Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32527 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 26/05/2021, dep. 08/11/2021), n.32527

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30320-2019 proposto da:

R.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE SOMALIA N.

35, presso lo studio dell’avvocato ANDREA CARANCI, rappresentato e

difeso dall’avvocato FELICE LEONE;

– ricorrente –

contro

CITTA’ METROPOLITANA DI NAPOLI, in persona del Sindaco metropolitano

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato la difeso

dagli avvocati Maurizio Massimo Marsico e Daniela Mauriello

– controricorrente –

e’ contro

COMUNE DI CERCOLA, RIUNIONE ADRIATICA DI SICURTA’ SPA,

D.P.N., UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA, ANAS SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1205/2319 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 4/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/05/202 dal Consigliere Relatore Dott.ssa SCRIMA

ANTONIETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Vincenzo R., titolare della ditta individuale “Blu Auto”, propose appello avverso la sentenza del Tribunale di Napoli del 15 gennaio 2013, con la quale era stata rigettata, per difetto di legittimazione attiva della parte attrice, la domanda dal medesimo proposta nei confronti dell’ANSA S.p.a., del Comune di Cercola e dell’Amministrazione Provincile di Napoli (che aveva chiamato in causa la RAS – Riunione Adriatica di Sicurtà S.p.a. e la ditta appaltatrice dei lavori, A.T.I. Eurostrade di D.P.N., la quale, a sua volta, aveva chiamato in causa la Fondiaria-SAI S.p.a.), domanda diretta ad ottenere il risarcimento dei danni riportati da diciannove veicoli fermi all’interno del parco auto “Blue Auto” di R.V., a seguito della caduta di calcinacci e pezzi di asfalto dalla strada sopraelevata in Cercola alla via Argine, dove si stavano effettuando lavori di ripristino del manto stradale.

In particolare, il Tribunale adito aveva affermato che la parte attrice non aveva dedotto il titolo in base al quale aveva proposto la domanda, essendosi limitata ad allegare che le auto danneggiate erano ferme all’interno del già ricordato parco auto e non essendo sufficiente, a tale scopo, il deposito in atti di copia del libretto di circolazione e del libretto di carico e scarico dei veicoli danneggiati, in quanto dalle visure al P.R.A. e dalla copia del libretto di circolazione la proprietà delle auto indicate in citazione risultava far capo a terze persone, ed aveva evidenziato che la parte attrice non aveva neppure allegato a che titolo le auto erano nella sua disponibilità, non risultando ciò dal registro di carico e scarico.

Si costituirono in secondo grado tutti gli appellati, eccependo l’inammissibilità del gravame. e, comunque, il proprio difetto di legittimazione, per vari motivi. Unipol SAI Assicurazioni S.p.a. (già Fondiaria-SAI Assicurazioni S.p.a.) propose appello incidentale condizionato in relazione ai rapporti interni con la sua assicurata.

La Corte di appello di Napoli, con sentenza n. 1205/2019, pubblicata il 4 marzo 2019, rigettò l’appello principale e dichiarò assorbito l’appello incidentale, condizionato; compensò le spese del secondo grado del giudizio tra le parti, tranne che nei confronti di ANAS S.p.a., condannando l’appellante a rifondere a quest’ultima dette spese.

Avverso la sentenza della Corte di merito R.V., titolare della ditta individuale “Blu Auto”, ha proposto ricorso per cassazione basato su un unico motivo, cui ha resistito soltanto la Città Metropolitana di Napoli con controricorso.

Gli intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

La proposta del relatore è stata ritualmente comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo, denunciando “Violazione e falsa applicazione degli artt. 352,115,116 c.p.c. e art. 132 c.p.c., n. 4, omessa e contraddittoria motivazione su un punto controverso del giudizio (artt. 360 c.p.c., nn. 4 e 5)”, la parte ricorrente censura la decisione della Corte territoriale, che ha ritenuto la non risarcibilità dei danni, perché non apprezzabili, sostenendo che detta Corte, una volta superate le eccezioni preliminari e pregiudiziali sollevate ex adverso, avrebbe dovuto ritenere esaustiva la prova testimoniale e disporre c.t.u. sulla base delle foto delle autovetture danneggiate e dei preventivi a firma del titolare nella autocarrozzeria Galluccio prodotti. Deduce, altresì, che la motivazione della sentenza impugnata sarebbe illogica, perplessa e contraddittoria.

1.1. Il motivo è inammissibile.

Si evidenzia al riguardo che i vizi motivazionali risultano veicolati secondo quanto previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella previgente formulazione, inapplicabile nel caso all’esame ratione temporis, e che la motivazione della sentenza impugnata non e’, comunque, intrinsecamente, contraddittoria.

La Corte di merito, infatti, alla luce delle risultanze istruttorie, analiticamente esaminate e valutate, ha motivatamente ritenuto non fornita alcuna prova diretta o in diretta dei danni derivanti dall’occorso e ha evidenziato che la c.t.u. è mezzo di integrazione delle conoscenze del giudice e non anche sostituto dell’inerzia delle parti.

Inoltre, il motivo all’esame tende chiaramente ad una rivalutazione delle risultanze istruttorie non consentita in questa sede.

Infine, risultano inammissioni pure le censure relative alla dedotta violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c..

Ed invero, in sede di legittimità, la doglianza circa la violazione dell’art. 116 c.p.c. è inammissibile solo ove – diversamente da quanto avvenuto nel caso all‘esame – si alleghi che il giudice, nel valutare una prova o, comunque, una risultanza probatoria, non abbia operato – in assenza diversa indicazione normativa – secondo il suo “prudente apprezzamento”, pretendendo di attribuirle un altro e diverso valore oppure il valore che il legislatore attribuisce ad una differente risultanza probatoria (come, ad esempio, valore di prova legale), oppure, qualora la prova sia soggetta ad una specifica regola di valutazione, abbia dichiaralo di valutare la stessa secondo il suo prudente apprezzamento, mentre, ove si deduca che il giudice ha solamente male esercitato il proprio prudente apprezzamento della prova, la censura è ammissibile, ai sensi del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, solo nei rigorosi limiti in cui esso ancora consente il sindacato di legittimità sui vizi di motivazione.

Inoltre, per dedurre, dinanzi a questa Corte, la violazione dell’art. 115 c.p.c., occorre denunciare – e tanto non è avvenuto nella specie – che il giudice, in contraddizione espressa o implicita con la prescrizione della norma, abbia posto a fondamento della decisione prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli (salvo il dovere di considerare i fatti non contestati e la possibilità di ricorrere al notorio), mentre è inammissibile la diversa doglianza che egli, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall’art. 116 c.p.c. (Cass., sez. un., 30/09/2020, n. 20867).

2. Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile.

3. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo tra le parti costituite, mentre non vi è luogo a provvedere per dette spese nei confronti delle parti intimate, non avendo le stesse svolto attività difensiva in questa sede.

4. Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, se dovuto, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis (Cass., sez. un., 20/02/2020, n. 4315).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.500,00 per compensi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, se dovuto, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificata, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 26 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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