Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32503 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 03/06/2021, dep. 08/11/2021), n.32503

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6382/2015 proposto da:

P.A., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONIO MEDIATI;

– ricorrente –

contro

I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI

INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144,

presso lo studio degli avvocati LUCIANA ROMEO, LUCIA PUGLISI, che lo

rappresentano e difendono;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1743/2014 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 02/12/2014 R.G.N. 1282/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/06/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI CAVALLARO.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 2.12.2014, la Corte d’appello di Reggio Calabria, in riforma della pronuncia di primo grado, ha rigettato la domanda di P.A. volta al riconoscimento dell’aggravamento della malattia professionale (ipoacusia) per la quale gli era stata concessa rendita;

che avverso tale pronuncia P.A. ha proposto ricorso per cassazione, deducendo due motivi di censura;

che l’INAIL ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con i due motivi di censura, il ricorrente denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia e violazione di norme di diritto per non avere il CTU di seconde cure motivato le conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e per avere la Corte di merito motivato in modo contraddittorio rispetto alle risultanze processuali e alla CTU espletata in primo grado, che, applicando le tabelle di cui a D.Lgs. n. 38 del 2000, in dipendenza del tempo dell’aggravamento, ancorché la malattia professionale avesse decorrenza da data anteriore alla loro entrata in vigore, aveva riconosciuto l’aggravamento dell’ipoacusia in misura pari al 35%;

che è consolidato il principio secondo cui il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e implica necessariamente un problema interpretativo della stessa, mentre l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, sottratta al sindacato di legittimità se non nei ristretti limiti dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (cfr. tra le più recenti Cass. nn. 24155 del 2017, 3340 del 2019);

che, nella specie, il motivo di censura concernente la supposta violazione di legge incorre precisamente nella confusione dianzi chiarita, dal momento che, pur essendo formulato con riguardo ad una presunta violazione delle tabelle allegate al D.Lgs. n. 38 del 2000, pretende di criticare l’accertamento di fatto che la Corte territoriale, avvalendosi di una CTU, ha compiuto al fine di escludere in radice il lamentato aggravamento della malattia professionale;

che del pari inammissibile, per difetto di specificità, è la censura ex art. 360 c.p.c., n. 5 (peraltro erroneamente definita in relazione al testo della disposizione vigente anteriormente alla modifica disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv. con L. n. 134 del 2012), non essendo stato trascritto nel ricorso per cassazione né il contenuto dell’elaborato peritale oggetto di critica né quello di primo grado né la documentazione sanitaria ivi richiamata ed essendo per contro consolidato il principio di diritto secondo cui il ricorrente, che denunci ex art. 360 c.p.c., n. 5, l’erroneità di una CTU è anzitutto onerato, a pena di inammissibilità del ricorso, della trascrizione integrale nel ricorso almeno dei passaggi salienti e non condivisi della relazione (Cass. nn. 16368 del 2014, 11482 del 2016, 30488 del 2019), fermo restando che, a seguito della cennata riformulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, non è deducibile per cassazione la deficienza argomentativa della decisione in punto di recepimento delle conclusioni della CTU, esigendosi piuttosto l’indicazione delle circostanze secondo le quali quel recepimento, sulla base delle modalità con cui si è svolto, si sia tradotto nell’omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione fra le parti (così Cass. n. 18391 del 2017, 14599 del 2021);

che il ricorso, pertanto, va dichiarato inammissibile, provvedendosi come da dispositivo sulle spese del giudizio di legittimità, giusta il criterio della soccombenza;

che, in considerazione della declaratoria d’inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 3 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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