Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32393 del 14/12/2018

Cassazione civile sez. II, 14/12/2018, (ud. 27/09/2018, dep. 14/12/2018), n.32393

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1216-2015 proposto da:

B.G.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA

CONCILIAZIONE 44, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO

BRIZZOLARI, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO COSTANZA;

– ricorrente –

contro

C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FRANCESCO

INGHIRAMI, 24, presso lo studio dell’avvocato FABIO FEDERICO,

rappresentato e difeso dall’avvocato GERVASI NICOLO’;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 370/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 07/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/09/2018 dal Consigliere Dott. GUIDO FEDERICO;

lette le conclusioni scritte del P.M. in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. PATRONE Ignazio, che ha chiesto il

rigetto del ricorso.

Fatto

ESPOSIZIONE DEL FATTO

Con ricorso al Tribunale di Trapani, sezione distaccata di Alcamo, B.G.M. chiedeva l’autorizzazione al sequestro conservativo dei beni di C.F., allegando a fondamento della propria domanda l’esistenza di un credito per Euro 35.000,00 risultante da scrittura privata che prevedeva modalità e tempi di adempimento del debito da parte del C..

Il Tribunale adito, con ordinanza del 20.07.2004, autorizzava il B. al sequestro conservativo dei beni mobili, immobili e crediti, e fissava l’udienza del 5.10.2004 per la prosecuzione del giudizio di merito innanzi a sè.

A tale udienza il B. presentava memoria di costituzione, formulando per la prima volta le domande di merito sottese alla sua pretesa. Si costituiva il C. eccependo l’inefficacia del ricorso iniziale ai fini dell’introduzione del giudizio di merito, in quanto esso non conteneva i necessari requisiti della domanda e della pretesa sostanziale.

Il Tribunale di Trapani, sezione distaccata di Alcamo, con sentenza 67/2008, dichiarava la nullità degli atti del giudizio successivi all’ordinanza cautelare del 20.7.2004 e compensava interamente tra le parti le spese.

La Corte d’Appello di Palermo, con sentenza n. 370/2014, confermava interamente le statuizioni del giudice di prime cure. Avverso detta sentenza propone ricorso in cassazione articolato in cinque motivi B.G.M..

Resiste con controricorso C.F..

Il P.G. nella persona del dott. Ignazio Patrone ha concluso per il rigetto del ricorso.

In prossimità dell’odierna adunanza, B.G.M. ha depositato memoria illustrativa.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità per tardività del ricorso, posto che non è applicabile al caso di specie la nuova formulazione dell’art. 327 c.p.c., ed il termine semestrale ivi stabilito, introdotto dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 46 applicabile, ai sensi dell’art. 58 cit. legge ai giudizi instaurati a decorrere dal 04.07.2009, laddove il presente giudizio è stato proposto nell’anno 2004.

Ciò posto, con il primo motivo di ricorso si denuncia l’omesso esame della rilevanza delle statuizioni del Giudice del procedimento cautelare che aveva disposto la comparizione innanzi a sè delle parti ad udienza fissa per il giorno 5.10.2004 per la prosecuzione del giudizio di merito, nonchè la violazione e falsa applicazione dell’art. 669 terdecies, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 per non aver la Corte territoriale rilevato che l’odierno ricorrente non aveva interesse a proporre reclamo avverso un’ordinanza ricognitiva del proprio diritto.

Con il secondo motivo di ricorso si denuncia l’omesso esame della rilevanza, ai fini del decidere, dell’iscrizione a ruolo del procedimento n. 512/2004 alla data del 5.10.2004 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, nonchè la falsa applicazione dell’art. 669-octies ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per non aver la Corte considerato che l’iscrizione a ruolo del procedimento fosse un indice sintomatico della corretta instaurazione del giudizio di merito.

Con il terzo motivo di ricorso si denuncia l’omesso esame della tempestività dell’inizio del giudizio di merito ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

Con il quarto motivo di ricorso si lamenta l’omessa valutazione del comportamento processuale del controricorrente il quale si era costituito in giudizio svolgendo attività difensiva, anche in riferimento all’art. 164 c.p.c.

Con il quinto motivo di ricorso si censura la violazione e falsa applicazione dell’art. 156 c.p.c., comma 3 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 per non aver la Corte rilevato l’espletamento da parte del controricorrente del diritto di difesa nel processo.

I motivi che in quanto connessi vanno unitariamente esaminati sono infondati.

La Corte territoriale ha infatti affermato, confermando la pronuncia di primo grado, la nullità di tutti gli atti del procedimento di merito successivi all’ordinanza cautelare del 20.7.2004, per carenza di un valido atto di citazione ex art. 163 e 164 c.p.c. e mancanza di una rituale costituzione in giudizio dell’attore, ai sensi dell’art. 165 c.p.c..

Tale statuizione è conforme a diritto.

Dopo l’emissione dell’ordinanza cautelare ex art. 669 octies c.p.c., il ricorrente non instaurò il giudizio di merito con un valido atto di citazione notificato a controparte, contenente rituale vocatio in ius ed editio actionis, limitandosi a depositare, dopo l’emissione del provvedimento di sequestro, una memoria di costituzione, contenente per la prima volta la formulazione di petitum e causa petendi, atto privo degli elementi di cui all’art. 125 e 163 c.p.c. e sul quale non vi fu accettazione del contraddittorio da parte del resistente.

La carenza di un valido atto introduttivo, avente i requisiti di cui agli artt. 125 e 163 c.p.c. e la nullità della costituzione, rende evidentemente nulli tutti gli atti successivi del procedimento da quello dipendenti ex art. 159 c.p.c., restando irrilevante la condotta processuale della controparte.

Ed invero, secondo il consolidato indirizzo di questa Corte, il processo di cognizione che si svolga in difetto dell’atto propulsivo di parte, a causa dell’erronea fissazione giudiziale di un’udienza posteriore all’ordinanza cautelare, è affetto da nullità assoluta per violazione del principio della domanda, rilevabile d’ufficio dal giudice e non sanata dall’instaurarsi del contraddittorio tra le parti (Cass. 7260/2015).

Il ricorso va dunque respinto e le spese, regolate secondo soccombenza, si liquidano come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente alla refusione delle spese del presente giudizio, che liquida in 3.200,00 Euro, di cui 200,00 Euro per esborsi, oltre a rimborso forfettario per spese generali,in misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater sussistono i presupposti per il versamento, da parte dello. ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 27 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 14 dicembre 2018

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