Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32512 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 08/11/2021), n.32512

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17808/2019 proposto da:

ISI PLAST S.P.A., in persona del Presidente e legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTE DELLE

GIOIE 13, presso lo studio dell’avvocato CAROLINA VALENSISE,

rappresentata e difesa dall’avvocato SILVIA PICCININI;

– ricorrente –

contro

B.I., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE

PISANELLI 2, presso lo studio dell’avvocato STEFANO DI MEO,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIULIO CESARE BONAZZI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 315/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 02/04/2019 R.G.N. 880/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/09/2021 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VISONA’ Stefano, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato STEFANO DI MEO per delega verbale Avvocato GIULIO

CESARE BONAZZI.

 

Fatto

1. Con sentenza del 2 aprile 2019, la Corte d’appello di Bologna annullava il licenziamento intimato da Isi Plast s.p.a. il 30 ottobre 2017 per giusta causa (con raccomandata a mano, confermata da telegramma del giorno successivo) a B.I. e condannava la società datrice alla sua reintegrazione nel posto di lavoro, nonché al pagamento di un’indennità risarcitoria, pari all’ultima retribuzione globale di fatto, dal licenziamento alla reintegrazione in misura non superiore a dodici mensilità, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali: così riformando la sentenza di primo grado, che, come l’ordinanza opposta ai sensi della L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 51, aveva rigettato il ricorso del lavoratore.

2. Preliminarmente ritenuta l’ammissibilità del reclamo del lavoratore, la Corte felsinea ne riteneva pure la fondatezza, per insussistenza degli addebiti disciplinari effettivamente contestati, avendo il predetto tempestivamente comunicato documentazione idonea alla giustificazione delle assenze dal 28 agosto al 2 settembre 2017 (certificazione con traduzione giurata dal francese di distorsione della caviglia destra con prognosi di otto giorni decorrente dal 27 agosto 2017) e del 4 settembre 2017 (certificato medico a mezzo fax del giorno successivo indicante l’inizio della malattia il 4 settembre 2017 con prognosi fino all’8 settembre 2017).

3. Essa rendeva pertanto la pronuncia suindicata, senza alcuna detrazione dall’indennità risarcitoria, in assenza di aliunde perceptum per la prestazione di attività lavorativa soltanto dopo oltre un anno dall’avvenuto licenziamento (con contratto a termine del novembre 2018).

4. Con atto notificato il 31 maggio 2019, la società ricorreva per cassazione con nove motivi, illustrati da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c., cui il lavoratore resisteva con controricorso.

5. Il P.G. rassegnava conclusioni scritte, a norma del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8 bis, inserito da L. Conv. n. 176 del 2020, che ribadiva in presenza alla pubblica udienza, per la deroga introdotta dal D.L. n. 105 del 2021, art. 7.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 434 c.p.c., art. 111 Cost., per inammissibilità del reclamo, preliminarmente eccepita, in assenza di esplicita indicazione delle parti e delle modifiche richieste nella ricostruzione del fatto della sentenza impugnata, nonché delle circostanze da cui sarebbe derivata la violazione di legge denunciata e la loro rilevanza.

2. Con il secondo, essa deduce nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., art. 2909 c.c., anche come error in iudicando, per vizio di ultrapetizione della sentenza, impugnata soltanto limitatamente alle condotte contestate, così come sintetizzate dal Tribunale nella lettera a) dell’ordinanza, estrapolate da quella parte della missiva di contestazione ritenute ad essa estranee, anche in violazione del giudicato interno su di esse formatosi.

3. Essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono inammissibili.

4. I due motivi difettano di specificità, in violazione della prescrizione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 6, in assenza di trascrizione degli atti processuali, in particolare della sentenza di primo grado e dell’atto di appello, così da consentirne la verifica in concreto del paradigma delineato dagli artt. 342 e 434 c.p.c. e soprattutto di apprezzare la specificità delle censure (Cass. 29 settembre 2017, n. 22880; Cass. 4 febbraio 2019, n. 3194), se correttamente articolate in modo da contrapporsi, in virtù di compiute argomentazioni, alla motivazione della sentenza impugnata, mirando ad incrinarne il fondamento logico-giuridico (Cass. s.u. 9 novembre 2011, n. 23299; Cass. 22 settembre 2015, n. 18704; Cass. 15 giugno 2016, n. 12280).

