Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32489 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 14/07/2021, dep. 08/11/2021), n.32489

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 18732/2020 R.G., proposto da:

l’Agenzia delle Entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore

Generale pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con sede in Roma, ove per legge domiciliata;

– ricorrente –

contro

la “BRIXIA FINANZIARIA S.r.l.”, con sede in (OMISSIS), in persona del

presidente del consiglio di amministrazione pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avv. Massimo Bianchi, con studio in

Alessandria, ove elettivamente domiciliata (indirizzo p.e.c.:

studiolegale.pec.avvocatibianchi.it), giusta procura in calce al

controricorso di costituzione nel presente procedimento;

– controricorrente/ricorrente incidentale –

avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

della Lombardia – Sezione Staccata di (OMISSIS) il 20 dicembre 2019

n. 5254/23/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata (mediante collegamento da remoto, ai sensi del D.L. 28

ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 9, convertito nella L. 18

dicembre 2020, n. 176, con le modalità stabilite dal decreto reso

dal Direttore Generale dei Servizi Informativi ed Automatizzati del

Ministero della Giustizia il 2 novembre 2020) del 14 luglio 2021 dal

Dott. Giuseppe Lo Sardo.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia – Sezione Staccata di Brescia il 20 dicembre 2019 n. 5254/23/2019, che, in controversia su impugnazione di silenzio – rifiuto su istanza di rimborso dell’addizionale IRES per l’anno 2008, ha rigettato l’appello proposto in via principale dalla medesima ed ha accolto l’appello proposto in via incidentale dalla “BRIXIA FINANZIARIA S.r.l.” avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Brescia il 10 maggio 2012 n. 46/7/2012, con compensazione delle spese giudiziali. La Commissione Tributaria Regionale ha riformato la decisione di prime cure, sul presupposto che la contribuente avesse diritto al rimborso dell’addizionale IRES per l’anno 2008. La “BRIXIA FINANZIARIA S.r.l.” si è costituita con controricorso, proponendo ricorso incidentale condizionato per la cassazione della sentenza impugnata. L’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso al ricorso incidentale condizionato. Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la proposta formulata dal relatore è stata notificata ai difensori delle parti con il decreto di fissazione dell’adunanza della Corte. Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con riguardo al ricorso principale.

Con unico motivo, si denuncia violazione e/o falsa applicazione del del D.L. 25 giugno 2008, art. 81, commi 16, 17 e 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, nella formulazione vigente ratione temporis, anche alla luce della sentenza depositata dalla Corte Costituzionale l’11 febbraio 2015 n. 10, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver erroneamente riconosciuto la rimborsabilità dell’addizionale IRES per l’anno 2008, sul presupposto che la dichiarazione di illegittimità costituzionale del D.L. 25 giugno 2008, art. 81, commi 16, 17 e 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, avesse decorrenza da epoca anteriore alla pubblicazione della citata sentenza sulla G.U. della Repubblica Italiana (11 febbraio 2015).

Con riguardo al ricorso incidentale condizionato.

Con unico motivo, si denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.L. 25 giugno 2008, art. 81, commi 16, 17 e 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver erroneamente ritenuto che le imprese “miste” fossero obbligate a pagare l’addizionale IRES soltanto per l’ipotesi di ricavi superiori ad Euro 25.000.000,00, a prescindere dalla loro imputazione alla vendita di prodotti petroliferi o di prodotti diversi.

Ritenuto che:

con riguardo al ricorso principale.

1. Il motivo è fondato.

1.1. Come è noto, il D.L. 25 giugno 2008, art. 81, commi 16, 17 e 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1, dispone che: “16. In dipendenza dell’andamento dell’economia e dell’impatto sociale dell’aumento dei prezzi e delle tariffe del settore energetico, l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società di cui al testo unico delle imposte sui redditi, art. 75, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, è applicata con una addizionale di 5,5 punti percentuali per i soggetti che abbiano conseguito nel periodo di imposta precedente un volume di ricavi superiore a 25 milioni di Euro e che operano nei settori di seguito indicati:

a) ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi;

b) raffinazione petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale;

c) produzione o commercializzazione di energia elettrica.

