Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32280 del 13/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 13/12/2018, (ud. 18/10/2018, dep. 13/12/2018), n.32280

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – rel. Consigliere –

Dott. PERINU Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 9793/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, ed ivi domiciliata in via dei Portoghesi, n.

12;

– ricorrente –

contro

D.M. con gli avv.ti Alfredo Zabeo e Gabriele Pafundi e

domicilio eletto presso il secondo, in Roma, Viale Giulio Cesare, n.

14 a/4;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale per il

Veneto, – Sez. 06 n. 22/06/11 depositata in data 23 febbraio 2011 e

non notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 18 ottobre

2018 dal Co. Marcello M. Fracanzani.

Fatto

RILEVATO

che a seguito di pvc redatto in data 31 agosto 2006 il contribuente era destinatario di due avvisi di accertamento: uno relativo all’anno di imposta 2003, l’altro all’anno 2004, ove venivano ripresi a tassazione costi ritenuti non detraibili, relativi a spese di lavoro conto terzi, perchè non sufficientemente documentati, cui seguiva il recupero dell’Iva indebitamente detratta, rideterminando altresì il reddito di impresa per la relativa annata;

che il contribuente spiccava analoghi ricorsi avanti la CTP, affermando che i costi figurano nel conto profitti e perdite, oltre ad essere documentati da regolari fatture, concludendo fosse onere dell’Ufficio provare quindi la non inerenza dei costi, superando le presunzioni offerte dalla regolarità contabile che assolverebbe il contribuente da ogni ulteriore onere probatorio;

che il collegio di prossimità era favorevole al contribuente ed interponeva appello l’Ufficio, richiamando l’operato dei verificatori che avevano riscontrato non sufficientemente documentate le spese, indicando l’opacità delle relative descrizioni in contabilità o, addirittura, l’assenza della fattura relativa ad una tranche di lavori;

che la CTR ha rigettato l’appello dell’Ufficio, ritenendo che gli elementi di riscontro offerti dall’Amministrazione rivestissero sicura rilevanza indiziaria, ma non tale da imporre l’inversione dell’onere della prova;

che la CTR entrava nello specifico, motivando come l’assenza di un contratto con la ditta Sgnaolin, esecutrice dei lavori in questione, si giustificasse per la forma libera – anche orale quindi -prevista dal codice civile per tali contratti, che fosse verosimile l’avvenuto pagamento di detti lavori in contanti, poichè la somma corrisposta, nel suo esatto ammontare, era stata già accertata e fatta oggetto di sanzione amministrativa per violazione del limite normativo sui pagamenti in contanti: con l’irrogazione della sanzione per superamento del limite per il pagamento in contanti, la stessa Amministrazione dava atto che vi fosse stato un pagamento nella somma esatta indicata per i lavori in questione, avendo essa stessa la prova che i lavori erano stati fatti e (ancorchè in modo irregolare) debitamente pagati, quindi idonei ad essere detratti dall’imponibile imprenditoriale per quell’anno;

che insorge la difesa erariale affidandosi ad unico motivo di ricorso;

che resiste la contribuente con puntuale controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che con l’unico articolato motivo si lamenta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 75 (ora 109), dell’art. 2697 e 2729 c.c., in parametro all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonchè contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, e omessa o, in ipotesi, insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;

che, nella sostanza si censura la motivazione della sentenza per aver mal governato i principi e le norme che regolano il riparto dell’onere probatorio nel diritto tributario e per non aver adeguatamente motivato sull’inattendibilità degli elementi offerti dall’Amministrazione finanziaria;

che, nel particolare, la CTR aveva ritenuto non potersi richiedere la documentazione scritta per un contratto d’opera o appalto per il quale non vi è vincolo di forma nè ad substantiam nè ad probationem; nè poteva ritenersi non stipulato ed onorato il contratto quando il contribuente era stato sanzionato per aver pagato in contanti proprio la somma che è il corrispettivo esatto di quel contratto, di modo che la prova e l’ammontare del contratto opera/appalto era fornita dalla stessa Amministrazione finanziaria, nel suo provvedimento repressivo; nè, sempre secondo la CTR, bastavano alcune voci raccolte a testimonianza dai verificatori per dare come provata l’assenza della ditta Sgnaolin dal cantiere dov’era incaricata dei lavori il cui corrispettivo era stato oggetto di pagamento in contanti e portato come costo in deduzione: in particolare la CTR non riteneva determinanti i controlli presso alcuni inquilini da cui emergeva che la ditta accertata non si era mai avvalsa di ditte terze (Sgnaolin o altre);

che la CTR non aveva valorizzato la circostanza per cui l’Ufficio aveva chiesto più volte di produrre atti o dimostrare la presenza e l’effettivo lavoro svolto dalle ditte i cui pagamenti parte contribuente aveva portato a deduzione, ma senza esito alcuno, trincerandosi il titolare dietro la non debenza di ulteriori prove documentali oltre la contabilità aziendale;

che la prova del diritto agli sgravi o detrazioni è posta a carico di chi quel diritto rivendica o vuole avvalersene (cfr. ex pluribus Cass., 26 maggio 2017, n. 13300);

che, nel particolare, trova applicazione il seguente principio di diritto “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, spetta al contribuente l’onere della prova dell’esistenza, dell’inerenza e, ove contestata dall’Amministrazione finanziaria, della coerenza economica dei costi deducibili. A tal fine non è sufficiente che la spesa sia stata contabilizzata dall’imprenditore, occorrendo anche che esista una documentazione di supporto da cui ricavare, oltre che l’importo, la ragione e la coerenza economica della stessa, risultando legittima, in difetto, la negazione della deducibilità di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa” (Cass. n. 21184 del 2014);

che, pertanto, se il contratto d’opera o di appalto non richiede particolari formalità per la sua esistenza, validità o prova, non dì meno, colui che intende avvalersi dei relativi benefici fiscali deve premunirsi degli opportuni univoci riscontri probatori sull’esistenza, inerenza dell’oggetto, congruità del prezzo, effettivo adempimento e pagamento del relativo contratto;

che infatti l’esistenza dei contratti – nel loro oggetto ed ammontare – e la loro inerenza debbono essere provati con strumenti univoci di riscontro dal contribuente che vuole portare la relativa spesa a deduzione quale costo della propria attività imprenditoriale;

che la circostanza che sia stato pagato per contati un importo pari al valore del contratto in questione non è prova che il contratto ci fosse, fosse inerente, realmente eseguito e regolarmente pagato;

che, peraltro, la precitata somma sanzionata per essere corrisposta in violazione dei limiti per i pagamenti in contanti, cioè pari a Euro 270.480,00 non corrispondente nè esattamente nè approssimativamente alle spese dei lavori per conto terzi disconosciute dall’Ufficio, ovvero ad Euro 135.400 per anno 2003 ed Euro 90.000 per anno 2004;

che, in definitiva, il ricorso è fondato e merita accoglimento.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. per il Veneto, in diversa composizione, cui demanda anche la regolazione delle spese del presente grado di giudizio.

Così deciso in Roma, il 18 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2018

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA