Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32395 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 07/07/2021, dep. 08/11/2021), n.32395

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21311/2016 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati LUIGI

CALIULO, SERGIO PREDEN, ANTONELLA PATTERI, LIDIA CARCAVALLO;

– ricorrente –

contro

C.A.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MANTOVA

44, presso lo studio dell’avvocato MARINELLA INGUSCIO, rappresentata

e difesa dall’avvocato LUIGI PIRO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1145/2016 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 06/07/2016 R.G.N. 1593/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

07/07/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI CAVALLARO.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 6.7.2016, la Corte d’appello di Lecce ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva condannato l’INPS a corrispondere ad C.A.M. i ratei di pensione di vecchiaia anticipata maturati dal 5.7.2013, oltre accessori;

che avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione l’INPS, deducendo un motivo di censura;

che C.A.M. ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con l’unico motivo di ricorso, l’INPS lamenta violazione del D.L. n. 78 del 2010, art. 12 (conv. con L. n. 122 del 2010), per avere la Corte territoriale ritenuto che alla pensione di vecchiaia anticipata non dovesse applicarsi il regime di differimento previsto dalla norma cit., in dipendenza del quale l’odierna controricorrente avrebbe potuto avere accesso alla pensione solo in data 5.7.2014;

che il motivo è fondato, avendo questa Corte chiarito che il regime delle c.d. “finestre” previsto dal D.L. n. 78 del 2010 cit., art. 12, si applica anche alla pensione di vecchiaia liquidata D.Lgs. n. 503 del 1992, ex art. 1, comma 8, agli invalidi in misura non inferiore all’ottanta per cento, tanto desumendosi dal chiaro tenore testuale della norma, che individua in modo ampio l’ambito soggettivo di riferimento per lo slittamento di un anno dell’accesso alla pensione di vecchiaia, estendendolo non solo ai soggetti che, a decorrere dall’anno 2011, maturano il diritto a sessantacinque anni per gli uomini e a sessanta anni per le donne, ma anche a tutti i soggetti che “negli altri casi” maturano il diritto all’accesso al pensionamento di vecchiaia “alle età previste dagli specifici ordinamenti” (così Cass. n. 29191 del 2018, cui hanno dato continuità, tra le altre, Cass. n. 2382 del 2020 e, con riguardo al regime di differimento già disciplinato dalla L. n. 247 del 2007, art. 1, comma 5, Cass. n. 1931 del 2021);

che, non essendosi i giudici territoriali attenuti all’anzidetto principio di diritto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata per nuovo esame alla Corte d’appello di Lecce, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Lecce, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 7 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

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