Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32516 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 13/10/2021, dep. 08/11/2021), n.32516

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8088-2020 proposto da:

CARDAN TEC SAS, CAMPAGNOLI SRL, elettivamente domiciliate in ROMA,

VIA AVEZZANA 6, presso lo studio dell’avvocato MATTEO ACCIARI, e

rappresentate e difese dall’avvocato BRUNO GUARALDI giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositato

l’11/07/2019;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

13/10/2021 dal Consigliere Dott. CRISCUOLO MAURO.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

La Corte d’appello di Bologna con decreto dell’11 luglio 2019 ha rigettato l’opposizione proposta, tra gli altri, dalla Cardan Tec S.a.s. e dalla Campagnoli S.r.l. avverso il decreto del Consigliere delegato del 13 marzo 2019 con il quale era stata dichiarata inammissibile la domanda di equo indennizzo proposta dalle ricorrenti per la violazione della durata ragionevole della procedura fallimentare della (OMISSIS) S.n.c., iniziata il 17/06/2004 dinanzi al Tribunale di Bologna e conclusasi con decreto del 10/8/2017, non notificato né comunicato.

La Corte distrettuale rilevava che in relazione alle procedure con-corsuali, il dies a quo del termine semestrale di decadenza per le domande di cui alla L. n. 89 del 2001 decorre dalla data in cui il decreto di chiusura del fallimento non è più reclamabile in appello e che al reclamo L. Fall. ex art. 119, invocabile per il decreto di chiusura del fallimento (essendo applicabile la disciplina ante riforma della L. fallimentare), trovava sì applicazione il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c. ma nella durata semestrale prevista dalla novella del 2009, occorrendo avere riguardo alla natura endofallimentare della procedura di impugnazione della chiusura del fallimento, ed alla circostanza che occorreva quindi guardare non già alla data dell’inizio della procedura, ma a quella dell’impugnazione del decreto.

Ne derivava che, trovando applicazione per l’impugnazione il termine semestrale, e non anche quello annuale, la proposizione della domanda di equo indennizzo era stata avanzata solo in data 11 febbraio 2019, ben oltre il termine di decadenza di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4.

Per la cassazione di tale decreto hanno proposto ricorso Cardan-Tec S.a.s. e la Campagnoli S.r.l. sulla base di un motivo.

Il Ministero ha resistito con controricorso.

Con il motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, in relazione all’art. 6 par. 1 della CEDU ed all’art. 1 del primo protocollo addizionale, nonché degli artt. 111 e 117 Cost., con violazione dell’art. 327 c.p.c., della L. Fall., art. 119, della L. n. 69 del 2009, art. 58 e del D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 150, comma 1.

Deducono le ricorrenti che, trattandosi di procedura fallimentare già pendente alla data di entrata in vigore della riforma del 2006, alla stessa trovano applicazione le norme previgenti che prevedono che, in assenza di comunicazione e notificazione il decreto di chiusura sia impugnabile entro il termine di cui all’art. 327 c.p.c., da calcolarsi secondo la previsione anteriore alla novella del 2009, vertendosi sempre in tema di procedimento incidentale endofalli-mentare.

Il motivo è fondato.

Infatti, deve ritenersi pacifico che nella fattispecie debba farsi applicazione del previgente disposto di cui alla L. fallimentare, art. 119, nella versione che ha preceduto la novella di cui di cui al D.Lgs. n. 5 del 2006 ed al D.Lgs. n. 169 del 2007, che hanno introdotto la previsione secondo cui il termine per il reclamo va determinato in base a quanto disposto dalla medesima L. fallimentare, art. 26.

Tuttavia, in relazione alla norma previgente di cui alla L. fallimentare, art. 119, la Corte Costituzionale, con la sentenza del 23 luglio 2010, n. 279 (in Gazz. Uff., 28 luglio, n. 30), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 2 del presente articolo, nella parte in cui fa decorrere, nei confronti dei soggetti interessati e già individuati sulla base degli atti processuali, il termine per il reclamo avverso il decreto motivato del tribunale di chiusura del fallimento, dalla data di pubblicazione dello stesso nelle forme prescritte dalla stessa L. fallimentare, art. 17, anziché dalla comunicazione dell’avvenuto deposito effettuata a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero a mezzo di altre modalità di comunicazione previste dalla legge.

Questa Corte ha ritenuto che per le procedure di reclamo relative a procedure concorsuali cui non si applica la novella, deve in ogni caso trovare applicazione la regola generale di cui all’art. 327 c.p.c., che prevede il termine lungo di un anno per l’impugnazione.

In tal senso si è pronunziata Cassazione civile sez. I, 25 marzo 2009, n. 7218, che ha affermato che in tema di reclamo avanti al tribunale fallimentare dei decreti del giudice delegato aventi natura decisoria (nella specie, in materia di liquidazione dell’attivo), qualora il provvedimento impugnato non sia stato comunicato, non opera il termine di cui alla L. Fall., art. 26, bensì quello annuale, decorrente dalla pubblicazione, ai sensi dell’art. 327 c.p.c., conseguendone l’inammissibilità del reclamo stesso ove proposto oltre tale scadenza (in maniera conforme, in motivazione, si veda anche Cass. n. 9321/2013).

Pertanto, laddove sia stata omessa la comunicazione del decreto di chiusura del fallimento, questi diviene definitivo solo decorso un anno dalla sua pubblicazione (oltre sospesone feriale dei termini), occorrendo avere riguardo, e non condividendo il Collegio quanto affermato da Cass. n. 3824/2019, richiamata dalla difesa erariale, in merito all’applicazione del diverso termine semestrale – sul presupposto che si tratti di un subprocedimento camerale autonomo alla prevalenza ai fini della pendenza della data di dichiarazione del fallimento, di cui il decreto in questione costituisce l’esito.

Occorre ricordare che la possibilità di invocare il termine di cui alla L. fallimentare, art. 26, anche alle procedure concorsuali preesistenti alla data della modifica della legge stessa, è in contrasto con la chiara volontà del legislatore (in senso analogo quanto alla necessità di avere riguardo, per le procedure fallimentari cui non si applica la riforma della L. fallimentare, alla data di comunicazione del decreto, al fine di far scattare il termine breve di impugnazione dello stesso, dovendosi in assenza avere riguardo al termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c., Cass. n. 21777/2016; Cass. n. 8816/2018).

Infatti, atteso che il decreto di chiusura del fallimento è stato pronunciato in data 10 agosto 2017 e che la domanda di equo indennizzo è stata invece proposta in data 11 febbraio 2019, la stessa deve ritenersi comunque tempestiva a prescindere dall’applicazione o meno della sospensione feriale, posto che anche ove si reputi applicabile la disposizione di cui alla L. fallimentare, art. 36 bis, il decreto di chiusura è divenuto definitivo in data 10 agosto 2018, risultando quindi rispettata la previsione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4 (essendo il 10 febbraio 2019 una domenica).

Il ricorso deve pertanto essere accolto (in senso conforme si veda Cass. n. 8088/2019) ed il decreto va cassato, con rinvio per nuovo esame ad altra Sezione della Corte d’Appello di Bologna che provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

accoglie il ricorso e cassa la decisione impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Bologna, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 13 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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