Nel caso di soggetti operanti anche in settori diversi da quelli di cui alle lettere a), b) e c), la disposizione del primo periodo si applica qualora i ricavi relativi ad attività riconducibili ai predetti settori siano prevalenti rispetto all’ammontare complessivo dei ricavi conseguiti. La medesima disposizione non si applica ai soggetti che producono energia elettrica mediante l’impiego prevalente di biomasse e di fonte solare-foto voltaica o eolica. 16-bis. I soggetti indicati nel comma 16, che abbiano esercitato l’opzione per la tassazione di gruppo di cui al testo unico delle imposte sui redditi, art. 117, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, assoggettano autonomamente il proprio reddito imponibile all’addizionale prevista dal medesimo comma 16, e provvedono al relativo versamento.

17. In deroga alla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 3, la disposizione di cui al comma 16, si applica a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

18. E’ fatto divieto agli operatori economici dei settori richiamati al comma 16, di traslare l’onere della maggiorazione d’imposta sui prezzi al consumo. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas vigila sulla puntuale osservanza della disposizione di cui al precedente periodo. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas presenta, entro il 31 dicembre 2008, una relazione al Parlamento relativa agli effetti delle disposizioni di cui al comma 16”.

1.2 In seguito, con sentenza depositata dalla Corte Costituzionale l’11 febbraio 2015 n. 10, la predetta disposizione è stata oggetto di dichiarazione di illegittimità costituzionale, per violazione degli artt. 3 e 53 Cost., “a decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione di questa sentenza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana”, cioè dal 12 febbraio 2015 (stante la pubblicazione di tale decisione sulla G.U. della Repubblica Italiana dell’11 febbraio 2015), per cui gli effetti della pronuncia non retroagiscono, e ciò in quanto “l’impatto macroeconomico delle restituzioni dei versamenti tributari connesse alla dichiarazione di illegittimità costituzionale del D.L. n. 112 del 2008, art. 81, commi 16, 17 e 18, e successive modificazioni, determinerebbe uno squilibrio del bilancio dello Stato di entità tale da implicare la necessità di una manovra finanziaria aggiuntiva, anche per non venir meno al rispetto dei parametri cui l’Italia si è obbligata in sede di Unione Europea ed internazionale e, in particolare, delle previsioni annuali e pluriennali indicate nelle leggi di stabilità in cui tale entrata è stata considerata a regime”. Ne deriva che “(…) le conseguenze complessive della rimozione con effetto retroattivo della normativa impugnata finirebbero per richiedere, in un periodo di perdurante crisi economica e finanziaria che pesa sulle fasce più deboli, una irragionevole redistribuzione della ricchezza a vantaggio di quegli operatori economici che possono avere invece beneficiato di una congiuntura favorevole. Si determinerebbe così un irrimediabile pregiudizio delle esigenze di solidarietà sociale con grave violazione degli artt. 2 e 3 Cost. “.

1.3 Da tale pronuncia discende che l’addizionale d’imposta in esame è diventata illegittima, ma l’esecuzione del pagamento dà diritto a rimborso soltanto con decorrenza da quella data e non per i periodi antecedenti, in quanto l’illegittimità della legge è stata dichiarata solo per il periodo successivo al 12 febbraio 2015.

1.4 La pronuncia del giudice delle leggi si colloca nell’ambito di quella categoria dogmatica delle sentenze costituzionali di “illegittimità differita”, con cui esso, pur individuando il momento in cui sorge il vulnus costituzionale, sposta in avanti il termine di decorrenza degli effetti, differendo il dies a quo nel dispositivo della decisione.

