Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32407 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 08/11/2021), n.32407

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22612-2020 proposto da:

R.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LUDOVISI, 36,

presso lo studio dell’avvocato VINCENZO MORICONI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ELENA CASSELLA;

– ricorrente –

contro

L.V.A.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL

CORSO 300, presso lo studio dell’avvocato DIEGO D’AYALA VALVA,

rappresentata e difesa dall’avvocato SILVESTRA RAIMONDO;

– controricorrente –

contro

PROCURATORE GENERALE CORTE di APPELLO CATANIA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 490/2020 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 26/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’08/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CLOTILDE

PARISE.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La Corte d’appello di Catania, con sentenza n. 490/2020 depositata il 26-2-2020, ha rigettato sia l’appello principale proposto da R.S., sia l’appello incidentale proposto da L.V.A.D. avverso la sentenza del Tribunale di Catania n. 1022/2017, con la quale era stata pronunciata la cessazione degli effetti civili del matrimonio in data (OMISSIS) tra R.S. e L.V.A.D., le figlie M. e G. (nate nel 2000 e nel 2003) erano state affidate ad entrambi i genitori con collocamento presso la madre ed erano stati disciplinati i tempi di permanenza delle minori presso il padre, a carico del quale era posto l’assegno di Euro 700 mensili per il mantenimento delle figlie, oltre a rivalutazione secondo indici istat e al 50% delle spese straordinarie, nonché l’assegno divorzile in favore dell’ex moglie di Euro 200 mensili, oltre a rivalutazione secondo indici istat.

2. Avverso detta sentenza R.S. propone ricorso per cassazione affidato a quattro motivi e illustrato con memoria, a cui resiste con controricorso, illustrato con memoria, L.V.A.D.. E’ rimasta intimata la Procura Generale presso la Corte d’appello di Catania.

3. In via pregiudiziale, deve essere disattesa l’eccezione di nullità e conseguente inammissibilità del controricorso, sollevata dal ricorrente con la memoria illustrativa, per essere stato il controricorso notificato presso il procuratore non domiciliatario, e non nel domicilio eletto dal ricorrente. Il ricorrente ha replicato alle deduzioni difensive contenute nel controricorso (cfr. pag. 7 – nota 5 – e pag. 14 della memoria illustrativa) mostrando di averne avuto piena conoscenza, restando così sanata la nullità (Cass. n. 5500/2020; Cass. n. 6152/2005). Sempre in via pregiudiziale, in ordine alla dedotta mancata notifica della proposta del relatore ex art. 380 bis c.p.c., alla Procura Generale della Corte d’appello di Catania, ritualmente intervenuta nel giudizio d’appello (cfr. pag. 9 ricorso), va rilevato che detta parte, a cui il ricorso per cassazione è stato notificato, non si è costituita nel presente giudizio e che nei casi di intervento obbligatorio del P.M. il controllo sulla legittimità della decisione, nel giudizio di cassazione, è assicurato dall’intervento del P.G. presso la Corte di cassazione (cfr. Cass. n. 11211/2014).

4. E’ inammissibile il primo motivo di ricorso, con cui il ricorrente lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il vizio di motivazione apparente ed omesso esame di un fatto decisivo in ordine alla statuizione sul mantenimento delle figlie, per non avere la Corte di merito tenuto conto della retribuzione netta percepita dal deducente e della nascita di un altro figlio.

Il ricorrente, tramite l’apparente deduzione del vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sollecita in realtà una rivalutazione delle risultanze istruttorie ed una rivisitazione del merito.

La Corte d’appello, con motivazione adeguata e facendo corretta applicazione dell’art. 337 ter c.c., ha in dettaglio spiegato le ragioni della decisione, esaminando compiutamente le risultanze probatorie (pag. n. 3 – 4 e 5 sentenza) e la situazione economica del padre, rilevando che era già stata accordata dal Tribunale una riduzione del contributo e tenendo presente sia le maggiori esigenze delle figlie, accresciutesi con l’età, sia il fatto che il padre, attuale ricorrente, ha avuto un altro figlio (pag. 6 sentenza).

