Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32520 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 13/10/2021, dep. 08/11/2021), n.32520

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7966-2021 proposto da:

C.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NOMENTANA 222,

presso lo studio dell’avvocato VALERIO SANTURRO, rappresentata e

difesa dall’avvocato MARIO ALFANO giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente incidentale –

avverso il decreto n. 60 della CORTE D’APPELLO di SALERNO, depositato

l’11/01/2021;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/10/2021 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

La Corte d’appello di Salerno, in persona del Consigliere designato, ha rigettato la domanda di equa riparazione relativa all’eccesiva durata di un giudizio risarcitorio intentato dalla ricorrente dinanzi al Giudice di Pace di Sarno e definito in appello dal Tribunale di Nocera Inferiore, con provvedimento di cancellazione della causa dal ruolo e conseguente estinzione, per effetto di una transazione stragiudiziale.

La Corte d’Appello di Salerno, in composizione collegiale, in sede di opposizione con decreto n. 60 dell’11 gennaio 2021 ha rigettato l’opposizione.

Ha evidenziato che era assorbente la deduzione del Ministero circa la tardività del ricorso per equo indennizzo in quanto proposto oltre sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento presupposto è divenuta definitiva.

Orbene, in caso di transazione, il provvedimento di estinzione conforme alle istanze delle parti del giudizio presupposto, segna il dies a quo per la proposizione della domanda di equa riparazione, non essendo configurabile un interesse all’impugnazione.

Poiché l’ordinanza di estinzione era stata pronunciata in data 18/10/2018, il termine semestrale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4, veniva a scadere il 18/4/2019, palesandosi quindi tardivo il ricorso proposto solo il 16 luglio 2020.

Avverso tale decreto C.S. propone ricorso esponendo, con l’unitaria censura posta a corredo dell’impugnazione, che la Corte di merito ha violato e/o falsamente applicato la L. n. 89 del 2001, art. 4, nella parte in cui ha ritenuto che il termine di legge semestrale per la proposizione della richiesta di indennizzo decorresse dalla stessa data di adozione dell’ordinanza di estinzione, e non da quando la stessa era divenuta definitiva.

Poiché l’ordinanza di estinzione è stata emessa dal Tribunale di Nocera Inferiore, quale giudice monocratico, trattasi di provvedimento che ha carattere sostanziale di sentenza e che diviene definitivo solo una volta decorso il termine per la sua eventuale impugnazione, nel rispetto del termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c.. (nella specie di un anno, trattandosi di processo presupposto già pendente alla data del 4 luglio 2009).

Il principio di diritto erroneamente richiamato dalla Corte d’Appello fa riferimento alla diversa ipotesi in cui l’estinzione sia stata dichiarata con ordinanza ex art. 306 c.p.c., ma poiché l’estinzione nella vicenda in esame è intervenuta a seguito di inattività delle parti, la relativa decisione era divenuta definitiva solo in data 18/11/2019, e quindi il termine semestrale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4, spirava solo in data 21/7/2020, tenuto conto della sospensione dei termini per emergenza epidemiologica per il periodo dal 9 marzo all’11 maggio 2020.

Ne consegue che la domanda, proposta in data 16/7/2020, è tempestiva.

Il Ministero della Giustizia resiste con controricorso proponendo a sua volta ricorso incidentale affidato a tre motivi.

La ricorrente principale ha resistito con controricorso al ricorso incidentale.

Carattere logicamente prioritario riveste la disamina del ricorso incidentale, ancorché naturalmente condizionato, essendo stato proposta da una parte non soccombente in sede di merito, che investe la stessa ammissibilità della domanda di equo indennizzo.

Con il primo motivo del ricorso incidentale si deduce la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, sostenendosi che erroneamente sarebbe stata reputata applicabile al termine de quo la sospensione feriale dei termini di cui alla L. n. 742 del 1969, occorrendo però tenere conto degli effetti della novella del 2012 la quale ha previsto che, una volta rigettata la domanda di equo indennizzo, ancorché per motivi di rito, la stessa non sia più proponibile, sebbene non risulti ancora maturato il termine semestrale, il che dovrebbe portare ad assimilare il termine de quo a quelli a carattere sostanziale.

Il secondo motivo denuncia la violazione della medesima norma assumendosi che oggi sarebbe venuto meno il carattere necessitato del procedimento di cui alla L. n. 89 del 2001, posto che il diritto all’indennizzo può essere riconosciuto anche mediante il ricorso al procedimento di mediazione di cui al D.Lgs. n. 28 del 2010.

Il terzo motivo denuncia del pari la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, nella parte in cui, una volta ammessa la accessibilità alla mediazione facoltativa, alla stessa sarebbe dato ricorrere anche senza l’assistenza di un difensore, circostanza questa che conferma la non applicabilità dei termini di sospensione feriale.

