Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3251 del 10/02/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/02/2021, (ud. 21/10/2020, dep. 10/02/2021), n.3251

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1331-2014 proposto da:

L.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA F. GALIANI

68, presso lo studio dell’avvocato PIETRO SELICATO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIO DE BELLIS;

– ricorrente-

e contro

F.V., C.G.

– intimati –

Nonchè da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

sul ricorso 7719-2014 proposto da:

C.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L. CARO 62,

presso lo studio dell’avvocato SIMONE CICCOTTI, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

F.V.;

– intimati –

e contro

L.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA F. GALIANI

68, presso lo studio dell’avvocato PIETRO SELICATO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIO DE BELLIS;

– resistente –

avverso la sentenza n. 76/2013 della COMM.TRIB.REG. di MILANO,

depositata il 22/05/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/10/2020 dal Consigliere Dott. FEDERICI FRANCESCO.

 

Fatto

PREMESSO

che:

L.C. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza n. 76/05/2013, depositata il 22 maggio 2013 dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia, con la quale, in riforma della pronuncia del giudice di primo grado, era stato rigettato il ricorso introduttivo del contribuente avverso l’avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle entrate relativamente all’Irpef degli anni 2002 e 2003.

Il contenzioso traeva origine da indagini penali per il reato di truffa, a carico del L. e di altri cinque soggetti ( Ch.Ma., P.C., C.G., F.V., M.L.C.), e dalle indagini fiscali conseguite alla prospettazione, da parte dei militari verificatori della GdF, della costituzione di una società di fatto, con a capo Ch.Ma. e altri soci, dediti ad operazioni immobiliari illecite, consistenti nell’ottenimento di mutui dagli istituti di credito, anche con l’allegazione di documentazioni reddituali false, perizie estimative di immobili sopravvalutati, e pagamento di sole poche rate, così da procurarsi, a titolo di profitto, le restanti somme dei mutui concessi e non più restituiti. Nella struttura sociale così prospettata il L. era il perito preposto alla formazione di perizie di stima infedeli. Alla notifica degli atti impositivi nei confronti di tutti i soggetti erano seguiti i ricorsi di alcuni dei contribuenti, tra cui il L., che riuniti dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Varese avevano trovato accoglimento con la sentenza n. 132/07/2011.

Nel successivo grado d’appello, introdotto dall’Amministrazione finanziaria, la Commissione tributaria regionale della Lombardia, con la decisione ora al vaglio della Corte, aveva accolto l’impugnazione, riformando la sentenza del giudice provinciale e rigettando dunque i ricorsi dei contribuenti. Il giudice d’appello ha ritenuto che non poteva escludersi la società di fatto occulta e che il L. ne fosse partecipe.

Il L. ha censurato la sentenza con due motivi:

con il primo ha denunciato la violazione e falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per l’omessa valutazione degli elementi acquisiti in sede penale, in particolare l’omessa indicazione degli elementi indiziari posti a carico del L.;

con il secondo per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, mancando nella sentenza ogni concreto riferimento ai fatti posti a fondamento della esistenza di una società di fatto e, per quanto qui di assorbente interesse, ai fatti fondanti la partecipazione del L. alla suddetta società.

Ha dunque chiesto la cassazione della sentenza, con decisione nel merito, in subordine il rinvio del giudizio alla Commissione tributaria regionale per il riesame della controversia.

L’Agenzia delle entrate si è costituita contestando il ricorso, di cui ha chiesto il rigetto. Con ricorso incidentale ha inoltre evidenziato che la decisione, laddove in parte motiva aveva accolto esplicitamente gli appelli delle direzioni provinciali di Trento e di Varese, senza invece menzionare quella di Mantova, ed in dispositivo aveva accolto indistintamente gli appelli di tutte le direzioni, ha manifestato un contrasto tra motivazione e dispositivo, incorrendo in un vizio di validità. A tal fine ha dunque chiesto l’annullamento della decisione in riferimento a tale vizio, con ogni conseguenziale statuizione.

Con autonomo ricorso C.G. ha impugnato la medesima sentenza, nella quale la Commissione regionale ha ritenuto che non poteva escludersi la società di fatto occulta e che la C. ne fosse partecipe.

La ricorrente ha censurato la sentenza affidandosi a quattro motivi:

con il primo ha denunciato la nullità della sentenza per violazione degli artt. 101,292,343 c.p.c., del D.Lgs. 22 dicembre 1986, n. 546, artt. 49 e 54, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per omessa notifica dell’appello incidentale della Agenzia delle entrate – Direzione provinciale di Mantova;

con il secondo ha denunciato la nullità della decisione per violazione dell’art. 132 c.p.c., art. 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per motivazione apparente;

con il terzo per violazione degli art. 116 c.p.c. e art. 2247 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per l’omessa valutazione degli elementi acquisiti in sede penale;

con il quarto per motivazione insussistente o contraddittoria su un punto decisivo per la controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;

Ha dunque chiesto la cassazione della sentenza, con rinvio alla Commissione tributaria regionale per il riesame della controversia.

L’Agenzia delle entrate si è costituita contestando il ricorso, di cui ha chiesto il rigetto.

Nella memoria depositata dalla C. ai sensi dell’art. 378 c.p.c. (più correttamente ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c.), la ricorrente ha riferito di aver definito la propria posizione ai sensi del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 3, conv. con modif. in L. 17 dicembre 2018, n. 136.

Entrambi i processi sono stati trattati e decisi nell’adunanza camerale del 21 ottobre 2020.

Diritto

CONSIDERATO

che:

In via preliminare, secondo quanto prescritto dall’art. 335 c.p.c., deve provvedersi alla riunione dei due giudizi, essendo state proposte le due impugnazioni separatamente ma contro la stessa sentenza. Per l’effetto il procedimento iscritto con RGN n. 7719/2014 va riunito a quello riportato con RGN 1331/2014.

Peraltro, prospettandosi la risoluzione di questioni afferenti la configurabilità di una società di fatto, è manifesta la sussistenza di un litisconsorzio necessario tra coloro che sono stati indicati come soci della compagine sociale, ossia, dalla lettura della sentenza impugnata, i Sigg. Ch.Ma., P.C., C.G., F.V., M.L.C..

A tal fine si è infatti ritenuto che nel processo tributario la controversia relativa alla configurabilità o meno di una società di fatto comporta il litisconsorzio necessario di tutti i soggetti coinvolti, che sussiste, oltre che nelle ipotesi espressamente previste dalla legge, nei casi in cui, per la particolare natura o configurazione del rapporto giuridico dedotto in giudizio e per la situazione strutturalmente comune ad una pluralità di soggetti, la decisione non possa conseguire il proprio scopo se non sia resa nei confronti di tutti (Cass., 25/06/2014, n. 14387; 27/09/2018, n. 23261). Ebbene, mentre i Sig.ri L. e C. sono i ricorrenti dei giudizi ora riuniti, e mentre dall’intestazione della decisione impugnata emerge che nella controversia è stato coinvolto anche il F.V., non risultano essere stati mai coinvolti II Ch., la P. e il M.. Ne discende dunque il mancato rispetto del litisconsorzio con costoro e la conseguente nullità del processo.

La sentenza va dunque cassata e rinviata alla Commissione tributaria provinciale di Varese, ai fine dell’integrazione del contraddittorio. La medesima Commissione provvederà ad esaminare la regolarità del procedimento di definizione agevolata prodotto dalla C..

PQM

Riunisce al presente il procedimento portante il numero di RGN 7719/2014. Cassa la sentenza e rinvia alla Commissione tributaria provinciale di Varese.

Così deciso in Roma, il 21 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2021

 

 

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