Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32500 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 21/04/2021, dep. 08/11/2021), n.32500

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4023/2016 proposto da:

S.G.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

GUGLIELMO MARCONI 94, presso lo studio dell’avvocato IVANO

GIACOMELLI, rappresentata e difesa dall’avvocato GIOVANNI CRIMI;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati

ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE,

GISEPPE MATANO, ESTER ADA SCIPLINO;

– controricorrente –

e contro

C.F.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 909/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 29/07/2015 R.G.N. 234/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/04/2021 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza n. 909 del 2015, la Corte di Appello di Palermo, in riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda svolta dall’attuale ricorrente, nei confronti dell’INPS e di C.F., per il riconoscimento della pensione di reversibilità, la condanna del predetto C., datore di lavoro del coniuge deceduto, alla regolarizzazione contributiva e per la costituzione della rendita vitalizia;

2. il giudice di primo grado aveva dichiarato la parte decaduta dall’azione giudiziaria per il riconoscimento della pensione di reversibilità, ritenuto proponibile la domanda di costituzione della rendita vitalizia, acquisita la prova del pregresso rapporto lavorativo e, per essere maturata la prescrizione dei contributi omessi, aveva condannato l’INPS a corrispondere la prestazione correlata al rapporto di lavoro accertato, con rimborso, a carico del C., dell’onere economico sopportato dalla S. per la costituzione della prescritta riserva matematica;

3. la Corte di merito, in accoglimento del gravame principale svolto dall’INPS, riteneva assorbente la maturata decadenza in ordine alla domanda di costituzione della rendita vitalizia, per essere decorso, alla data di proposizione del ricorso (2 luglio 2013), il termine triennale computato a partire dal termine massimo di esaurimento del procedimento amministrativo sulla relativa domanda amministrativa (del 20 agosto 2009, in riferimento alla quale il diniego amministrativo era intervenuto il 12 novembre 2013, pendente il giudizio di primo grado);

4. la doglianza svolta con il gravame incidentale dall’attuale ricorrente per la mancata condanna del C. alla regolarizzazione contributiva per avere il giudice di primo grado, acquisita la prova del pregresso rapporto lavorativo nel periodo 23 giugno 1998/30 agosto 2000 (ad eccezione del periodo tra 6 e 21 settembre 1999), ritenuto prescritto l’onere contributivo – veniva rigettata dalla Corte di merito, per decorso del termine quinquennale di prescrizione (la prima richiesta rivolta al datore di lavoro risaliva al 6 giugno 2009);

5. ancora, quanto al gravame incidentale avverso l’affermata improponibilità della domanda per il riconoscimento del diritto alla pensione di reversibilità, la Corte di merito riteneva non dedotto alcun elemento utile, pertinente e idoneo ad infirmare la declaratoria di improponibilità per il vano decorso del termine di cui al D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 (in riferimento alla domanda amministrativa del 22 luglio 2003 proposta dalla coniuge superstite);

6. avverso tale sentenza S.G.D. ha proposto ricorso, affidato a due motivi, al quale ha opposto difese l’INPS, con controricorso; C.F. è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

7. con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 112,333, c.p.c., L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9, D.P.R. n. 227 del 1970, art. 47, artt. 1175,1176,2116 c.c. e si assume che l’INPS, ricevuta comunicazione dell’omissione contributiva, anche da parte del superstite del lavoratore, sia obbligato a riscuotere il credito e a provvedere alla regolarizzazione della posizione assicurativa del lavoratore; che, incontestati i contributi settimanali di 5 anni e 4 mesi maturati dal de cuius, con l’accredito dei contributi scattava il diritto alla pensione di reversibilità e, quanto alla prescrizione, la denuncia della superstite, il 22 luglio 2003 e, ancora, il 15 giugno 2009, rendeva applicabile la prescrizione decennale alla stregua della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9, come peraltro confermato da missiva dell’INPS (del 20 dicembre 2012) il cui tenore escludeva che i contributi fossero prescritti, e conseguentemente l’INPS, anche in considerazione dell’incapienza patrimoniale del datore di lavoro, accertata con la sentenza di primo grado, avrebbe dovuto erogare la prestazione richiesta; che la richiesta di accredito dei contributi, non soggetta ad alcun termine di decadenza, non può formare oggetto di domanda amministrativa ed è inapplicabile il D.P.R. n. 227 del 1970 cit., art. 47; che con l’accredito automatico dei contributi la coniuge ed erede del lavoratore acquisisce il diritto alla pensione di reversibilità e ha inoltre errato la Corte di merito nel ritenere necessaria la richiesta del lavoratore al datore di lavoro della regolarizzazione contributiva, in ogni caso formulata;

