Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32525 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 08/11/2021), n.32525

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21640-2019 proposto da:

A.C.C.A., + ALTRI OMESSI, elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA ANTONIO BERTOLONI 55, presso lo studio

dell’avvocato CRISTIANO CASTROGIOVANNI, che li rappresenta e

difende;

– ricorrenti –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’ECONOMIA E

DELLE FINANZE, MINISTERO DELLA SALUTE, MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

UNIVERSITA’ E RICERCA, in persona del Presidente del Consiglio dei

ministri e dei Ministri pro tempore, elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che li rappresenta e difende ope legis;

– controricorrenti –

e

C.T., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PO 25/B,

presso lo studio dell’avvocato LORENZO CONFESSORE che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente successivo –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’ECONOMIA E

DELLE FINANZE, MINISTERO DELLA SALUTE, MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

UNIVERSITA’ E RICERCA, in persona del Presidente del Consiglio dei

ministri e dei Ministri pro tempore, elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che li rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 272/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 15/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CIRILLO FRANCESCO MARIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. I dottori A.C.C.A., C.T. e gli altri medici di cui in epigrafe convennero in giudizio, davanti al Tribunale di Roma, la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’istruzione, università e ricerca, il Ministero della salute e il Ministero dell’economia e finanze, chiedendo che fosse dichiarato il loro diritto a percepire un’adeguata remunerazione in relazione alle specializzazioni da ciascuno di loro conseguite, essendosi gli stessi iscritti alle relative scuole nel periodo compreso tra l’anno accademico 1979-1980 e l’anno accademico 1990-1991.

A sostegno della domanda esposero di aver svolto attività professionale a tempo pieno per l’intero periodo dei corsi e di non aver percepito alcuna remunerazione.

Si costituirono in giudizio la Presidenza del Consiglio e gli altri Ministeri convenuti, eccependo la prescrizione del diritto e chiedendo nel merito il rigetto della domanda.

Il Tribunale rigettò la domanda in accoglimento dell’eccezione di prescrizione e condannò gli attori al pagamento delle spese di lite.

2. La sentenza è stata impugnata dai medici soccombenti e la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 15 gennaio 2019, ha rigettato l’appello, ha confermato la pronuncia di primo grado e non ha provveduto sulle spese, in considerazione della contumacia delle parti appellate.

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Roma propongono un primo ricorso il Dott. A.C.C.A. e gli altri medici di cui in epigrafe, con unico atto affidato ad un solo motivo, ed un separato ricorso il Dott. C.T. con atto affidato a due motivi.

In relazione al primo ricorso resistono la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’istruzione, università e ricerca, il Ministero della salute e il Ministero dell’economia e finanze con un unico controricorso, mentre nel ricorso C. le Amministrazioni di cui in epigrafe hanno depositato solo un atto di costituzione.

Entrambi i ricorsi sono stati avviati alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c., e i ricorrenti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo del ricorso A.C. si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione delle direttive 362/75, 363/75, 76/82, 16/93, 36/05, dell’art. 2935 c.c., e della L. 19 ottobre 1999, n. 370, sostenendo che la Corte di merito avrebbe errato nel far decorrere il decennio della prescrizione dal 27 ottobre 1999.

2. Con il primo motivo del ricorso C. si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 2935 e 2946 c.c., per avere erroneamente la Corte d’appello ritenuto che il diritto fatto valere in giudizio si fosse prescritto.

3. Con il secondo motivo del ricorso C. si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 2935 e 2946 c.c., sostenendo che la sentenza avrebbe errato in punto di prescrizione non considerando la direttiva comunitaria 36/2005.

4. I tre motivi, da trattare congiuntamente stante l’evidente connessione tra loro esistente, sono tutti privi di fondamento.

La sentenza impugnata, infatti, si è conformata all’orientamento di questa Corte, ormai da tempo consolidato, in base al quale, a seguito della tardiva ed incompleta trasposizione nell’ordinamento interno delle direttive n. 75/362/CEE e n. 82/76/CEE, relative al compenso in favore dei medici ammessi ai corsi di specializzazione universitari -realizzata solo con il D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257 – è rimasta inalterata la situazione di inadempienza dello Stato italiano in riferimento ai soggetti che avevano maturato i necessari requisiti nel periodo che va dal 1 gennaio 1983 al termine dell’anno accademico 1990-1991. La lacuna è stata parzialmente colmata con la L. 19 ottobre 1999, n. 370, art. 11, che ha riconosciuto il diritto ad una borsa di studio soltanto in favore dei beneficiari delle sentenze irrevocabili emesse dal giudice amministrativo; ne consegue che tutti gli aventi diritto ad analoga prestazione, ma tuttavia esclusi dalla citata L. n. 370 del 1999, art. 11, hanno avuto da quel momento la ragionevole certezza che lo Stato non avrebbe più emanato altri atti di adempimento alla normativa Europea. Nei confronti di costoro, pertanto, la prescrizione decennale della pretesa risarcitoria comincia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della menzionata L. n. 370 del 1999, art. 11 (sentenza 17 maggio 2011, n. 10813, più volte confermata in seguito).

A questa giurisprudenza deve darsi nell’odierno giudizio ulteriore continuità.

Nella specie, la Corte romana ha fatto buon governo di tale principio e, avendo accertato che il primo atto di interruzione della prescrizione era costituito dall’atto di citazione, notificato nel dicembre 2014, ha ritenuto correttamente che il diritto fatto valere in giudizio fosse prescritto.

Ne’ a diversa conclusione può pervenirsi in relazione al secondo motivo del ricorso C., posto che l’abrogazione delle precedenti direttive dell’Unione Europea da parte della direttiva n. 36/05 non ha determinato alcuna modifica in ordine al decorso della prescrizione che a quella data, fra l’altro, si era già ampiamente maturata.

4. I ricorsi, pertanto, sono entrambi rigettati.

A tale esito segue la condanna dei ricorrenti di cui al ricorso A.C. ed altri al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55; mentre non si deve far luogo a condanna alle spese a carico del Dott. C., stante l’avvenuto deposito, in relazione a tale ricorso, del solo atto di costituzione da parte dell’Avvocatura generale dello Stato.

Sussistono, inoltre, le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta entrambi i ricorsi e condanna i ricorrenti di cui al ricorso A.C. e altri al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.800, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 18 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA