Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32496 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 08/11/2021, (ud. 23/03/2021, dep. 08/11/2021), n.32496

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. VENEGONI Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. R.G. 9684/2014, proposto da:

Fonti di Acquaviva s.r.l., in persona del legale rapp.te p.t.,

rappresentata e difesa dall’avv.to Martielli Vito A., presso il

quale è elettivamente domiciliato in Roma, alla Via Cicerone, 28,

presso lo studio legale Di Benedetto & Associati, giusta mandato

in margine al ricorso

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma via dei Portoghesi n. 12,

presso l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

Avverso la sentenza n. 76/05/13 della Commissione Tributaria

Regionale della Puglia, depositata in data 07/10/2013;

udita la relazione svolta dal Consigliere d’Angiolella Rosita nella

camera di consiglio del 23 marzo 2021.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

La società Fonti di Acquaviva s.r.l. (di seguito società), presentava, per gli anni di imposta 2006, 2007 2008, distinte istanze di interpello disapplicativo, ai sensi della L. 23 dicembre 1994, n. 724, art. 30, comma 4-bis, e del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 37-bis, comma 8, in relazione alla disciplina delle cd. società di comodo, richieste che non venivano accolte dall’Agenzia delle Entrate che, invece, riteneva applicabile la specifica norma antielusiva di cui alla L. n. 724 del 1994, art. 30. Successivamente l’Agenzia delle entrate notificava alla società tre avvisi di accertamento – ciascuno per i diversi anni di imposta – con i quali accertava il reddito presuntivo, applicando la disciplina riguardante le cd. società di comodo, e determinando per i predetti anni di imposta maggiori Ires ed Irap oltre sanzioni.

Avverso tali avvisi di accertamento proponeva ricorso la società contribuente che veniva accolto dalla Commissione Tributaria Provinciale di Bari la quale riteneva che la società non potesse rientrare tra le società cd. di comodo annullando, quindi, la pretesa fiscale.

L’Amministrazione finanziaria interponeva appello, chiedendo la riforma della sentenza di prime cure e la conferma della legittimità del provvedimento di rigetto opposto. La CTR della Puglia accoglieva l’appello, con la sentenza indicata in epigrafe.

Contro” tale sentenza pone ricorso per cassazione la società contribuente, affidato a quattro motivi. Con il primo, la società ricorrente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’insufficiente ed apparente motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui ha ripreso apoditticamente le difese dell’Ufficio evidenziate nell’atto di appello, secondo cui le difficoltà incontrate dalla società nell’avviare l’attività di impresa (imbottigliamento di acque minerali) non escludevano l’applicazione della normativa antielusiva, pur non disponendo risorse necessarie, senza all’uopo considerare le difese articolate dalla società. Col secondo mezzo, denuncia l'”omesso esame circa fatti decisivi del giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti, inerenti la valutazione della situazione oggettiva descritta dalla società ricorrente ai fini della disapplicazione della L. n. 724 del 1994, art. 30″. Col terzo mezzo, la società assume la violazione e falsa applicazione della L. 23 dicembre 1994, n. 724, art. 30, comma 4-bis, in rapporto all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonché del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 72 e art. 53 Cost., deducendo l’errore dei secondi giudici per aver dato rilevanza all'”assenza di valide ragioni economiche a tener in vita tale società” omettendo di considerare i presupposti di legge collegati all’applicazione della normativa in esame. Con l’ultimo mezzo la società deduce la violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 37-bis e 42, per carenza di motivazione degli avvisi di accertamento impugnati, non potendosi considerare risolutiva la motivazione dei secondi giudici che ha rigettato la relativa eccezione di difetto di motivazione d’accertamento, rispetto alle questioni poste dalla società in via pregiudiziale.

L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

La società ha presentato memoria ex art. 380 bis-1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Con la memoria difensiva presentata a ridosso dell’udienza, la

società ricorrente ha eccepito l’efficacia espansiva del giudicato esterno costituito dalle sentenze n. 129/6/2014 della Commissione tributaria regionale della Puglia e n. 3252/2272014 della Commissione tributaria provinciale di Bari.

Deduce all’uopo che, la sentenza n. 129/6/2014, di cui allega l’attestazione di passaggio in giudicato, ha annullato l’avviso di recupero del credito di imposta IVA n. TVFCR0400049/2011, relativo agli anni di imposta 2006 e 2007, fondato sui medesimi avvisi di accertamento per Ires ed Irap oggetto del presente giudizio e relativi agli anni di imposta 2006, 2007 e 2008, ovverossia sull’asserita qualificazione della società Fonti di Acquaviva s.r.l., nel novero delle società non operative. Deduce, altresì, che l’altra sentenza allegata alla memoria, ovvero la sentenza n. 3252/22/2014, depositata in data 17/12/2014, e divenuta definitiva il 17/06/2015 per mancata impugnazione da parte dell’Agenzia delle entrate, ha, invece, annullato l’avviso di accertamento per IVA n. TVF030405462/2011, per l’anno 2008, con il quale l’Ufficio recuperava il credito di Iva maturato dalla società per la predetta annualità (2008), sulla scorta del provvedimento della Direzione regionale delle entrate, con cui veniva rigettata l’istanza di disapplicazione della normativa sulle società di comodo di cui alla L. n. 724 del 1994, art. 30, per l’anno d’imposta 2008. Deduce, infine, che il provvedimento di diniego della Direzione regionale di cui alla sentenza n. 3252/22/2014, è stato posto dall’Ufficio a fondamento dell’avviso di accertamento innanzi indicato ed oggetto del presente giudizio. All’uopo richiama alcune sentenze di questa Corte (tra cui Cass. n. 19130 del 2011; 26/10/2018 n. 27304) che affermano l’efficacia espansiva esterna del giudicato, anche rispetto ad un diverso periodo di imposta, laddove i presupposti di fatto e di diritto delle rettifiche operate dall’Ufficio siano i medesimi.

