Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3237 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. II, 02/02/2022, (ud. 13/12/2021, dep. 02/02/2022), n.3237

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 12132-2017 proposto da:

D.M.C., B.M., elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA F. PAULUCCI DE’ CALBOLI 9, presso lo studio

dell’avvocato PIERO SANDULLI, rappresentati e difesi dagli avvocati

STEFANO DI FOGGIA, IOLANDA MADONNA, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

S.A.R., BE.SA., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA MARGUTTA 94, presso lo studio dell’avvocato PIETRO COBIO,

che li rappresenta e difende giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 518/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 06/02/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/12/2021 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. B.M., D.M.C., per quanto ancora rileva in questa sede, quali proprietari di un fabbricato in (OMISSIS), convenivano in giudizio Be.Sa. e S.A.R., quali proprietari della costruzione posta a confine lamentando la violazione delle distanze legali rispetto al loro fabbricato.

Si costituivano i convenuti che a loro volta sostenevano che gli attori si erano resi responsabili della violazione delle distanze legali, precisamente con la chiusura a veranda di un balcone posto al primo piano del loro edificio, veranda poi trasformata in un bovindo in muratura, e con la realizzazione all’interno del loro cortile, di un pergolato in tubolari d’acciaio, poi divenuto un posto auto coperto da un tetto a quattro falde.

All’esito dell’istruttoria, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con la sentenza n. 596/2011, previa dichiarazione di cessazione della materia del contendere quanto alla domanda avanzata dagli attori per il rispetto delle distanze legali, avendo i convenuti eliminato i manufatti reputati illegittimi, in accoglimento della riconvenzionale, condannava B.M. e D.M.C. ad arretrare nel rispetto della normativa vigente la costruzione posta al primo piano, già adibita a veranda chiusa in muratura, nonché ad arretrare la tettoia adibita a posto auto sino a metri cinque dal confine.

La Corte d’Appello di Napoli, con la sentenza n. 518 del 6 febbraio 2017, ha rigettato l’appello degli attori, osservando, sempre quanto alla domanda riconvenzionale relativa al rispetto delle distanze legali, che il Tribunale aveva affermato la necessità di dover rispettare la distanza dal confine pari a metri 5, come peraltro affermato dagli stessi attori, allorché avevano agito per analoga ragione nei confronti dei convenuti.

Non poteva più reputarsi in discussione il fatto che la tettoia posta nel cortile fosse da qualificare come costruzione, e che fosse stata eretta ad una distanza inferiore dal confine rispetto a quella imposta dal Programma di fabbricazione (PdF).

Non poteva però accedersi alla tesi degli appellanti secondo cui nella specie dovesse trovare applicazione il principio di prevenzione, sicché essendo il confine a ridosso della tettoia inedificato, non era necessario rispettare alcuna distanza dal confine, e ciò in quanto per espresso riconoscimento degli attori il regolamento edilizio aveva disciplinato, oltre al distacco tra fabbricati, anche la distanza dal confine, il che impediva di poter invocare il principio di prevenzione.

Per la cassazione di tale sentenza hanno proposto ricorso B.M. e D.M.C. sulla base di due motivi.

Gli intimati hanno resistito con controricorso.

2. Il primo motivo di ricorso deduce la violazione e falsa interpretazione degli artt. 112, 113 e 132 c.p.c. in relazione all’individuazione delle norme applicabili in tema di distanze.

Si lamenta che il giudice di appello abbia confermato la sentenza del Tribunale dando rilievo al fatto che in citazione si fosse riferito che il Regolamento del Comune di (OMISSIS) prevedesse una distanza di metri 5,10 dal confine per le costruzioni, senza però dare conto della necessità di applicare il principio iura novit curia, che si estende anche alle norme integrative del codice civile in materia di distanze. La giurisprudenza di legittimità ha, infatti, reiteratamente ribadito che è compito del giudice riscontrare quale sia la normativa applicabile ai sensi dell’art. 873 c.c.

