Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32486 del 14/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 14/12/2018, (ud. 07/11/2018, dep. 14/12/2018), n.32486

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29483-2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1781/23/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA SEZIONE DISTACCATA di LECCE, depositata il

12/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/11/2018 dal Consigliere Dott. MARIA ENZA LA

TORRE.

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato a unico motivo, contro la sentenza della C.T.R. Puglia, indicata in epigrafe, che ha rigettato l’appello dell’Ufficio in controversia su impugnazione di avviso di liquidazione per imposta di registro, anno 2005, in dipendenza dell’atto di acquisto di un fondo rustico effettuato da B.S. con applicazione dei benefici previsti dalla legge n. 604/1954 in materia di piccola proprietà contadina, provvisoriamente concessi, per non avere questi depositato nei termini di legge il certificato dell’IPA attestante la qualifica di coltivatore di retto.

In particolare la C.T.R., preso atto che il certificato dell’IPA non era stato prodotto nel termine triennale – pur avendolo il contribuente ottenuto il 9.7.2008 – ha annullato la maggior pretesa tributaria, sul rilievo che il giudice tributario può autonomamente accertare lo status di coltivatore diretto, il cui possesso ritiene ricorrere nella fattispecie, risultando peraltro tale status “dal certificato agrario”.

Nessuna difesa scritta ha depositato la parte intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. L’unico motivo col quale si deduce violazione degli artt. 24,97,101 Cost., nonchè L. n. 604 del 1954, artt. 3, 4 e 5 e ex art. 360 c.p.c., n. 3, è manifestamente fondato, essendo questa Corte ferma nel ritenere che in tema di agevolazioni tributarie, il contribuente che intenda fruire dei benefici previsti dalla L. 6 agosto 1954, n.604, per la piccola proprietà contadina, e che all’atto della registrazione si sia limitato a produrre l’attestazione di cui alla legge cit., art. 4, comma 1, in luogo del certificato previsto dall’art. 3, è tenuto, ai sensi dell’art. 4, comma 2, a presentare il certificato dell’ispettorato agrario attestante il possesso dei requisiti prescritti entro il termine, stabilito a pena di decadenza, di tre anni dalla registrazione dell’atto (cfr. Cass. n. 21050/2007; n. 5029/2012; n. 16425/2015). Il contribuente che non adempia all’obbligo di produrre il previsto certificato definitivo entro il prescritto termine di decadenza di tre anni dalla registrazione dell’atto (ove stipulato prima dell’entrata in vigore della I. n. 25 del 2010), perde il diritto al beneficio, salvo che dimostri di essersi attivato per conseguire la documentazione in tempo utile e che il superamento del predetto termine sia dovuto all’inerzia degli uffici competenti e non alla propria negligenza nel richiedere o sollecitare il rilascio del certificato (Cass. n. 2941 del 07/02/2018).

2. A tale principio non si è uniformato il giudice di appello, che ha per contro ritenuto che l’inadempimento dell’obbligo di produrre il prescritto certificato (attestante il possesso dei requisiti per godere della detta agevolazione nel termine decadenziale previsto dalla legge), non comporti la perdita del beneficio (v. Cass. n. 1046/2011; n. 21980/2014; n. 9842/2017).

3. La sentenza impugnata va pertanto cassata e la causa, non ricorrendo la necessità di ulteriori accertamenti in fatto, può essere decisa nel merito, ex art. 384 c.p.c., comma 2, con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente.

4. In ragione del recente consolidarsi della giurisprudenza posta a base della decisione vanno compensate le spese dei gradi di merito; le spese del presente giudizio di legittimità vanno dichiarate irripetibili.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente. Compensa le spese dei gradi di merito; dichiara irripetibili le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 7 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 14 dicembre 2018

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