Secondo l’orientamento costante di questa Corte che il Collegio condivide e intende ribadire, in tema di procedimento civile, sono riservate al giudice del merito l’interpretazione e la valutazione del materiale probatorio, il controllo dell’attendibilità e della concludenza delle prove, la scelta, tra le risultanze probatorie, di quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, nonché la scelta delle prove ritenute idonee alla formazione del convincimento espresso con il provvedimento decisorio (tra le tante Cass. n. 21187/2019). Inoltre, l’omesso esame di elementi istruttori (in tesi gli importi netti di quanto percepito dal ricorrente per i primi tre mesi del 2018, peraltro di valenza probatoria fermamente contestata, in punto di fatto, dalla controricorrente – pag. 11 controricorso) non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa (nella specie la complessiva condizione patrimoniale e reddituale del ricorrente stesso), sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (cfr. Cass. n. 27415 del 2018).

5. Con i motivi secondo e terzo il ricorrente lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5, il vizio di nullità della sentenza per omessa pronuncia sul secondo motivo d’appello e il vizio di motivazione apparente ed omesso esame di un fatto decisivo in ordine alla statuizione sull’assegno divorzile, per non avere la Corte di merito tenuto conto che l’ex moglie non era disoccupata, ma in stato di CIGS, per avere acquisito il documento prodotto tardivamente relativo al licenziamento del (OMISSIS), senza consentire, ad avviso del ricorrente, il contraddittorio in violazione dell’art. 101 c.p.c., nonché per non avere la Corte d’appello tenuto conto della brevità del matrimonio e della mancanza di sperequazione economica tra le parti, dato che, sotto quest’ultimo profilo, l’ex moglie era ancora giovane e in piena età lavorativa e non era provato il suo stato di disoccupazione.

Anche queste censure sono inammissibili perché si risolvono in un’impropria richiesta di rivalutazione del merito e di rivalutazione del materiale probatorio ed inoltre non si confrontano con la motivazione della sentenza impugnata, in cui si dà conto che l’ex moglie era stata posta in CIGS e di seguito licenziata. Infatti, la Corte d’appello, con motivazione adeguata, ha dato conto della sperequazione economica sopravvenuta tra le parti, stante, per l’appunto, il peggioramento della situazione reddituale dell’ex moglie, che, invece, in sede di separazione non aveva chiesto il mantenimento, nonché ha considerato anche la durata del matrimonio, risalente al 2005, rimarcando che era stato preceduto da una lunga convivenza (dal 1999), ed ha dato atto della funzione precipuamente assistenziale dell’assegno divorzile nel caso di specie.

La censura sulla violazione dell’art. 101 c.p.c., con riferimento alla produzione del documento attestante il licenziamento dell’ex moglie, è espressa in modo generico e contraddittorio, considerato che lo stesso ricorrente dà atto di aver contestato quel documento -pag. 15 ricorso – all’udienza di discussione del 20-9-2018 e, tra l’altro, la causa è passata in decisione più di un anno dopo (pag. 3 sentenza – udienza di precisazione delle conclusioni del 12-12-2019).

Alla stregua di quanto sopra, le censure, sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione o falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio mirano, in realtà, ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito (Cass. Sez. Un. n. 34476/2019).

6. Il quarto motivo, con cui si denuncia la violazione dell’art. 91 c.p.c., in ordine alla statuizione sulle spese che non avrebbero dovuto essere compensate “sulla base dei motivi esposti”, resta assorbito.

7. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile e le spese di lite del presente giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. S.U. n. 5314/2020).

Va disposto che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 3.600, di cui Euro 100 per esborsi, oltre rimborso spese generali (15%) ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Dispone che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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