Poiché i ricorrenti avevano invocato il principio di prevenzione, sul presupposto dell’assenza di una prescrizione in materia di distacco dal confine, il giudice avrebbe dovuto riscontrare la normativa effettivamente applicabile.

Si aggiunge che il Comune di (OMISSIS), interpellato dal CTU, aveva ribadito che la variante al PRG di cui alla Delib. Consiglio Comunale n. 28 del 1990 non aveva ricevuto l’approvazione regionale e quindi non poteva reputarsi vigente.

L’assenza di una norma in tema di distanze dal confine avrebbe quindi dovuto indurre all’applicazione del principio della prevenzione.

La sentenza impugnata ha altresì violato l’art. 112 c.p.c., non avendo considerato la rilevanza della successione delle leggi nel tempo.

Il secondo motivo di ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 873,974,875,877 c.c. nonché del PRG del Comune di (OMISSIS), adottato nel 1984 ed approvato nel 1989, e del PdF del 25/06/1974.

Ove i giudici di appello avessero applicato i principi esposti nel primo motivo, la domanda riconvenzionale non avrebbe potuto essere accolta.

Infatti, assumono i ricorrenti che dalle indagini degli ausiliari era emerso che fosse necessario rispettare solo la distanza di metri 7,50 tra costruzioni, distanza che nella specie era rispettata.

Tenuto conto dell’epoca della costruzione della veranda, non essendo stata approvata la variante al PRG, operava solo la distanza fra costruzioni, e non anche quella dal confine, posto che solo la variante aveva appunto previsto la distanza di metri 4 dal confine.

Nemmeno porterebbero a diverse conclusioni le considerazioni svolte nel terzo elaborato del CTU.

Infatti, occorre considerare che all’epoca di realizzazione del fabbricato dei ricorrenti era vigente il PdF che disponeva che i fondi posti nella zona B fossero da considerare collocati in zona agricola, per la quale non era prevista una specifica distanza, operando quindi le previsioni del codice civile.

Ciò comporta che, in considerazione della data di costruzione dei fabbricati, alcuna violazione può essere riscontrata.

Quindi, anche la realizzazione della veranda era legittima, atteso che si tratta di costruzione preveniente.

Il PRG vigente dal 1984, tuttavia, non prevede alcuna norma in materia di distanze dal confine, con la conseguenza che nessun addebito può essere mosso ai ricorrenti.

Si aggiunge che la chiusura del balcone non può essere considerata una nuova costruzione e che, quanto alla tettoia al piano terra, risulta pienamente operante il principio di prevenzione, attesa l’assenza di costruzioni del vicino sul confine. Infine, si sostiene che applicando il principio della successione delle leggi nel tempo, non sarebbe stato possibile invocare l’applicazione della norma sopravvenuta più restrittiva.

3. Rilevato che ai fini della decisione si palesa necessario acquisire informazioni dal Comune di (OMISSIS), in merito alla disciplina urbanistica succedutasi nel tempo in materia di distanze per i fabbricati ubicati nella zona B, quali appunto quelli oggetto di causa, non potendosi a tal fine reputare sufficiente il solo riferimento delle parti ad una pretesa distanza di metri 5 dal confine, e ciò anche avuto riguardo a quanto riferito dal CTU nella propria perizia;

Ritenuto che a tal fine la causa debba essere rinviata a nuovo ruolo, dando mandato alla Cancelleria di sollecitare le informazioni in questione all’ente locale.

PQM

Rinvia la causa a nuovo ruolo, mandando alla Cancelleria di richiedere al Comune di (OMISSIS) informazioni in merito alla disciplina in materia di distanze succedutasi nel tempo per i fabbricati siti in zona B, assegnando a tal fine il termine di giorni sessanta per la risposta a far data dalla ricezione della richiesta di informazioni.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 13 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

 

 

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