In tal modo, si ribadisce che l’efficacia retroattiva delle pronunce di illegittimità costituzionale costituisce principio generale, che può essere limitato solo dalla necessità di non compromettere la certezza dei rapporti giuridici e di evitare che la retroattività della dichiarazione di incostituzionalità possa pregiudicare altri diritti di rilievo costituzionale, per cui è riservata alla Corte Costituzionale la graduazione degli effetti temporali della dichiarazione di illegittimità costituzionale, quando questa sia imposta dalla necessità di assicurare una tutela sistemica e non frazionata di tutti i diritti di rilievo costituzionali coinvolti dalla decisione.

1.5 Secondo la giurisprudenza di questa Corte, posta la dichiarazione di illegittimità costituzionale del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 81, commi 16, 17 e 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1, e successive modificazioni, a decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, le pronunce di accoglimento della Corte Costituzionale la cui efficacia venga differita, in motivazione, al giorno successivo alla pubblicazione della sentenza non hanno efficacia ex tunc, neppure con riferimento ai procedimenti in corso, senza che ciò si ponga in contrasto con la natura incidentale del controllo di legittimità costituzionale, poiché il requisito della rilevanza, in coerenza con la funzione di “filtro” che assolve, opera esclusivamente nei confronti del giudice a quo ai fini della prospettabilità della questione, e non anche della Corte ad quem quanto agli effetti della decisione sulla medesima (in termini: Cass., Sez. 6″-5, 18 dicembre 2018, n. 32716; Cass., Sez. 6″-5, 30 settembre 2020, n. 20814; Cass., Sez. 6″-5, 22 aprile 2021, n. 10735).

1.6 Nella specie, il giudice di appello ha del tutto stravolto il principio enunciato, avendo accolto l’appello incidentale della contribuente sul presupposto della retroattività della citata pronunzia di incostituzionalità.

Secondo la motivazione della sentenza impugnata, la quale ha richiamato ad adiuvandum l’ammissione della retroattività della declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme di carattere processuale nel giudizio principale (Corte Cost., 14 luglio 2017 n. 199), l’esclusione dell’incidenza della decisione richiamata sugli “altri procedimenti ancora aperti”, cioè sulle situazioni non ancora definite dal punto di vista amministrativo, non dovrebbe riflettersi sulla contribuente, la quale dovrebbe essere considerata, comunque, come “parte (almeno virtuale) del giudizio principale”, dal momento che il giudice di merito aveva sospeso il processo e rimesso gli atti alla Corte Costituzionale per la decisione del medesimo incidente di legittimità costituzionale, per quanto il ritardo nella trasmissione degli atti avesse comportato la dichiarazione di inammissibilità della questione con ordinanza depositata dalla Corte Costituzionale il 6 giugno 2019 n. 140 (per la sopravvenuta caducazione “irretroattiva” della disposizione controversa).

Sul punto, questa Corte si è già espressa in occasione dell’impugnazione di un’altra sentenza del medesimo giudice di merito con argomentazioni pienamente condivise in questa sede, che si riportano di seguito per la loro pregnanza. “La questione posta dal giudice di appello appare (…) inconferente. Non ha importanza se la fattispecie tributaria, al momento della decisione della Corte Costituzionale, è ancora “aperta” o meno, è in corso di accertamento oppure no. Poiché tale questione rileverebbe nella ipotesi ordinaria, di efficacia retroattiva della decisione della Corte. Se non vi fosse quella clausola di limitazione temporale, allora la decisione della Corte avrebbe effetti retroattivi che però si fermerebbero davanti al diritto acquisito o alla situazione chiusa, mentre avrebbero effetti su fattispecie ancora aperte. Nel caso presente, invece, proprio perché la stessa Corte ha dichiarato la norma illegittima, ma escludendo da tale illegittimità il passato, ossia le addizionali già corrisposte, non v’e’ ragione di opporre che la fattispecie essendo sub iudice è ancora aperta. Conta invero la circostanza che, in questo caso, l’addizionale è stata corrisposta quando era dovuta, perché una legge lo imponeva, il pagamento” (Cass., Sez. 6-5, 18 dicembre 2018, n. 32716).

Con riguardo al ricorso incidentale condizionato.

