Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32523 del 14/12/2018

Cassazione civile sez. I, 14/12/2018, (ud. 09/10/2018, dep. 14/12/2018), n.32523

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4750/2016 proposto da:

D.V.S., elettivamente domiciliato in Roma, V. Tiburtina n.

352, presso lo studio dell’avvocato Sellaro Giuseppe, rappresentato

e difeso dall’avvocato De Fusco Tommaso, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

P.M.;

– intimata –

avverso l’ordinanza n. 4506 della CORTE D’APPELLO di SALERNO, del

14/08/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/10/2018 dal Cons. Dott. CAIAZZO ROSARIO.

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza del 2014 il Tribunale di Nocera Inferiore pronunciò la separazione personale dei coniugi D.V.S. e P.M., disponendo l’affidamento condiviso dei figli ai genitori e la loro coabitazione con la madre nella casa familiare di (OMISSIS), oltre al concorso al mantenimento dei figli a carico del D.V.. Quest’ultimo chiese di revocare il provvedimento sulla coabitazione dei figli con la madre presso la casa familiare, stante l’asserita stabile convivenza degli stessi presso l’abitazione dei nonni materni, e di assegnare a lui la casa familiare.

Con ordinanza del 3.3.15, il Tribunale accolse il ricorso revocando l’assegnazione della casa familiare alla P. la quale propose reclamo.

La Corte d’appello di Salerno, con ordinanza del 27.8.15, ha accolto il reclamo, rilevando anche che: il reclamo depositato il 3.6.2015 era tempestivo e che la notifica eseguita oltre il termine di dieci giorni, inizialmente concesso, era stata legittima a seguito di proroga disposta con decreto presidenziale giustificata dall’impedimento addotto dal difensore della P.; il lavoro di bracciante agricola della reclamante e i relativo orari avevano giustificato la scarsa frequentazione della casa familiare assegnata; la documentazione relativa all’utenza dell’energia elettrica induceva a presumere l’utilizzazione dell’alloggio e la voltura contrattuale; non era emersa dall’istruttoria espletata la volontà della P. di non utilizzare la casa familiare assegnatale.

Il D.V. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

Non si è costituita la P. alla quale il ricorso è stato notificato con pec all’indirizzo del suo difensore.

Diritto

RITENUTO

che:

Con il primo motivo è stata dedotta la nullità dell’ordinanza impugnata per mancanza assoluta di motivazione in ordine all’eccezione di violazione della forma processuale telematica, dato il deposito del reclamo in forma cartacea e non telematica.

Con il secondo motivo è stata denunziata la nullità del procedimento non avendo la Corte d’appello accolto l’eccezione d’improcedibilità del reclamo e lamentando dunque la violazione dell’art. 153 c.p.c., in quanto il decreto presidenziale era stato notificato oltre il termine originariamente concesso di dieci gg., in virtù della concessione di una proroga dello stesso termine in mancanza di prova di un legittimo impedimento del difensore.

Con il terzo motivo è stato dedotto l’omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, in relazione alla scarsa frequentazione della casa familiare (come desumibile dall’iscrizione scolastica dei figli in una scuola ubicata vicino la casa dei nonni materni, e dalla mancata raccolta, dal 2013, di rifiuti dalla casa familiare) avendo invece il giudice d’appello attribuito rilevanza ad una dichiarazione della P. circa la vicinanza della scuola frequentata dai figli alla casa dei nonni materni, senza però tener conto del complesso degli elementi probatori acquisiti.

Il primo motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza in quanto non è stato indicato quale deposito dovesse avvenire in forma telematica e per quale specifico atto. Inoltre, quanto agli atti endoprocessuali innanzi alla Corte d’appello, va osservato che il deposito in forma telematica ad opera delle parti precedentemente costituite è imposto tramite invio telematico solo dal 30.6.2015 a norma del D.L. n. 179 del 2012, art. 16 bis, comma 3, come novellato dal D.L. n. 90 del 2014.

Il motivo è inammissibile anche perchè denunzia il difetto di motivazione rispetto al vizio processuale prospettato come omessa pronuncia, in conformità del consolidato orientamento per cui l’omessa pronuncia su una domanda, ovvero su specifiche eccezioni fatte valere dalla parte, integra una violazione dell’art. 112 c.p.c., che deve essere fatta valere esclusivamente a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 4 (Cass., n. 14003/2004).

Il secondo motivo è infondato alla luce del consolidato orientamento di questa Corte secondo cui il reclamo proposto alla Corte d’appello avverso il provvedimento camerale adottato dal Tribunale, in sede di revisione delle condizioni di separazione dei coniugi, non è improcedibile se il convenuto si sia regolarmente costituito in giudizio, così sanando ex art. 156 c.p.c., il vizio derivante dal mancato rispetto del termine ordinatorio assegnato al reclamante per la notificazione del ricorso e non prorogato con istanza proposta prima della sua scadenza (Cass., ord. n. 14731/16; nn. 21669/14 e 19203/14). Nella fattispecie la controparte si costituì, sanando dunque il vizio derivante dal mancato rispetto del termine ordinatorio assegnato al reclamante per la notificazione del reclamo (cfr. Cass., n. 16677/2014).

Il terzo motivo è inammissibile poichè diretto al riesame del merito dell’interpretazione delle prove, avendo la Corte territoriale esaminato i vari elementi probatori acquisiti e motivato in ordine alla relativa rilevanza e concludenza.

Nulla per le spese.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati significativi, a norma del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 14 dicembre 2018

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