Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32360 del 08/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, (ud. 19/05/2021, dep. 08/11/2021), n.32360

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6681/2019 proposto da:

D.N.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PAVIA 30,

presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO PROIETTI, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato STEFANO ARRIGO;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati LIDIA

CARCAVALLO, SERGIO PREDEN, ANTONELLA PATTERI, LUIGI CALIULO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 23/2019 del TRIBUNALE di TREVISO, depositata

il 23/01/2019 R.G.N. 883/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/05/2021 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. il Tribunale di Treviso, con sentenza con sentenza n. 147 del 2018, ai sensi dell’art. 445-bis c.p.c., comma 6, ha accolto l’opposizione svolta dall’INPS – avverso l’accertamento tecnico preventivo che aveva riconosciuto la sussistenza del requisito sanitario per l’assegno ordinario di invalidità, ai sensi della L. n. 222 del 1984 – e ha escluso la sussistenza dei requisiti previsti dalla L. n. 222 del 1984, art. 1;

2. per il Tribunale erano da disattendere le conclusioni del ctu giacché la riduzione a meno di un terzo era stata parametrata a diverse occupazioni confacenti mentre andava riferita alle attività concretamente svolte, da ultimo, dall’assicurato (impiegato nel settore bancario) ritenute confacenti alle attitudini in relazione all’età, alla formazione, al percorso professionale, all’attuale settore d’impiego;

3. il medesimo Tribunale, con sentenza n. 23 del 2019, ha rigettato il ricorso per revocazione svolto dall’assistito sul presupposto di un’erronea lettura delle conclusioni rassegnate dal ctu, e ha escluso l’errore revocatorio, per avere il giudice compiuto un’operazione di valutazione partendo dalle conclusioni del ctu e distaccandosi, motivatamente, da esse;

4. di tali sentenze chiede la cassazione D.N.A., affidando l’impugnazione a sei motivi, ulteriormente illustrato con memoria, cui ha opposto difese l’INPS con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

5. con i motivi di ricorso si deduce, in riferimento alla sentenza n. 23 del 2019, falsa applicazione dell’art. 395 c.p.c., comma 1 e errata esclusione del denunciato vizio revocatorio per travisamento di una circostanza desumibile dalla ctu e violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4; in riferimento alla sentenza n. 147 del 2018, nullità della sentenza per violazione dell’art. 101 c.p.c., comma 2 e art. 445-bis c.p.c.; omesso esame di un fatto decisivo per plurimi profili, omesso esame delle risultanze della ctu e delle altre fonti di prova, omesso esame di un fatto decisivo per avere disatteso le conclusioni del ctu senza dare adeguata giustificazione del suo convincimento;

6. i motivi avverso la decisione di rigetto del ricorso per revocazione sono inammissibili;

7. il tribunale ha accertato che le attuali attività lavorative dell’assicurato appartengono al medesimo settore nel cui ambito ha sempre lavorato e che, pur essendo parzialmente diverse e svolte in modalità compatibili con l’attuale stato di salute, non sono estranee alla sfera di quelle confacenti alle attitudini, e la riduzione andava verificata proprio in riferimento alle attività confacenti alle attitudini e non alle aspirazioni o alla personalità produttiva, come ritenuto dall’ausiliare;

8. si tratta di valutazioni di merito, compiute dal giudicante, nelle quali non era ravvisabile, come correttamente ritenuto dalla sentenza di rigetto del ricorso per revocazione, alcun fatto esistente, affermato inesistente, né alcun fatto inesistente, la cui esistenza sia stata affermata;

9. quanto alle censure avverso la sentenza n. 147, il primo motivo, con il quale si contesta violazione del contraddittorio su questione di fatto, sull’esistenza o meno del grado di invalidità previsto dalla legge, trascesa dagli elementi di contestazione proposti dalla parte dissenziente alle conclusioni del ctu, è inammissibile perché inerente alla stessa domanda azionata con accertamento tecnico preventivo, all’accertamento d’ufficio e alla valutazione, di merito, dei requisiti costitutivi della prestazione e, nella specie, che il lavoro svolto dall’assicurato, pur diverso da quello svolto in precedenza, fosse confacente alle attitudini in relazione all’età, formazione e percorso professionale pregresso;

10. il secondo mezzo, in ordine all’omesso esame del carattere usurante dell’attività confacente alle attitudini, non è collocabile nel paradigma del novellato art. 360 c.p.c., n. 5, come definito dalle SU, (il carattere usurante non è un fatto ma una qualificazione);

11. terzo e quarto sono inammissibili perché non è dato sindacare, in sede di legittimità, le risultanze probatorie né il giudice è tenuto a dare atto di tutte le risultanze probatorie;

12. anche la mancata adesione alle conclusioni del ctu non è sindacabile perché rientra nel convincimento del giudice disattendente le conclusioni, nella specie l’avviso dell’ausiliare quanto all’attuale lavoro dell’assicurato pietatis causae;

13. segue coerente la condanna alle spese, liquidate come in dispositivo;

14. ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e rimborso forfetario del 15 per cento. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 novembre 2021

 

 

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