5. Con il terzo motivo, la ricorrente deduce nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., per omessa pronuncia sulle istanze istruttorie dedotte in memoria di costituzione nel giudizio di opposizione in primo grado e reiterate in quella in sede di reclamo.

6. Esso è infondato.

7. Posto che ricorre un vizio di omessa pronuncia, quando sia omessa qualsiasi decisione su un capo di domanda, per tale intendendosi ogni richiesta delle parti diretta ad ottenere l’attuazione in concreto di una volontà di legge che garantisca un bene all’attore o al convenuto e, in genere, ogni istanza che abbia un contenuto concreto formulato in conclusione specifica sulla quale debba essere emessa pronuncia di accoglimento o di rigetto (Cass. 16 maggio 2012, n. 7653; Cass. 27 novembre 2017, n. 28308; Cass. 16 luglio 2018, n. 18797), esso non sussiste nel caso di specie.

7.1. Ed infatti, la Corte bolognese ha rigettato esplicitamente l’istanza di interrogatorio formale (al secondo capoverso di pg. 5 della sentenza) e implicitamente quelle di esibizione documentale (a pg. 7 e ultimo capoverso di pg. 8 della sentenza).

8. Con il quarto motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 1227 c.c., artt. 115,116,132 c.p.c., art. 111 Cost., per avere la Corte territoriale rigettato l’istanza di interrogatorio formale con laconica e sintetica motivazione erronea, essendo stato soltanto parzialmente accertato il difetto di aliunde perceptum, limitato al Centro dell’Impiego, che registra i soli rapporti lavorativi subordinati e non di altro tipo, senza poi compiere alcuna verifica (in ordine alla preordinazione dal lavoratore delle assenze) in merito al suo biglietto di viaggio di andata per e di ritorno dalla Tunisia.

9. Con il quinto, essa deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1175,1176,1227,2104,2106,1374,1375 c.c., artt. 115,116 c.p.c., art. 111 Cost., per mancata ammissione delle istanze istruttorie dedotte, rilevanti per la decisione, anche in riferimento all’aliunde percipiendum.

10. Con il sesto motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli stessi articoli, come vizio motivo, per omesso esame dei fatti decisivi per il giudizio oggetto delle istanze istruttorie.

11. Anch’essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono infondati.

12. Non si configurano le violazioni di norme di diritto, soltanto formalmente denunciate, non conformate al requisito loro proprio di deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge, implicante un problema interpretativo; nel caso di specie, esse veicolano piuttosto l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerente alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, solo sotto l’aspetto del vizio di motivazione (Cass. 11 gennaio 2016, n. 195; Cass. 13 ottobre 2017, n. 24155; Cass. 5 febbraio 2019, n. 3340), ovviamente nei limiti del novellato testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: qui non ricorrente in assenza di un fatto storico, posto che le censure vertono sulla contestazione della valutazione delle risultanze istruttorie (Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053).

12.1. Ma neppure ricorre una motivazione inesistente o meramente apparente, risultando essa congrua e adeguata (a pg. 7 e ultimo capoverso di pg. 8 della sentenza), avendola pure la stessa ricorrente qualificata semplicemente laconica e sintetica.

13. Con il settimo motivo, la ricorrente deduce nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c.; in subordine, violazione e falsa applicazione (o vizio motivo per omesso esame) della L. n. 300 del 1970, artt. 7, 18, del CCNL Gomma Plastica Industria, degli artt. 1175,1176,1227,2104,2106,1374,1375 c.c., artt. 115,116 c.p.c., art. 111 Cost., per non corretta riduzione alle sole due circostanze addebitate della più ampia lettera di contestazione (integralmente trascritta), sull’artificiosa distinzione di una prima parte di premessa, ritenuta priva di contenuto disciplinare, senza alcun accertamento al riguardo, invece rilevante ai fini del pieno inquadramento del comportamento complessivo del lavoratore, che già dall’inizio del mese di agosto aveva predisposto la sua assenza ingiustificata; con mancata comunicazione, a termini di legge e di contratto collettivo (art. 39, comma 1 CCNL cit.), dell’assenza del 4 settembre 2017.