8. con il secondo motivo si deduce violazione del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 e della L. n. 1338 del 1962, art. 13 e si assume che la domanda di costituzione della rendita vitalizia non è soggetta al termine di decadenza previsto dal D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, per le controversie in materia di trattamenti pensionistici, come confermato dalla L. n. 1138 del 1962, art. 13, che, per l’esercizio del diritto non indica alcun termine di prescrizione e la pretesa può essere fatta valere in ogni tempo, anche dai superstiti del lavoratore;

9. il primo motivo è da rigettare;

10. l’ampia censura svolta con il primo motivo è volta a sentire affermare la regola del diritto del coniuge superstite a percepire la pensione di reversibilità con l’accredito automatico dei contributi omessi a decorrere dalla domanda amministrativa con argomentazioni già svolte innanzi al giudice del gravame ma la sintesi così descritta si risolve in argomentazioni difensive in ordine alla protezione del diritto del lavoratore alla posizione assicurativa che non incrinano in alcun modo la sentenza impugnata che ha confermato la declaratoria di improponibilità per il vano decorso del termine di cui al D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, decorrente, al più tardi, dalla scadenza dei termini legali previsti per l’esaurimento del procedimento amministrativo (ampiamente decorso tra la domanda amministrativa del 22 luglio 2003 e la proposizione dell’azione, in data 2 luglio 2013, come rilevato dalla Corte territoriale);

11. nondimeno va rammentato, a fronte degli ampi argomenti spesi nel senso dell’affermazione del diritto al trattamento pensionistico ai superstiti per effetto di un automatico accredito dei contributi omessi, che è consolidato nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui, in caso di omesso versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, il nostro ordinamento non prevede un’azione dell’assicurato volta a condannare l’ente previdenziale alla regolarizzazione della sua posizione contributiva, nemmeno nell’ipotesi in cui l’ente previdenziale, che sia stato messo a conoscenza dell’inadempimento contributivo prima della decorrenza del termine di prescrizione, non si sia tempestivamente attivato per l’adempimento nei confronti del datore di lavoro obbligato, residuando unicamente in suo favore il rimedio risarcitorio di cui all’art. 2116 c.c. e la facoltà di chiedere all’INPS la costituzione della rendita vitalizia L. n. 1338 del 1962, ex art. 13 (fra tante, Cass. n. 6569 del 2010; Cass. n. 3491 del 2014, Cass. nn. 2164 e 6722 del 2021);

12. il secondo motivo, incentrato sulla questione della non assoggettabilità della domanda di rendita vitalizia alla decadenza D.P.R. n. 639 del 1970, ex art. 47, è da accogliere;

13. il D.P.R. n. 639 del 1970, citato art. 47, come più volte statuito da questa Corte di legittimità, è dettato a protezione dell’interesse pubblico alla definitività e certezza delle determinazioni concernenti erogazioni di spese gravanti su bilanci pubblici (Cass. nn. 12508 del 2000, 18528 del 2011, 3990 del 2016, 28639 del 2018; da ultimo, 5820 del 2021);

14. è consolidato il principio secondo cui la decadenza dall’azione giudiziaria prevista dal citato art. 47, nel testo sostituito dal D.L. n. 384 del 1992, art. 4 (conv. con L. n. 438 del 1992), per l’ampio riferimento alle controversie in materia di trattamenti pensionistici in esso contenuto, comprende tutte le domande giudiziarie in cui venga in discussione l’acquisizione del diritto a pensione ovvero la determinazione della sua misura, così da doversi ritenere incluso, nella previsione di legge, anche l’accertamento relativo alla consistenza dell’anzianità contributiva utile per beneficiare di un sistema più favorevole di calcolo della contribuzione, ad esempio alla stregua della L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8 (v., fra tante, Cass. n. 11183 del 2019 ed ivi ulteriori precedenti);

15. non viene in rilievo, nella specie, una prestazione pensionistica sibbene il detrimento pensionistico conseguente all’intervenuto omesso versamento dei contributi dovuti, detrimento che, ricorrendone gli specifici presupposti, può essere eliminato attraverso la costituzione della rendita vitalizia;

