Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32498 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 14/04/2021, dep. 08/11/2021), n.32498

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25926/2017 proposto da:

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI

PORTOGHESI 12;

– ricorrente –

contro

S.M.P.A., domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato ANGELO LATINO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 866/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 10/05/2017 R.G.N. 1691/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/04/2021 dal Consigliere Dott. PAOLO NEGRI DELLA TORRE.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

che S.M.P.A., già in servizio presso il Comune di Milano con inquadramento nell’Area C, posizione economica C2, del c.c.n.l. Comparto Regioni Autonomie Locali, ha agito in giudizio nei confronti dell’Agenzia delle Dogane, alla quale era transitata per mobilità volontaria ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 30, per ottenere l’accertamento del proprio diritto all’attribuzione dell’Area II, fascia retributiva F4 (a decorrere dal 19/10/2010), in luogo dell’Area II, fascia retributiva F3, che le era stata assegnata dalla nuova Amministrazione al momento del passaggio;

– che l’adito Tribunale di Milano ha accolto il ricorso;

– che con sent. n. 866/2017, depositata il 10 maggio 2017, la Corte di appello di Milano ha confermato la decisione di primo grado, osservando che: (a) il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 30, delinea una cessione di contratto, così come precisato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 26420/2006; (b) il contratto ceduto dall’una all’altra Amministrazione deve essere considerato nella sua unitarietà e cioè comprensivo di tutti gli effetti giuridici ed economici goduti dal lavoratore presso l’Amministrazione cedente, alla data di assunzione da parte della cessionaria, disponendo l’art. 30 cit. la trasposizione del contratto ceduto con l’esatta corrispondenza fra la posizione di provenienza e quella di destinazione; (c) il D.P.C.M. n. 446 del 2000 e le relative tabelle di equiparazione professionale, pur non direttamente applicabili alla fattispecie dedotta in giudizio, costituiscono, tuttavia, utile parametro di riferimento per una corretta applicazione della norma; (d) tenuto conto di tali tabelle, l’inquadramento presso l’ente locale nell’Area C, pos. economica C2, era da intendersi corrispondente, nella classificazione dell’Agenzia, a quello in Area II, fascia retributiva F4 (e non F3);

– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con unico motivo, cui ha resistito la S. con controricorso;

rilevato:

che con il motivo proposto, deducendo violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 30 e 52, artt. 1406 e 1372 c.c. e dell’art. 17 c.c.n.l. Agenzie Fiscali, nonché violazione dell’art. 112 c.p.c., la ricorrente censura la sentenza di appello per non avere verificato in concreto, erroneamente applicando la norma dell’art. 30, comma 2-bis, quali fossero le mansioni effettivamente svolte dalla lavoratrice nell’ente di provenienza e a quale profilo professionale le medesime corrispondessero nell’organizzazione dell’ente di destinazione, limitandosi ad applicare un meccanismo di corrispondenze derivato da tabelle astratte e comunque, in quanto normativa speciale dettata per il trasferimento di personale dall’Agenzia del Territorio agli Enti locali, non estensibili analogicamente alle altre Agenzie del Comparto; censura inoltre la sentenza per non avere pronunciato sulla questione della sottoscrizione, da parte della S., di un contratto con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel quale la dipendente aveva espressamente accettato la posizione economica attribuitale;

osservato:

che il motivo proposto non può essere accolto, in quanto infondato e, relativamente alla censura di omessa pronuncia, inammissibile;

– che infatti questa Corte, esaminando fattispecie analoghe (cfr., fra le decisioni più recenti, Cass. n. 6220/2021), ha respinto i ricorsi dell’Agenzia delle Dogane, osservando, in sintesi, che l’espressione di carattere atecnico “passaggio diretto”, contenuta nel D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 30, non qualifica un particolare tipo contrattuale civilistico, ma solamente, nel settore del pubblico impiego privatizzato, uno strumento attuativo del trasferimento del personale, da un’Amministrazione ad un’altra, trasferimento caratterizzato da una modificazione meramente soggettiva del rapporto e condizionato da vincoli precisi concernenti la conservazione dell’anzianità, della qualifica e del trattamento economico, che è inquadrabile nella fattispecie della cessione di contratto disciplinata dagli artt. 1406 c.c. e segg., visto che comporta il trasferimento soggettivo del complesso unitario di diritti ed obblighi derivanti dal contratto, lasciando immutati gli elementi oggettivi essenziali;

– che l’individuazione del trattamento giuridico ed economico da applicare ai dipendenti trasferiti – si è ancora aggiunto – deve essere effettuata, sulla base dell’inquadramento presso l’ente di provenienza, nell’ambito della disciplina legale e contrattuale propria del comparto dell’Amministrazione cessionaria, ed a tal fine occorre tener conto anche delle posizioni economiche differenziate, attraverso le quali si realizza, sia pure all’interno dell’area, una progressione di carriera;

– che, del resto, la richiamata disposizione muove anche dalla concreta esigenza di evitare che l’istituto della mobilità tra enti pubblici diversi possa dare luogo a processi di dequalificazione “strisciante” del personale trasferito, atteso che la stessa attribuzione della posizione retributiva, lungi dall’esprimere soltanto un valore economico, è direttamente funzionale alla progressione di carriera e propedeutica ai successivi passaggi di Area;

– che non irrazionale – come ancora si è precisato – è poi l’utilizzo, per il conseguente giudizio di comparazione, del d.p.c.m. 446/2000, apparendo logico che esso, riguardando la confluenza del personale dallo Stato agli enti locali, sia parametro del tutto idoneo quale riferimento per il passaggio inverso;

– che la questione concernente l’avvenuta sottoscrizione di contratto con l’Agenzia da parte della dipendente trasferita (contratto nel quale la S. avrebbe accettato la posizione economica attribuitale) resta assorbita nelle considerazioni svolte dalla Corte a fondamento del rigetto dell’appello e, in ogni caso, non risulta dedotta nell’osservanza del requisito di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, non essendo specificato, mediante la trascrizione dell’atto di gravame e del contratto, se e in quali esatti termini essa sia stata proposta nel giudizio di secondo grado;

– che, come più volte precisato da questa Corte, i motivi del ricorso per cassazione devono investire, a pena di inammissibilità, questioni che siano già comprese nel giudizio d’appello, non essendo prospettabili per la prima volta in sede di legittimità questioni nuove o nuovi temi di contestazione non trattati nella fase di merito, tranne che non si tratti di questioni rilevabili d’ufficio (Cass. n. 907/2018, fra le molte conformi);

ritenuto:

conclusivamente che il ricorso deve essere respinto;

– che le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo;

– che di esse va disposta ex art. 93 c.p.c. la distrazione in favore dell’avv. Angelo Latino, come da sua dichiarazione e richiesta.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 200,00 per esborsi e in Euro 5.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% e accessori di legge, somma da distrarsi in favore dell’avv. A. Latino.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 14 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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