14. Esso è inammissibile.

15. Il mezzo confuta l’interpretazione della lettera di contestazione, che è riservata esclusivamente al giudice di merito, senza neppure alcuna deduzione dei canoni interpretativi che sarebbero stati violati, né tanto meno specificazione delle ragioni né del modo in cui si sarebbe realizzata l’asserita violazione (Cass. 14 giugno 2006, n. 13717; Cass. 21 giugno 2017, n. 15350); e tali canoni ermeneutici in materia contrattuale si osservano pure, in quanto compatibili, nell’interpretazione degli atti unilaterali, a norma dell’art. 1324 c.c. (Cass. 30 maggio 2018, n. 13667; Cass. 14 novembre 2013, n. 25608).

15.1. Inoltre, la parte della censura riguardante la tardiva comunicazione dell’assenza del 4 settembre 2017, introduce una questione implicante un accertamento in fatto, di cui la sentenza non ha trattato, né la ricorrente ha indicato in quale atto del giudizio di merito l’abbia prospettata: così caratterizzandosi per un profilo di novità, che ne comporta l’inammissibilità (Cass. 22 dicembre 2005, n. 28480; Cass. 13 dicembre 2019, n. 32804).

16. Con l’ottavo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., artt. 1175,1176,1227,2104,2106,1374,1375 c.c., artt. 115,116,132 c.p.c., art. 111 Cost., per erronea adesione della pronuncia della Corte d’appello alla domanda proposta dal lavoratore con il reclamo, di censura della sentenza del Tribunale in quanto essenzialmente fondata sulla ravvisata rilevanza delle condotte descritte nella premessa della lettera di contestazione, invece ritenuta priva di un tale valore.

17. Anch’esso è affetto da inammissibilità, direttamente derivante da quella del precedente motivo, di censura dell’interpretazione giudiziale della lettera di contestazione.

18. Infine, con il nono motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1175,1176,1227,2104,2106,1374,1375 c.c., L. n. 300 del 1970, artt. 7, 18, del CCNL Gomma – Plastica Industria, degli artt. 115,116 c.p.c., art. 111 Cost., per erronea assunzione di insussistenza delle (sole due) assenze dal 28 agosto al 2 settembre 2017 e del 4 settembre 2017, sulla base di documentazione inidonea alla loro certificazione, senza un loro inserimento nel contesto complessivo del comportamento del lavoratore, pure oggetto di (non considerata) contestazione, di grave scorrettezza e mala fede, oltre che di pregiudizio per la società datrice, per la precostituzione di un periodo di assenza ingiustificata dal lavoro, in concomitanza con la chiusura feriale estiva, risultante dall’acquisto in largo anticipo di un biglietto di andata e ritorno per e dalla Tunisia.

19. Anch’esso è inammissibile.

20. Neppure qui si tratta di formulazione in senso proprio dell’error in iudicando formalmente denunciato (Cass. 11 gennaio 2016, n. 195; Cass. 13 ottobre 2017, n. 24155; Cass. 5 febbraio 2019, n. 3340), che in realtà maschera una rivisitazione del merito, basata su una diversità di valutazione delle risultanze istruttorie e nella ricostruzione del fatto, insindacabili in sede di legittimità (Cass. 6 aprile 2011, n. 7921; Cass. 7 aprile 2017, n. 9097; Cass. 7 dicembre 2017, n. 29404).

21. Dalle superiori argomentazioni discende allora il rigetto del ricorso, con la regolazione delle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza e con raddoppio del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (Cass. s.u. 20 settembre 2019, n. 23535).

PQM

La Corte

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 200,00 per esborsi e Euro 5.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso per spese generali 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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