Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32351 del 13/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2018, (ud. 20/09/2018, dep. 13/12/2018), n.32351

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21266-2017 proposto da:

S.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

MARI GAETANO;

– ricorrente –

contro

COOPERATIVA EDIFICATRICE IL TREBBIO SOCIETA’ COOPERATIVA IN

LIQUIDAZIONE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 585/2017 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 17/3/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/9/2018 dal Consigliere Dott. CARRATO ALDO.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

Il sig. S.F. ha proposto ricorso per cassazione, articolato in due motivi, avverso la sentenza della Corte di appello di Firenze n. 585/2017, pubblicata il 17 marzo 2017 (e non notificata), con la quale era stato rigettato l’appello dallo stesso formulato nei confronti della sentenza del Tribunale di Prato n. 106/2010, con la quale, a sua volta, era stata respinta la domanda avanzata dallo stesso S. per l’accertamento dell’acquisito di un diritto di servitù di passaggio, a titolo di usucapione, sul terreno di proprietà della convenuta Cooperativa Edificatrice “il Trebbio” in agro del Comune di Vernio-fraz. Cavarzano (ubicato alle part.lle nn. (OMISSIS) e (OMISSIS), come risultanti a seguito di frazionamento).

Con il primo motivo di ricorso il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione e falsa applicazione di norme di diritto (senza, peraltro, indicare specificamente quali), avuto riguardo all’asserita erroneità dell’impugnata sentenza con cui – ai fini della valutazione della sua azione – la Corte territoriale aveva limitato il suo esame all’attuale situazione dello stato dei luoghi, come modificato per esclusiva opera ed attività dell’appellata, non estendendo l’indagine alla preesistente situazione di cui si era richiesto il ripristino.

Con la seconda censura il ricorrente ha dedotto – in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che aveva costituito oggetto di discussione tra le parti (ovvero sull’accordo intervenuto tra le parti stesse circa la “restaurazione” del diritto di servitù al compimento delle opere di edificazione, oltre che sull’esistenza e funzione del sottopassaggio realizzato all’altezza del muro di confine, quale percorso alternativo offerto dalla Cooperativa appellata).

Su proposta del relatore, il quale riteneva che entrambi i motivi potessero essere dichiarati inammissibili o, comunque, manifestamente infondati, con la conseguente definibilità nelle forme dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, nn. 1) e 5), il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio, in prossimità della quale la difesa del ricorrente ha depositato memoria ai sensi del citato art. 380-bis c.p.c., comma 2.

La società intimata non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Rileva il collegio che il primo motivo ricorso deve essere dichiarato inammissibile ed il secondo va, invece, ritenuto del tutto infondato, in tal senso trovando conferma la proposta già formulata dal relatore ai sensi del citato art. 380-bis c.p.c., comma 1.

La prima censura è da qualificarsi inammissibile sia perchè essa è priva di qualsiasi indicazione delle norme di diritto sulle quali è stata fondata (le quali non si desumono nemmeno dal suo svolgimento), in chiara violazione della previsione di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4), sia perchè con essa si tende, in effetti, a sollecitare questa Corte ad operare una rivalutazione delle risultanze istruttorie e delle conclusioni di merito (adeguatamente motivate dal giudice di appello) sulla ravvisata insussistenza delle condizioni per far luogo alla dichiarazione di acquisto per usucapione della servitù dedotta in giudizio. Invero, con detto motivo, il ricorrente si duole dell’apprezzamento come compiuto dalla Corte territoriale in ordine alle risultanze delle testimonianze e della relazione della c.t.u. in funzione della ricostruzione dei luoghi di causa e all’accertamento sulla sussistenza o meno del controverso tracciato, avuto riguardo all’emergenza dei requisiti di visibilità e permanenza, in ordine ai quali è stato ritenuto che lo S. non avesse adempiuto il corrispondente onere probatorio al quale era tenuto.

In tal modo, la difesa del ricorrente ha inteso ottenere una rivalutazione delle circostanze fattuali accertate e dei corrispondenti apprezzamenti di merito, che non sono certamente ammissibili nella presente sede di legittimità.

Il secondo motivo – relativo ad un supposto vizio ricondotto all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) – è privo di fondamento in quanto con esso si invoca, in modo surrettizio, di riprocedere alla ricostruzione fattuale della controversa vicenda sostanziale, come detto inammissibile nel giudizio di cassazione e, in ogni caso, il fatto la cui valutazione viene dedotta come omessa dalla Corte toscana risulta, invero, preso in considerazione (v. ultima pagina della sentenza), laddove risulta evidenziato che l’eventuale dimostrazione dell’esistenza di un accordo valido tra le parti (implicante l’impegno assunto dalla Cooperativa appellata di predisporre un passaggio alternativo all’odierno ricorrente) non aveva costituito oggetto di causa e, in ogni caso, la sua dimostrazione non sarebbe stata idonea a fornire la prova del possesso “ad usucapionem” della servitù di passaggio che lo S. aveva vantato.

Alla stregua delle argomentazioni complessivamente svolte il ricorso deve, quindi, essere rigettato, dichiarandosi il non luogo a provvedere sulle spese della presente fase giudiziale non avendovi l’intimata svolto attività difensiva.

Sussistono, inoltre, le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 1, comma 17, che ha aggiunto al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, il comma 1- quater – dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, camera di consiglio della6-2 Sezione civile della Corte di cassazione, il 20 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2018

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