Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32375 del 13/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2018, (ud. 25/10/2018, dep. 13/12/2018), n.32375

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12041-2017 proposto da:

G.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OSLAVIA

28, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO MARRARA, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIAMBATTISTA RIZZA;

– ricorrente –

contro

CURATELA DEL FALLIMENTO DI (OMISSIS) SPA;

– intimata –

avverso il decreto nr. 49/2017 del TRIBUNALE di SIRACUSA, depositato

il 06/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/10/2018 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCA

SPENA.

Fatto

RILEVATO

che con decreto del 14 febbraio – 6 marzo 2017 numero 49 il Tribunale di Siracusa respingeva l’opposizione proposta da G.S. avverso lo stato passivo del fallimento della società (OMISSIS) S.p.A. per la insinuazione del credito vantato per differenze di retribuzione maturate nel periodo dall’ 1 ottobre 2012 al 31 ottobre 2014 in ragione dell’esercizio di mansioni superiori;

che a fondamento della decisione il Tribunale osservava essere decorso il termine di 12 mesi previsto dalla L. fall., art. 101 a pena di inammissibilità della domanda di insinuazione tardiva allo stato passivo. Detto termine decorreva dalla insorgenza del diritto o, in caso di impedimento incolpevole, dal momento in cui il diritto poteva essere fatto valere. Nella fattispecie di causa non vi era impedimento all’esercizio del diritto, che era sorto al momento di svolgimento delle prestazioni lavorative riconducibili ad un inquadramento superiore.

La dichiarazione di servizio prodotta dall’opponente a sostegno della domanda – sottoscritta in data 31 luglio 2014 per il fallimento della società (OMISSIS) S.p.A., peraltro da soggetto non legittimato a rappresentare la procedura – non era che un dichiarazione di scienza circa le mansioni svolte dal G. nel corso del rapporto di lavoro. Il documento non solo non conteneva alcun riconoscimento da parte del curatore del diritto all’inquadramento superiore ma, comunque, non aveva effetti costitutivi di tale diritto. Il dies a quo per l’insinuazione tardiva coincideva, dunque, con il deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, avvenuto il 5 marzo 2014;

che avverso la sentenza ha proposto ricorso G.S., articolato in un unico motivo, cuì il fallimento della società (OMISSIS) Sp.a. non ha opposto difese;

che la proposta del relatore è stata comunicata alla parte -unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che con l’unico motivo il ricorrente ha denunziato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 101, e dell’art. 2948 c.c.. Ha dedotto che il termine di un anno per l’intervento tardivo nello stato passivo del fallimento decorreva non già dal decreto di esecutività dello stato passivo ma dal giorno in cui era sorta la pretesa creditoria.

Ha assunto che in costanza del rapporto subordinato come non maturava la prescrizione così non si poteva considerare il diritto esercitabile; cessato il rapporto, la pretesa era sorta nel momento in cui il datare di lavoro aveva rilasciato una certificazione attestante le mansioni svolte, corrispondenti al superiore livello richiesto;

che preliminarmente, superando sul punto il rilievo del relatore, va rilevata la procedibilità del ricorso, depositato nel termine di venti giorni dal perfezionamento dell’ultima notifica, avvenuto in data 28 aprile 2017;

che ritiene il Collegio si debba respingere il ricorso;

che a norma del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 101, (nel testo sostituito dal D.Lgs n. 5 del 2006 e successivamente modificato dal D.L. n. 179 del 2012) sono considerate tardive le domande di ammissione al passivo di un credito trasmesse al curatore oltre il termine di trenta giorni prima dell’adunanza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo (termine prorogabile a diciotto mesi con la sentenza di fallimento).

Decorso tale termine (e comunque fino a quando siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attive fallimentare) le domande tardive sono ammissibili a condizione che l’istante provi che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.

Il decreto del Tribunale, che ha ritenuto inammissibile la istanza di insinuazione dopo il decorso dei dodici mesi dalla approvazione dello

stato passivo, è immune dalle censure sollevate. Parte ricorrente assume che il diritto di credito alle differenze di retribuzione sarebbe sorto soltanto per effetto della dichiarazione di servizio contenente la ricognizione delle mansioni superiori svolte; è evidente la infondatezza della difesa, in quanto il fatto costitutivo del credito è lo svolgimento delle mansioni in costanza del rapporto di lavoro e la sua esigibilità coincide con la maturazione delle retribuzioni nel periodo di riferimento.

La dichiarazione di servizio è un mero documento ricognitivo che può assumere rilievo probatorio ma certamente non costitutivo del diritto.

Ai fini di causa è invece del tutto irrilevante la eventuale sospensione del termine di prescrizione e la sua durata giacchè viene in considerazione una condizione procedurale per partecipare al concorso e non la esistenza/estinzione del diritto;

che, pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso può essere definito con ordinanza in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c..

che non vi è luogo a provvedere sulle spese per la mancata costituzione della curatela;

che, trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (che ha aggiunto al D.P.R. n. 115 del 2002, all’art. 13, il comma 1 quater) – della sussistenza dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 25 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2018

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