L’eccezione pregiudiziale è fondata.

Da tempo questa Corte ha precisato, con indirizzo costantemente osservato e che qui si fa proprio, che “la sentenza del giudice tributario con la quale si accertano il contenuto e l’entità degli obblighi del contribuente per un determinato anno d’imposta fa stato, nei giudizi relativi ad imposte dello stesso tipo dovute per gli anni successivi, ove pendenti tra le stesse parti, solo per quanto attiene a quegli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi ad una pluralità di periodi di imposta, assumano carattere tendenzialmente permanente, mentre non può avere alcuna efficacia vincolante quando l’accertamento relativo ai diversi anni si fondi su presupposti di fatto relativi a tributi differenti ed a diverse annualità” (così, Cass. 08/04/2015 n. 6953; id., Cass., 01/06/2016, n. 11440; Cass., 30/09/2011 n. 20029; Cass., 29/01/2014, n. 1837; Cass., 09/10/2013, n. 22941).

In tal senso, si è precisato che per le imposte periodiche, il vincolo del giudicato opera laddove vengano in esame fatti che, per legge, hanno efficacia permanente o pluriennale, producendo effetti per un arco temporale che comprende più periodi d imposta o nei quali l’accertamento concerne la qualificazione del rapporto, a meno che, in materia di Iva, ciò comporti l’estensione ad altri periodi d’imposta di un giudicato in contrasto con la disciplina comunitaria, avente carattere imperativo, compromettendone l’effettività (cfr. Cass., 19/04/2018 n. 9710; id., Cass. 30/10/2019 n. 27802; v. Cass., 20/07/2020 n. 15374 che ha specificato che “nel processo tributario, l’effetto vincolante del giudicato esterno previsto dall’art. 2909 c.c., in relazione alle controversie in materia di Iva è soggetto alla primazia del diritto unionale come interpretato dalla sentenza della Corte di giustizia del 3 settembre 2009, C-2/08, Olimpiclub, anche con riferimento alla sua proiezione oltre il periodo di imposta circa i fatti integranti elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi ad una pluralità di annualità, abbiano carattere stabile o tendenzialmente permanente, allorquando venga in essere una questione di contrasto dell’abuso del diritto, sicché ove tale questione non sussista, il giudicato formatosi per un diverso anno di imposta richiede l’esame delle questioni e dei presupposti di fatto per la diversa annualità, e la sua efficacia dipende dalle concrete circostanze accertate”).

Nella specie, la sentenza n. 129/6/2014, munita di attestazione di passaggio in giudicato, ha accertato, sulla base di una serie di elementi oggettivi, che la Fonti Acquaviva s.r.l. non è una società di comodo; nello stesso tempo ha ritenuto che nonostante la sussistenza delle condizioni per qualificarla “non operativa” “le medesime suddette ragioni hanno realizzato, ai sensi della L. n. 724 del 1994, art. 30, comma 4-bis quelle oggettive situazioni in presenza delle quali si è reso impossibile il conseguimento dei ricavi ovvero che non hanno consentito di effettuare operazioni ai fini dell’IVA”. I fatti accertati riguardanti gli accertamenti 2006 e 2007, dunque, hanno un’indubbia efficacia permanente e pluriennale in quanto riguardanti l’accertamento dei presupposti di fatto richiesti dalla L. n. 724 del 1994, art. 30 per la disapplicazione della disciplina tributaria sulle cd. società di comodo.

In conclusione, l’efficacia espansiva esterna riguardante la sentenza n. 129/6/2014, si riflette anche sull’anno di imposta 2008 e, quindi, su tutto il presente giudizio, avendo cristallizzato la carenza dei presupposti di legge per i quali l’Ufficio ha emesso i tre avvisi di accertamento per le annualità 2006, 2007, 2008.

Da tanto ne deriva che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di merito, va accolto il ricorso originario della società contribuente, derivandone l’annullamento degli avvisi di accertamento per cui è causa.

In relazione al formarsi del giudicato successivo all’instaurazione del presente giudizio di cassazione, le spese di lite vengono dichiarate interamente compensate tra le parti.

P.Q.M.

In accoglimento dell’eccezione pregiudiziale di giudicato, con la sentenza impugnata, accoglie il ricorso originario del contribuente. Spese tutte compensate.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della V Sezione Civile, il 23 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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