Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3228 del 11/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 11/02/2020, (ud. 18/12/2019, dep. 11/02/2020), n.3228

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27830-2018 proposto da:

R.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CRESCENZIO 107,

presso lo studio dell’avvocato OSVALDO VERRECCHIA, rappresentato e

difeso dagli avvocati RAFFAELE MANFELLOTTO, OTELLO ZAMBARDI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1874/3/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 26/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. CAPOZZI

RAFFAELE.

Fatto

RILEVATO

che R.C. propone ricorso per cassazione nei confronti di una sentenza della CTR del Lazio, di rigetto dell’appello da lui proposto avverso la decisione della CTP di Frosinone, che aveva respinto il suo ricorso avverso una cartella di pagamento IVA 1994, notificata il 25 novembre 2011;

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato a tre motivi;

che, con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione art. 75 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3., per illegittimità della pretesa tributaria, siccome fondata su di un contenzioso nel quale esso ricorrente, fallito tornato in bonis, non era mai stato coinvolto; invero il fallimento dichiarato nei suoi confronti era stato chiuso il 6 dicembre 2004 e la controversia tributaria, alla quale si riferiva la cartella impugnata, era andata avanti ben oltre il 2004 nei confronti del curatore del fallimento, pur non avendo più il medesimo alcuna legittimazione processuale; il giudizio avrebbe invece dovuto essere dichiarato interrotto se non dopo la prima sentenza emessa sulla controversia dalla CTR del Lazio, sezione staccata di Latina, nel 2005, almeno dopo la sentenza della Cassazione del 2008, che aveva cassato con rinvio la sentenza da ultimo citata, mentre, al contrario, l’Agenzia delle entrate aveva promosso anche nei suoi confronti, quale fallito tornato in bonis, solo il giudizio di rinvio innanzi alla CTR del Lazio sezione staccata di Latina, susseguente alla sentenza di Cassazione da ultimo citata;

che, con il secondo motivo, il ricorrente lamenta violazione artt. 2945,2964 e 2969 c.c. per errata applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 17, essendo l’Agenzia delle entrate decaduta dal potere di iscrizione a ruolo, nonchè del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 20, per essere ormai prescritte le sanzioni e le voci accessorie, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; invero occorreva tener conto dell’art. 2909 c.c., sui limiti degli effetti del giudicato rispetto a chi non aveva partecipato al giudizio; non poteva quindi essere applicato ad esso ricorrente, quale fallito tornato in bonis, l’effetto interruttivo della prescrizione, ai sensi dell’art. 2945 c.c., nè poteva essere ipotizzata una sospensione del termine decadenziale; invero il fallito aveva una legittimazione processuale sussidiaria, in caso di inerzia del curatore e ben poteva proporre autonomo ricorso, non potendogli essere opposto un difetto di legittimazione processuale, perseguendo il curatore del fallimento ed il fallito finalità differenti, in quanto il curatore agiva nell’interesse della massa dei creditori più che nell’interesse del fallito;

che, con il terzo motivo, il ricorrente lamenta violazione del art. 132 c.p.c., art. 118 comma 1 disp. att. c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, con riferimento alla motivazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la sentenza impugnata era priva dell’illustrazione delle critiche da lui mosse alla statuizione di primo grado;

che l’Agenzia delle entrate si è costituita con controricorso;

che, per evidenti motivi di priorità logica e giuridica, va trattato per primo il terzo motivo di ricorso, con il quale il ricorrente lamenta carenza di motivazione della sentenza impugnata;

che il motivo di ricorso anzidetto è palesemente infondato, in quanto la sentenza della CTR, con motivazione sintetica ma pur sempre valida, ha preso posizione in ordine alle principali censure formulate dal ricorrente avverso la sentenza di primo grado a sè sfavorevole (legittima notificazione della cartella al curatore del suo fallimento; non intervenuta prescrizione della pretesa fiscale fatta valere dall’ufficio);

che i primi due motivi di ricorso, da trattare congiuntamente siccome strettamente correlati fra di loro, sono infondati;

che, invero, la censura riferita ad un’asserita violazione dell’art. 75 c.p.c., per essere la pretesa fiscale fondata sull’esito di un contenzioso nel quale il ricorrente, quale fallito tornato in bonis, non sarebbe stato coinvolto, oltre ad essere inammissibile, siccome sollevata per la prima volta nel presente giudizio di legittimità, è infondata, non essendo contestato in atti che l’avviso di accertamento iniziale era stato notificato non solo al curatore del fallimento, ma anche al fallito di persona e che il contenzioso avverso detto avviso era stato promosso nei confronti dell’Agenzia delle entrate solo dal curatore del fallimento, il quale era stato poi l’unico a proseguirlo, dando luogo ad una prima sentenza della CTP di Frosinone del 2001, ad una successiva sentenza della CTR del Lazio del 2005, ad una sentenza di questa Corte di Cassazione del 2008 di cassazione con rinvio, ad una ulteriore sentenza della CTR del Lazio sezione staccata di Latina del 2010, nonchè ad una successiva e definitiva sentenza della CTR del Lazio, sezione staccata di Latina, del 2011, con la quale, corretto un errore materiale riscontrato nella sentenza della CTR del 2010, era stato definitivamente accolto l’appello dell’Agenzia delle entrate;

che, pertanto, legittimamente il complesso contenzioso, di cui sopra, si è svolto nei confronti del curatore del fallimento; nè detto contenzioso poteva essere dichiarato interrotto, per intervenuta chiusura del fallimento dell’odierno ricorrente R.C., avvenuto con sentenza del 6 dicembre 2004, atteso che, ai sensi degli artt. 299 e 300 c.p.c., l’eventuale interruzione del processo, nella specie astrattamente dichiarabile, per la chiusura del fallimento di R.C., con conseguente perdita da parte del fallimento della capacità di stare in giudizio, avrebbe dovuto essere dichiarata dal difensore del fallimento in udienza ovvero dal medesimo notificato alle altre parti (cfr. Cass. n. 10048 del 2018); il che non è avvenuto, si che legittimamente il processo è proseguito nei confronti del fallimento, fino alla sentenza definitiva della CTR del 2011, sulla base della quale l’Agenzia delle entrate ha emesso la cartella di pagamento, impugnata in primo ed in secondo grado dal fallito R.C., tornato in bonis;

che, peraltro, trattandosi di cartella fondata su sentenza passata in giudicato emessa nel 2011, la relativa pretesa patrimoniale non può ritenersi prescritta, atteso che il termine prescrizionale da applicare, in caso di pretesa fondata su sentenza passata in giudicato, è quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c. (cfr. Cass. SS.UU. n. 25790 del 2009);

che, pertanto, sulla base delle considerazioni che precedono, nonchè sulla circostanza, pure pacifica in atti, che l’Agenzia delle entrate aveva notificato anche al fallito R.C. la riassunzione del processo innanzi alla CTR, a seguito della cassazione con rinvio operata da questa Corte, i motivi di ricorso

in esame sono infondati;

che, conclusivamente, il ricorso in esame va respinto, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, quantificate come in dispositivo;

che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del contribuente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, quantificate in complessivi Euro 3000,00, oltre agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del contribuente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto;

Così deciso in Roma, il 18 dicembre 2019.

Depositato in cancelleria il 11 febbraio 2020

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