dal D.L. n. 132 del 2014, art. 13, convertito in L. n. 162 del 2014), nella parte in cui non prevede che il giudice possa compensare le spese di lite tra le parti anche qualora sussistano “altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni”; ebbene, nessuna censura viene rivolta dalla ricorrente con riguardo alla insussistenza di tali circostanze.

Nessuna specifica doglianza viene avanzata dalla ricorrente in ordine alla insussistenza delle “eccezionali ragioni”, previste dall’art. 92 c.p.c., per la compensazione delle spese. Non essendo stata denunciata l’illogicità o l’erroneità della ragione considerata dalla Corte territoriale ai fini della compensazione delle spese, ragione che riguarda un determinato aspetto della controversia decisa dal giudice di merito, non si configura un vizio di violazione di legge (cfr. Cass. 17/06/2021, n. 17352).

In conclusione, come anticipato, il ricorso omette di censurare adeguatamente la decisione di compensazione delle spese giudiziali (che è fornita di specifica motivazione).

2.Ad avviso del Collegio non ricorrono i presupposti per la condanna della ricorrente per responsabilità processuale aggravata, atteso che l’agire in giudizio per far valere una pretesa che poi si rileva infondata non è in re ipsa condotta rimproverabile, né il carattere temerario della lite può evincersi dalla erroneità delle prospettazioni giuridiche sostenute.

3. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso.

4. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

5. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2012, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese in favore della parte controricorrente, liquidandole in Euro 1.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2012, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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