Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32519 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 13/10/2021, dep. 08/11/2021), n.32519

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1171-2021 proposto da:

LAR SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA AVEZZANA 1, presso lo

studio dell’avvocato MATTEO ACCIARI, rappresentato e difeso

dall’avvocato BRUNO GUARALDI giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ANCONA, depositato il

13/05/2020;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/10/2021 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

La Corte d’appello di Ancona con decreto del 13 maggio 2020 ha accolto l’opposizione proposta dal Ministero della Giustizia avverso il decreto del Consigliere delegato del 28 ottobre 2019 con il quale era stata accolta la domanda di equo indennizzo proposta dalla ricorrente per la violazione della durata ragionevole della procedura fallimentare iniziata il 12/07/1982 dinanzi al Tribunale di Fermo e conclusasi con decreto del 10/7/2018, non notificato né comunicato.

La Corte distrettuale rilevava che in relazione alle procedure concorsuali, ancorché dichiarate aperte in epoca anteriore al 4 luglio 2009, poiché il decreto di chiusura era del luglio del 2017, al relativo subprocedimento si applicava il termine semestrale breve di cui alla novella dell’art. 327 c.p.c., il che comportava la improponibilità della domanda indennitaria stante la sua tardiva proposizione.

Per la cassazione di tale decreto ha proposto ricorso la LAR S.r.l. sulla base di un motivo.

Il Ministero non ha svolto difese in questa fase.

Con il mezzo di gravame si lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, in relazione all’art. 6 CEDU, par. 1 ed al primo protocollo addizionale, art. 1, nonché degli artt. 111 e 117 Cost..

Si lamenta anche la violazione e falsa applicazione degli artt. 119 e 26 L. Fall. e del D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 150, della L. n. 69 del 2009, art. 58, oltre che della L. n. 87 del 1953, art. 30, comma 3.

Si deduce che poiché il decreto di chiusura del fallimento non era stato né notificato né comunicato, trattandosi di provvedimento emesso nell’ambito di una procedura fallimentare già pendente alla data del 1982, stante l’inapplicabilità della novella del 2006 alle procedure pendenti, doveva trovare applicazione quanto previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 279/2010, con la conseguenza che la mancata comunicazione del decreto di chiusura, impone di ritenere applicabile il termine lungo annuale di cui all’art. 327 c.p.c. onde stabilire la definitività dello stesso decreto, a far data dalla quale calcolare il termine di decadenza semestrale per la proposizione della domanda di equo indennizzo.

Ne discende pertanto l’erroneità della declaratoria di improponibilità della domanda.

Il motivo è fondato.

Infatti, deve ritenersi pacifico che nella fattispecie debba farsi applicazione del previgente disposto di cui all’art. 119 L. Fall., nella versione che ha preceduto la novella di cui di cui al D.Lgs. n. 5 del 2006 ed al D.Lgs. n. 169 del 2007, che hanno introdotto la previsione secondo cui il termine per il reclamo va determinato in base a quanto disposto dall’art. 26 medesima L. Fall..

Tuttavia, in relazione alla norma previgente di cui all’art. 119 L. Fall., la Corte Costituzionale, con la sentenza del 23 luglio 2010, n. 279 (in Gazz. Uff., 28 luglio, n. 30), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, comma 2, nella parte in cui fa decorrere, nei confronti dei soggetti interessati e già individuati sulla base degli atti processuali, il termine per il reclamo avverso il decreto motivato del tribunale di chiusura del fallimento, dalla data di pubblicazione dello stesso nelle forme prescritte dall’art. 17 L. Fall., anziché dalla comunicazione dell’avvenuto deposito effettuata a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero a mezzo di altre modalità di comunicazione previste dalla legge.

Questa Corte ha ritenuto che per le procedure di reclamo relative a procedure concorsuali cui non si applica la novella, deve in ogni caso trovare applicazione la regola generale di cui all’art. 327 c.p.c., che prevede il termine lungo di un anno per l’impugnazione.

In tal senso si è pronunziata Cassazione civile sez. I, 25 marzo 2009, n. 7218, che ha affermato che in tema di reclamo avanti al tribunale fallimentare dei decreti del giudice delegato aventi natura decisoria (nella specie, in materia di liquidazione dell’attivo), qualora il provvedimento impugnato non sia stato comunicato, non opera il termine di cui all’art. 26 L. Fall., bensì quello annuale, decorrente dalla pubblicazione, ai sensi dell’art. 327 c.p.c., conseguendone l’inammissibilità del reclamo stesso ove proposto oltre tale scadenza (in maniera conforme, in motivazione, si veda anche Cass. n. 9321/2013).

Pertanto, laddove sia stata omessa la comunicazione del decreto di chiusura del fallimento, lo stesso diviene definitivo solo decorso un anno dalla sua pubblicazione (oltre sospensione feriale dei termini), occorrendo avere riguardo, non condividendo il Collegio quanto affermato da Cass. n. 3824/2019, richiamata dalla difesa erariale, al diverso termine semestrale, sul presupposto che si tratti di un sub-procedimento camerale autonomo, dovendo invece prevalere ai fini della pendenza la data di dichiarazione del fallimento, di cui il decreto in questione costituisce l’esito.

I giudici di merito hanno però ritenuto che la possibilità di invocare il termine di cui all’art. 26 L. Fall. fosse estensibile, ed in contrasto con la chiara volontà del legislatore, anche alle procedure concorsuali preesistenti alla data della modifica della legge stessa, incorrendo pertanto nella erronea applicazione della legge, quanto alla verifica circa la tempestiva proposizione del ricorso ex L. n. 89 del 2001 (in senso analogo quanto alla necessità di avere riguardo, per le procedure fallimentari, cui non si applica la riforma della legge fallimentare, alla data di comunicazione del decreto, al fine di far scattare il termine breve di impugnazione dello stesso, dovendosi in assenza avere riguardo al termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c., Cass. n. 8088/2019; Cass. n. 21777/2016; Cass. n. 8816/2018; Cass. n. 19740/2020; Cass. n. 28496/2020; Cass. n. 4531/2021).

P.Q.M.

accoglie il ricorso e cassa la decisione impugnata, con rinvio alla Corte d’Appello di Ancona, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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