Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32405 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 08/11/2021), n.32405

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13947-2020 proposto da:

B.V., elettivamente domiciliata in ROMA, L.GO MESSICO

7, presso lo studio dell’avvocato MICHELE ARABIA, che la rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

S.G., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIUSEPPINA FALCONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1957/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 14/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’08/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CLOTILDE

PARISE.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza n. 1957/2019 depositata il 14-10-2019, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Crotone n. 566/2018, ha accolto parzialmente l’appello principale proposto da B.V. avverso la citata sentenza, dichiarando la separazione tra i coniugi con addebito a S.G., ed ha parzialmente accolto l’appello incidentale proposto da S.G., riducendo l’assegno di mantenimento in favore della moglie dallo stesso dovuto all’importo di Euro 300 mensili, oltre a rivalutazione monetaria secondo indici Istat da gennaio 2020, nonché riducendo l’assegno per il contributo di mantenimento della figlia minore dovuto dal padre a Euro 600 mensili, oltre rivalutazione monetaria secondo indici Istat da gennaio 2020, ponendo a carico del padre il 50% delle spese straordinarie per la minore e l’intero delle spese mediche necessarie per la cura della patologia diabetica della minore stessa.

2. Avverso detta sentenza B.V. propone ricorso per cassazione affidato a un motivo, a cui resiste con controricorso S.G..

3. Con unico motivo la ricorrente lamenta la “violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4”, per avere la Corte d’appello, con motivazione apparente e illogica, ridotto il quantum dell’assegno separativo in suo favore e quello per il contributo di mantenimento della figlia minore limitandosi ad aderire alle statuizioni di cui al decreto del 16-4-2019 del Presidente del Tribunale di Crotone, disposte in sede di comparizione dei coniugi per il giudizio di divorzio. Deduce che, poiché era pendente ancora il giudizio di separazione, il suddetto decreto non avrebbe dovuto essere emesso ed era “inutilizzabile”, in base alla giurisprudenza di questa Corte che richiama, secondo cui non è proponibile la domanda di revisione delle condizioni della separazione anteriormente al passaggio in giudicato della sentenza di pronuncia della separazione. Ad avviso della ricorrente, la motivazione della sentenza impugnata è viziata per avere i giudici d’appello richiamato un provvedimento “inutilizzabile”, così rendendo poco chiaro il ragionamento seguito nella formazione del convincimento.

4. Il motivo è inammissibile.

4.1. Questa Corte ha ripetutamente affermato che sussiste il vizio di assenza della motivazione, di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, allorché la sentenza sia nulla per contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili, che rendono incomprensibili le ragioni poste a base della decisione (tra le tante Cass. n. 16611/2018), il che non è nella specie, come si evince dallo stesso tenore dell’illustrazione del motivo, secondo cui è fatta dipendere dalla dedotta “inutilizzabilità” del provvedimento giudiziale richiamato nella sentenza impugnata la lamentata scarsa chiarezza del ragionamento decisorio, il quale, invece e per l’appunto, ben è stato compreso dalla ricorrente ed è oggettivamente comprensibile.

4.2. Sotto ulteriore e dirimente profilo, la censura è fondata su presupposti che contrastano con quanto la ricorrente stessa afferma, atteso che il decreto del Presidente di Crotone del 19-4-2019, è stato pronunciato in sede di giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio (così pag. 3 del ricorso), e non in sede di giudizio di revisione dei provvedimenti emessi nel giudizio di separazione.

Alla stregua di tale premessa, affermata, si ribadisce, dalla stessa ricorrente, la giurisprudenza citata in ricorso a sostegno della dedotta “inutilizzabilità” del citato decreto del Presidente del Tribunale di Crotone non è affatto pertinente al caso di specie. In altri termini, e in disparte ogni rilievo circa l’inconfigurabilità giuridica della nozione di “inutilizzabilità” di un provvedimento giudiziale decisorio nel senso prospettato in ricorso, il vizio motivazionale è denunciato sul presupposto dell'”inutilizzabilità” del suddetto decreto in modo contraddittorio ed in ogni caso inconferente, perché da un lato la ricorrente dà atto che il decreto è stato emesso in sede divorzile, con tutto ciò che ne consegue in tema di rapporti tra giudizio separativo e giudizio divorzile (Cass. n. 3852/2021; Cass. n. 27205/2019), e dall’altro richiama la giurisprudenza di questa Corte sul giudizio di revisione delle condizioni della separazione, che non ha attinenza alcuna alla fattispecie per quanto si è detto, ossia perché l’altro giudizio non verte affatto sulla revisione delle condizioni della separazione.

5. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile e le spese di lite del presente giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. S.U. n. 5314/2020).

Va disposto che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. n. 30 giugno 2003 n. 196, art. 52.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio, liquidate in Euro2.600, di cui Euro100 per esborsi, oltre rimborso spese generali (15%) ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Dispone che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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