Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32292 del 13/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 13/12/2018, (ud. 31/10/2018, dep. 13/12/2018), n.32292

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto proposto da:

D.D.G., elettivamente domiciliato in Roma, viale Gorizia n.

22 presso lo studio dell’Avv. Cristiano Toschi e rappresentato e

difeso per procura in calce al ricorso dall’Avv. Alberto Gattuccio.

– ricorrente –

contro

AGENZIA delle ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliati in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso

gli uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato che li rappresenta e

difende;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza n. 39/35/2011 della Commissione

tributaria regionale della SICILIA, depositata il 7 aprile 2011;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

l’ottobre 2018 dal relatore Cons. Crucitti Roberta.

Fatto

RITENUTO

che:

L’Ufficio delle Entrate di Palermo emetteva cartella di pagamento, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 43, con la quale chiedeva a D.D.G. il pagamento di somme iscritte a ruolo in seguito ad un controllo dello sgravio (emesso a favore dello stesso contribuente di somme iscritte a ruolo in seguito a liquidazione D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis), essendosi riscontrato che il contribuente non aveva prodotto alcuna documentazione attestante l’avvenuto versamento delle somme dovute in autoliquidazione;

il ricorso proposto dal contribuente avverso la cartella veniva parzialmente accolto dalla C.T.P. la quale riteneva che il recupero di somme sgravate dovesse essere effettuato per mezzo di avviso di accertamento nel termine di cui all’art. 43 citato, decorrente dal giorno dell’avvenuto sgravio e non mediante iscrizione a ruolo;

la decisione, appellata dall’Agenzia delle Entrate è stata integralmente riformata dalla Commissione tributaria regionale della Sicilia (d’ora in poi C.T.R.), con la sentenza indicata in epigrafe;

in particolare, il Giudice di appello riteneva applicabile anche all’ipotesi di erroneo sgravio la norma (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43) disciplinante il recupero delle somme indebitamente rimborsate;

per la cassazione della sentenza D.D.G. ha proposto ricorso su due motivi;

l’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso;

il ricorso è stato fissato in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2 e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1 bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016 n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. nonchè l’omessa motivazione in relazione all’omessa valutazione di un documento decisivo ai fini della controversia;

1.1. in particolare, secondo la prospettazione difensiva, la C.T.R. avrebbe omesso di valutare una prova decisiva ovvero la lettera di sgravio che costituiva quietanza liberatoria mentre, da altro canto, l’Amministrazione finanziaria non avrebbe fornito, come da suo onere, prova dell’erroneità del provvedimento di sgravio;

1.2. le censure sono, in parte, infondate e, in parte, inammissibili. E’ inammissibile la censura relativa al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, in quanto l’omesso esame previsto da tale norma riguarda un “fatto” e non la “valutazione di una prova documentale”. E’, invece, infondata la dedotta violazione di legge laddove la C.T.R. ha compiutamente argomentato sulla circostanza che il provvedimento di sgravio dovesse ritenersi erroneo in assenza dei dovuti versamenti da parte del contribuente.

2. Con il secondo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione di legge laddove la C.T.R. aveva, con interpretazione analogica, ritenuto applicabile alla fattispecie (di recupero di somme erroneamente sgravate) la disposizione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, dettata per il diverso caso di recupero di somme indebitamente rimborsate;

2.1. la censura è fondata dovendo darsi seguito, siccome condivisibile, all’orientamento già tracciato da questa Corte (sentenza n. 22570 del 27/09/2017) secondo cui “in tema di recupero di somme oggetto di sgravio indebito, deve escludersi l’applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 43 (nel testo vigente successivamente alle modifiche introdotte dal D.L. n. 106 del 2005, art. 1, conv., con modif., in L. n. 156 del 2005), che consente all’ufficio di recuperare le “somme erroneamente rimborsate” e gli “interessi eventualmente corrisposti”, tramite diretta iscrizione a ruolo entro termini decorrenti dall'”esecuzione del rimborso”, tenuto conto che la norma fa esclusivo riferimento al rimborso, e non allo sgravio, e che i due istituti sono tra loro eterogenei, essendo l’uno un provvedimento in autotutela con effetto sull’obligatio e l’altro un mero atto con effetto sulla solutio, non essendo, pertanto, possibile estendere all’uno la disposizione letteralmente riferita all’altro, con la conseguenza che la diretta reiscrizione a ruolo, senza preventivo avviso di accertamento, è consentita solo per il recupero del rimborso erroneamente effettuato, non implicante gli aspetti provvedimentali connaturati allo sgravio, mentre la declaratoria di erroneità di uno sgravio deve seguire la via ordinaria dell’accertamento, dovendo rimuoversi un provvedimento di secondo grado”;

3. ne consegue in accoglimento del solo secondo motivo, rigettato il primo, la cassazione della sentenza impugnata e, non essendo necessari ulteriori accertamento in fatto, la decisione della controversia nel merito con l’accoglimento del ricorso proposto dal contribuente.

4. Le spese dei gradi di merito e del presente giudizio di legittimità, attesa la novità della soluzione giurisprudenziale, vanno integralmente compensate tra le parti.

P.Q.M.

Rigettato il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo.

Cassa la sentenza impugnata, nei limiti del motivo accolto, e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo proposto dal contribuente.

Compensa integralmente tra le parti le spese dei gradi di merito e del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 31 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2018

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