Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32276 del 13/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 13/12/2018, (ud. 03/10/2018, dep. 13/12/2018), n.32276

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. MUCCI Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27536/2011 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore, e

Ministero dell’economia e delle finanze, in persona del Ministro pro

tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale sono domiciliati in Roma, via dei Portoghesi

n. 12;

– ricorrente –

contro

Z.M.K., elettivamente domiciliato in Roma, via

Crescenzio n. 25, presso lo studio dell’avv. Pietro Nodaro, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– resistente –

e contro

Farsh s.r.l. in liquidazione (già Z. Tappeti Persiani s.r.l.),

in persona del liquidatore pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio

n. 295/04/10, depositata il 12 ottobre 2010.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 3 ottobre

2018 dal Cons. Giacomo Maria Nonno.

Fatto

RILEVATO

Che:

1. con sentenza n. 295/04/10 del 12 ottobre 2010, la CTR del Lazio ha dichiarato inammissibile l’atto di riassunzione del giudizio di appello proposto dalla Agenzia delle entrate a seguito del rinvio disposto da Cass. n. 9792 del 14 aprile 2008in sede di impugnazione della sentenza della CTR del Lazio n. 151/38/02;

1.1. con tale ultima sentenza la CTR aveva dichiarato la tardività dell’appello proposto dall’Agenzia delle entrate nei confronti della sentenza n. 247/26/01 della CTP di Roma, che aveva accolto il ricorso della Z. Tappeti Persiani s.r.l. (oggi Farsh s.r.l.) avverso un avviso di rettifica IVA relativo all’anno d’imposta 2002;

1.2. l’inammissibilità dell’atto di riassunzione, disposto dalla CTR del Lazio con sentenza n. 295/04/10, si fondava sulle seguenti rationes decidendi: a) la notifica dell’atto introduttivo del giudizio, effettuata presso il procuratore domiciliatario in primo grado della società contribuente, era inesistente; b) in ogni caso, anche a volerne ritenere la nullità, l’appello doveva ritenersi tardivo, “essendo ormai abbondantemente scaduto, ancor prima dell’udienza di comparizione l’eventuale termine per disporre la rinnovazione della notifica nel rispetto del principio cogente del giudicato formatosi”;

2. avverso la menzionata sentenza, il Ministero dell’economia e delle finanze nonchè l’Agenzia delle entrate proponevano ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti della Z. Tappeti Persiani s.r.l., della Farsh s.r.l. e di Z.M.K., amministratore della prima società fino al 26 giugno 2001;

3. resisteva in giudizio con controricorso il solo Z.M.K..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. va pregiudizialmente dichiarata la carenza di legittimazione nel presente giudizio del Ministero della economia e delle finanze, essendo legittimata attivamente la sola Agenzia delle entrate;

1.1. sempre in via pregiudiziale, va rilevato che la sentenza n. 9792 del 2003, con la quale è stata cassata con rinvio la sentenza della CTR n. 151/38/02, è stata pronunciata nei confronti della sola Z. Tappeti Persiani s.r.l., che oggi ha pacificamente cambiato denominazione in Farsh s.r.l., sicchè quest’ultima società risulta l’unica passivamente legittimata nel presente giudizio e, nei suoi confronti, il ricorso è stato regolarmente notificato;

2. con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 393 c.p.c. e del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 45, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, evidenziando che la CTR avrebbe dovuto dichiarare l’estinzione dell’intero giudizio, senza limitarsi ad una declaratoria di semplice inammissibilità della riassunzione effettuata dall’Amministrazione finanziaria, in ragione dell’inesistenza della notifica o, comunque, della nullità insanabile della stessa;

3. il motivo è infondato;

