Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32485 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 17/06/2021, dep. 08/11/2021), n.32485

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2592-2020 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati LELIO MARITATO,

ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, ANTONIETTA CORETTI, EMANUELE DE

ROSE;

– ricorrente –

F.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TEULADA 38/A,

presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI MECHELLI, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIA MONICA PORZIA;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 2766/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 05/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 17/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO

BUFFA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con sentenza del 5.7.19 la corte d’appello di Roma ha confermato due sentenze del 2015 e 2018, con le quali il tribunale di Latina aveva annullato cartella esattoriale recante importo di Euro 2533 per contributi dovuti per iscrizione alla gestione separata INPS, ritenendo i contributi prescritti.

Ricorre avverso tale sentenza l’INPS per un motivo, cui resiste con controricorso – illustrato da memoria – il contribuente, che propone altresì ricorso incidentale condizionato per due motivi (rispetto al quale l’INPS è rimasto intimato).

Con unico motivo del ricorso principale si deduce violazione della L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, e del D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 12, nonché art. 2975 c.c. e art. 2941 c.c., n. 8, per avere trascurato che il ricorrente, omettendo la compilazione del quadro RR, aveva occultato il debito, sicché il termine prescrizionale non poteva decorrere.

Il motivo del ricorso principale è in parte inammissibile, in quanto la parte -non soddisfacendo gli oneri di specificazione e deduzione richiesti in analoghe fattispecie, v. Cass. n. 8450 del 2021, Cass. n. 10631 del 2021, Cass. n. 10632 del 2021 – non riproduce la parte della dichiarazione reddituale asseritamente rilevante, né dimostra che sia stata presentata in giudizio nei gradi precedenti – ciò che la controparte contesta e non risulta dalla sentenza impugnata. Giova ribadire, in proposito, in conformità a quanto ripetutamente affermato da questa Corte, che il ricorso per cassazione, in ragione del principio di specificità, deve contenere in sé tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito ed, altresì, a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fonti esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi od atti attinenti al pregresso giudizio di merito (cfr. Cass. n. 11603 del 2018; Cass. n. 27209 del 2017; Cass. n. 12362 del 2006).

Il motivo è per altro verso infondato, in quanto parte ricorrente deduce una violazione di legge, laddove nella specie sostanzialmente si duole dell’accertamento di fatto compiuto dalla corte territoriale circa la configurabilità del dolo del contribuente nell’occultamento del debito. Invero, l’accertamento di un comportamento occulto configura una questione di fatto, come affermato dalla stessa ordinanza n. 6677 del 2019, “dovendosi escludere che possa stabilirsi un automatismo, come sembra pretendere l’Istituto, tra la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi e l’occultamento doloso del debito contributivo” (in motivazione, Cass. n. 7254 del 2021).

Il ricorso incidentale condizionato resta assorbito.

Spese secondo soccombenza.

Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso principale, assorbito l’incidentale condizionato. Condanna il ricorrente principale al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 600,00 per compensi professionali, oltre spese al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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