16. come affermato da Cass. n. 12213 del 2004 l’omissione contributiva produce un pregiudizio patrimoniale, a carico del prestatore di lavoro, distinto in due tipi di danno: la perdita, totale o parziale, della prestazione previdenziale pensionistica, che si verifica al raggiungimento dell’età pensionabile, e la necessità di costituire la provvista necessaria ad ottenere il beneficio economico corrispondente alla pensione, attraverso una previdenza sostitutiva ed eventualmente pagando quanto occorre a costituire la rendita di cui all’art. 13 cit. (v., sul duplice pregiudizio patrimoniale prodotto al lavoratore dall’omissione contributiva, da ultimo, Cass. n. 18661 del 2020 ed ivi ulteriori precedenti);

17. dall’art. 13 cit., che permette al lavoratore di chiedere che il datore versi la provvista per la costituzione della rendita, come affermato da Cass. n. 12213 del 2004 cit., si evince la natura di risarcimento in forma specifica del danno da omissione contributiva e gli approdi ermeneutici, da Cass. Sez. Un. 3678 del 2009 fino a Cass. n. 17320 del 2020, che hanno affermato la necessità del litisconsorzio necessario con l’ente previdenziale nella controversia in cui si lamenti, da parte del lavoratore, il mancato versamento della contribuzione correlata da parte del datore di lavoro, hanno definito l’azione per la costituzione della rendita vitalizia come azione risarcitoria (v. anche Cass. n. 2630 del 2014);

18. non si verte, dunque, per poter invocare l’estensione del regime decadenziale, nell’ambito della protezione dell’interesse pubblico alla definitività e certezza delle determinazioni concernenti erogazioni di spese gravanti su bilanci pubblici (fra tante, Cass. n. 13630 del 2020), controvertendosi, nella vicenda che qui occupa, del diritto potestativo alla costituzione della rendita vitalizia, a spese del datore di lavoro, istituto di carattere generale dell’assicurazione obbligatoria al fine di costituire la provvista per il beneficio sostitutivo della pensione correlato al diritto al recupero dei contributi da parte dell’INPS per l’accantonamento necessario alla costituzione della riserva matematica nel relativo fondo di destinazione (arg. da Cass., Sez. Un., n. 21302 del 2017, in tema di regolazione della giurisdizione sulla domanda di accertamento del diritto alla costituzione della rendita vitalizia sensi della L. n. 1338 del 1962, art. 13, strumentale alla costituzione della riserva matematica per la regolarizzazione della posizione contributiva);

19. l’azione nella quale vengono in gioco l’interesse del lavoratore alla realizzazione dei presupposti della tutela assicurativa (con la condanna dell’INPS alla costituzione della rendita vitalizia e del datore di lavoro inadempiente al versamento della riserva matematica), l’interesse dell’INPS a limitare il riconoscimento della rendita vitalizia ai casi di esistenza certa, e non fittizia, di rapporti di lavoro e, infine, l’interesse del datore di lavoro a non trovarsi esposto, ove il giudizio si svolga in sua assenza, agli effetti pregiudizievoli di un giudicato ai suoi danni a causa del riconoscimento di un inesistente rapporto lavorativo, lontano nel tempo, è affatto estranea, per la sua natura risarcitoria, sia al novero dei trattamenti pensionistici stricto sensu sia all’ambito dei benefici contributivi speciali idonei a incrementare, a totale carico del sistema previdenziale pubblico, le provvidenze spettanti all’assicurato;

20. in conclusione, l’azione per la costituzione della rendita vitalizia, con onere per il datore di lavoro di versare la riserva matematica per costituire la provvista per il beneficio sostitutivo della pensione, non è assoggetta a decadenza – che avrebbe come conseguenza normale e indefettibile, l’estinzione definitiva del diritto che ne è oggetto e l’impossibilità di conseguirlo mediante una nuova domanda – ma a prescrizione trattandosi di un credito risarcitorio (v. Cass. n. 31184 del 2017;

21. il secondo motivo del ricorso va, dunque, accolto e l’impugnata sentenza va cassata in relazione al motivo accolto e, per essere necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va rinviata alla Corte di appello di Palermo che, in diversa composizione, procederà a un nuovo esame della fattispecie, facendo applicazione dei principi sopra esposti;

22. al giudice del rinvio è demandata anche la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso, rigettato il primo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia a Palermo, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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