3.1. non è dubbio che nel caso di omessa o tardiva riassunzione del giudizio di rinvio il giudice debba dichiarare l’estinzione dell’intero processo, estinzione che, differentemente da quanto avviene nel giudizio ordinario (Cass. n. 1067 del 01/02/2000; Cass. n. 12649 del 17/12/1998; Cass. n. 1606 del 24/04/1975), nel processo tributario è rilevabile anche d’ufficio del D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 45, comma 3 e art. 63 (Cass. n. 23922 del 23/11/2016) e comporta il venir meno dell’intero procedimento, con conseguente definitività dell’avviso di accertamento (Cass. n. 9521 del 12/04/2017);

3.2. tuttavia, indipendentemente dalla considerazione che l’eccezione di estinzione è stata proposta dalla stessa parte che ne ha dato causa, con conseguente violazione del principio generale di natura processuale ricavabile dall’art. 157 c.p.c., comma 3, l’estinzione non si è, in ipotesi, verificata in ragione della costituzione della controparte, con conseguente sanatoria ex art. 156 c.p.c., di cui subito si dirà;

4. con il secondo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 156,170,291 e 330 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi che la notificazione effettuata nei confronti del procuratore domiciliatario della società contribuente in primo grado deve ritenersi nulla e tale nullità è stata sanata dalla costituzione in giudizio della controparte; in ogni caso, la CTR avrebbe dovuto assegnare un termine per rinnovare la notificazione nulla ai sensi dell’art. 291 c.p.c.;

5. con il terzo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 156 e 291 c.p.c., evidenziandosi che sia la tempestiva costituzione della società contribuente sia l’eventuale ordine di rinnovazione della notificazione dell’atto di riassunzione sono idonei a determinare la sanatoria con effetti ex tunc del rilevato vizio di notificazione;

6. i due motivi, involgendo censure connesse, possono essere congiuntamente esaminati e sono fondati;

6.1. come di recente statuito dalle Sezioni Unite di questa Corte, “l’inesistenza della notificazione del ricorso per cassazione è configurabile, in base ai principi di strumentalità delle forme degli atti processuali e del giusto processo, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto qualificabile come notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformità dal modello legale nella categoria della nullità. Tali elementi consistono: a) nell’attività di trasmissione, svolta da un soggetto qualificato, dotato, in base alla legge, della possibilità giuridica di compiere detta attività, in modo da poter ritenere esistente e individuabile il potere esercitato; b) nella fase di consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti positivi della notificazione previsti dall’ordinamento (in virtù dei quali, cioè, la stessa debba comunque considerarsi, “ex lege”, eseguita), restando, pertanto, esclusi soltanto i casi in cui l’atto venga restituito puramente e semplicemente al mittente, così da dover reputare la notificazione meramente tentata ma non compiuta, cioè, in definitiva, omessa” (Cass. S.U. n. 14916 del 20/07/2016);

6.2. il principio, sebbene dettato in materia di nullità della notificazione del ricorso per cassazione, ha all’evidenza una portata generale, sicchè, facendone applicazione nel caso di specie, la notificazione del ricorso per riassunzione in sede di rinvio, effettuata presso il difensore domiciliatario in primo grado, può ritenersi (al limite) nulla e non già inesistente;

6.3. peraltro, la eventuale nullità di tale notificazione è sanabile ex tunc per effetto del raggiungimento dello scopo dell’atto, sia mediante la rinnovazione della notificazione, sia mediante la costituzione in giudizio dell’intimato (tra le tante, Cass. n. 9083 del 06 maggio 2015), come appunto accaduto nel caso di specie, laddove la Z. Tappeti Persiani s.r.l. si è regolarmente costituita in giudizio;

5. in conclusione vanno accolti i motivi di ricorso secondo e terzo e rigettato il primo; la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti e rinviata alla CTR del Lazio, in diversa composizione, perchè dia seguito al giudizio di rinvio, regolarmente introdotto nei confronti della società contribuente, e per le spese del presente procedimento.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo ed il terzo motivo di ricorso e rigetta il primo; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 3 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2018

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