Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32400 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/11/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 08/11/2021), n.32400

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 21105/2020 proposto da:

P.M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato Antonio Albanese;

– ricorrente –

contro

C.L.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 196/2020 della Corte d’appello di Potenza,

depositata il 2/4/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 1/7/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA

IOFRIDA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Potenza, con sentenza n. 196/2020, depositata in data 2/4/2020, – in controversia concernente appello proposto da P.M.A., nei confronti di C.L., avverso decisione del Tribunale che aveva pronunciato la separazione personale tra i coniugi P. e C., con addebito al marito e fissazione, sempre a suo carico, di assegno di mantenimento, della moglie e della figlia, pari ad Euro 600,00 mensili, oltre il concorso al 50% delle spese straordinarie, – ha dichiarato inammissibile il gravame, per tardività, in quanto “depositato” oltre il termine perentorio, ex art. 325 c.p.c., di trenta giorni decorrente dalla notifica della sentenza di primo grado, con conseguente condanna dell’appellante al pagamento in favore dell’appellata delle spese del grado, da versarsi all’Erario, essendo stata l’appellata ammessa al patrocinio a favore dello Stato.

Avverso la suddetta pronuncia, P.M.A. propone ricorso per cassazione, notificato il 10/7/2020, affidato ad un motivo, nei confronti di C.L. (che non svolge difese). E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta, con unico motivo, la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., per avere la Corte d’appello, senza alcuna motivazione, addebitato all’appellante le spese di lite, liquidate in favore dell’erario, stante il patrocinio a favore dello Stato riconosciuto all’appellata, malgrado la rinuncia al ricorso, debitamente comunicata alla controparte, prima dell’udienza del 16/1/2020, la quale non aveva aderito alla rinuncia ma non aveva alcun interesse alla prosecuzione del giudizio, ai sensi dell’art. 306 c.p.c..

2. La censura è inammissibile, in quanto non pertinente al decisum.

Invero, la Corte di merito ha dichiarato l’appello inammissibile per tardiva proposizione, con condanna conseguente dell’appellante alle spese di lite, in forza del principio di soccombenza.

Ora, il ricorrente deduce di avere invece presentato prima dell’udienza del 16/1/2020, nella quale la causa è stata trattenuta in decisione, istanza di rinuncia al ricorso, comunicata alla controparte il 16/1/2020 a mezzo PEC, che non aveva aderito. Lamenta quindi un vizio di violazione di legge, artt. 91 e 92 c.p.c., sulla non necessità di una statuizione sulle spese processuali a carico del soggetto rinunciante, ai sensi dell’art. 306 c.p.c..

Ora, di tale rinuncia non fa menzione la sentenza impugnata: anche nelle conclusioni delle parti, per l’appellante, sono riprodotte conclusioni sul merito del gravame.

Trattasi pertanto all’evidenza al più, se fosse provato il tempestivo deposito dell’istanza di rinuncia al ricorso, di errore revocatorio, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, in quanto “la denuncia di un errore di fatto, consistente nell’inesatta percezione da parte del giudice di circostanze presupposte come sicura base del suo ragionamento, in contrasto con quanto risulta dagli atti del processo, non costituisce motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360, n. 5, ma di revocazione ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4” (Cass. 17057/2007).

In ogni caso, la denuncia formulata in ricorso è del tutto inammissibile, non confrontandosi con la statuizione della Corte di merito.

3. Per tutto quanto sopra esposto, va dichiarato inammissibile il ricorso. Non v’e’ luogo a provvedere sulle spese processuali, non avendo l’intimata svolto attività difensiva. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Dispone che, ai sensi del D.Lgs. n. 198 del 2003, art. 52 siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi, in caso di diffusione del presente provvedimento.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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