I motivi de quibus che possono essere congiuntamente esaminati per la loro connessione sono inammissibili in quanto privi di rilevanza ai fini della pretesa decadenza ai sensi del richiamato art. 4.

Ed, infatti, nella prospettazione di parte ricorrente, avuto riguardo alla data di emissione dell’ordinanza di estinzione (18/10/2018) e considerata la sua impugnabilità nel termine ordinario lungo di cui all’art. 327 c.p.c., sul presupposto appunto che ancorché emessa in forma di ordinanza, abbia il carattere di sentenza, nella specie suscettibile di ricorso per cassazione, la stessa ordinanza, in assenza di impugnazione, sarebbe divenuta definitiva solo in data 19/11/2019 (e ciò anche in considerazione del termine di sospensione feriale, applicabile pacificamente per il giudizio presupposto).

Avuto riguardo a tale data, emerge poi che il termine semestrale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4, non viene in alcun modo ad essere interessato dalla sospensione feriale dei termini, in quanto, come evidenziato nel ricorso principale, ed anche tenuto conto della sospensione cd. Covid da marzo a maggio del 2020, il termine de quo verrebbe a scadere a luglio del 2020, senza quindi che rilevi ai fini dell’ammissibilità della domanda l’applicabilità o meno al termine di cui all’art. 4 della sospensione di cui alla L. n. 742 del 1969.

Il ricorso principale è fondato.

La decisione gravata ha ritenuto che poiché era stata dichiarata l’estinzione del giudizio di appello a seguito di una transazione stragiudiziale, alla fattispecie troverebbe applicazione il principio di diritto secondo cui, in tema di equa riparazione, ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, per violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, il “dies a quo” del termine semestrale di decadenza per la proposizione della relativa domanda, nel caso di ordinanza dichiarativa dell’estinzione del processo, pronunciata ai sensi dell’art. 306 c.p.c., per rinuncia agli atti del giudizio (nella specie, a seguito d’intervenuta transazione), va individuato nella pronuncia dell’ordinanza medesima, atteso che questa recepisce e rende processualmente rilevante l’intervenuta carenza d’interesse delle parti del giudizio presupposto alla definizione di esso con provvedimento di merito; inoltre, l’astratta possibilità che avverso l’ordinanza predetta, avente natura di sentenza ove pronunciata dal giudice monocratico, sia proponibile l’appello, non appare idonea a differire il momento iniziale di decorrenza del termine di decadenza, atteso che in relazione ad un provvedimento di estinzione, conforme alle istanze delle parti del giudizio presupposto, non è configurabile un interesse all’impugnazione (Cass. n. 14971/2012, nonché Cass. n. 7011/2016, riferita all’estinzione del processo amministrativo sempre a seguito di rinuncia delle parti).

Nella fattispecie, sebbene quale effetto indiretto di una transazione stragiudiziale, il processo si sia estinto, ciò non è però dovuto ad una rinuncia agli atti del giudizio proveniente dalle parti, ma è frutto della loro inattività, non essendo le parti comparse a due udienze consecutive, ai sensi degli artt. 181 e 307 c.p.c..

Ed, invero deve richiamarsi il costante orientamento di questa Corte per il quale (cfr. da ultimo Cass. n. 17522/2015) l’ordinanza del giudice di estinzione del processo ove adottato dal tribunale in composizione monocratica, è assimilabile alla sentenza del tribunale che, in composizione collegiale e ai sensi dell’art. 308 c.p.c., comma 2, respinge il reclamo contro l’ordinanza di estinzione del giudice istruttore, sicché ha natura sostanziale di sentenza e deve essere impugnato (nella fattispecie decisa dal precedente citato) con l’appello (conf. Cass. n. 16790/2018; Cass. 20631/2011; Cass. n. 22917/2010).

Orbene poiché nel caso in esame il Tribunale operava pacificamente come giudice monocratico (trattasi di giudizio di appello avverso sentenza del giudice di pace), il provvedimento di estinzione, ancorché adottato con la forma dell’ordinanza, ha, per quanto detto, sostanza di sentenza, sicché la sua definitività è condizionata in ogni caso al decorso del termine previsto per la sua impugnazione con ricorso in cassazione, e cioè, in assenza di allegazione della sua notifica, del termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c. (che ratione temporis è ancora quello annuale).

Ne consegue che erronea è la declaratoria di inammissibilità della domanda pronunciata dal giudice di appello e quindi il decreto impugnato deve essere cassato, con rinvio per nuovo esame alla Corte d’Appello di Salerno, in diversa composizione che provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

Non sussistono i presupposti di legge sul raddoppio del contributo unificato in relazione all’inammissibilità del ricorso incidentale, trattandosi di ricorso proposto da amministrazione dello Stato.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso principale e, dichiarato inammissibile il ricorso incidentale, cassa il provvedimento impugnato con rinvio alla Corte d’Appello di Salerno, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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