2. L’accoglimento del ricorso principale consente di scrutinare anche il ricorso incidentale condizionato.

2.1 Il motivo è infondato.

2.2 Secondo il D.L. 25 giugno 2008, art. 81, comma 16, secondo periodo, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1, l’addizionale IRES si applica ai soggetti operanti anche in settori diversi da quelli indicati nel primo periodo (precisamente: “ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi”; “raffinazione petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale”; “produzione o commercializzazione di energia elettrica”), che abbiano conseguito nel periodo di imposta precedente un volume di ricavi superiore ad Euro 25.000.000,00, “qualora i ricavi relativi ad attività riconducibili ai predetti settori siano prevalenti rispetto all’ammontare complessivo dei ricavi conseguiti”.

2.3 Secondo la circolare emanata dalla Direzione Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate il 18 giugno 2010, n. 35/E (avente ad oggetto “Addizionale IRES per il settore energetico – del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 81, commi da 16 a 18”): “Nel caso di soggetti che svolgono anche attività diverse da quelle del settore energetico, la disposizione prevede che l’addizionale si applica qualora i ricavi derivanti dalle attività del settore energetico siano prevalenti rispetto ai ricavi delle prime. Sulla base della formulazione letterale della norma, i ricavi relativi alle attività colpite dall’addizionale si considerano “prevalenti” qualora il rapporto tra il volume di ricavi di cui all’art. 85 TUIR, per la quota generata dalle attività medesime (cumulativamente considerate) ed il volume complessivo dei ricavi (relativo, quindi, alla totalità delle attività svolte dall’impresa) sia superiore al 50 per cento. Ad esempio, un soggetto che ha conseguito 26 milioni di Euro di ricavi nel settore energetico e 27 milioni di ricavi da altre attività (ricavi complessivi 26+27=53) non è colpito dall’addizionale. Atteso che la soglia di ricavi rilevanti per l’applicazione dell’addizionale, come detto, è parametrata all’esercizio precedente a quello in corso (n-1), si ritiene che anche la prevalenza dei ricavi riconducibili alle attività dei settori interessati dall’addizionale rispetto a quelli derivanti dalle altre attività eventualmente svolte debba essere verificata rispetto ai ricavi del medesimo esercizio”.

2.4 Stando alla chiarezza del testo normativo, il ragionamento merita di essere condiviso.

Invero, il D.L. 25 giugno 2008, art. 81, comma 16, secondo periodo, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1, pone l’addizionale del 5,5% sull’aliquota dell’IRES a carico dei soggetti che abbiano conseguito nel periodo di imposta precedente un volume di ricavi superiore ad Euro 25.000.000,00, senza riferire tale importo – per i casi di imprese operanti anche in settori diversi (le c.d. “imprese miste”) – ai soli prodotti petroliferi, per i quali si limita a richiedere il requisito della “prevalenza” rispetto ai ricavi di natura diversa. Per cui, la ricostruzione ermeneutica della controricorrente è destituita di ogni fondamento, postulando la limitazione della soglia del volume di ricavi ai soli prodotti petroliferi, che contrasta con la chiarezza del tenore letterale e logico della disposizione controversa.

2.5 Nella specie, il giudice di appello si è uniformato al principio enunciato, valutando “l’insuperabilità della rigida interpretazione propugnata dall’Agenzia delle Entrate (…) con particolare riferimento al caso di redditi di natura mista, con prevalenza di “ricavi Robin” rispetto ai “ricavi non Robin” (…)”.

3. Alla stregua delle suesposte argomentazioni, valutandosi la fondatezza e l’infondatezza dei rispettivi motivi, il ricorso principale deve essere accolto, il ricorso incidentale condizionato deve essere rigettato e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, anche per le spese del giudizio di legittimità.

4. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della controricorrente/ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso principale, rigetta il ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, anche per le spese del giudizio di legittimità; dà atto dell’obbligo, a carico della controricorrente/ricorrente incidentale, di pagare l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso incidentale, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale effettuata da remoto, il 14 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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