Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3227 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. I, 02/02/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 02/02/2022), n.3227

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – rel. Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso proposto da:

B.A., rappr. e dif. dagli avv.ti Gabriella Banda,

avv.gabriellabanda.legalmail.it e Marco Pagella,

marco.pagella.pec.it, elett. dom. presso lo studio della prima in

Torino, via Renato Martorelli n. 33, come da procura spillata in

calce all’atto;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., rappr. e dit.

Ex lege dall’Avvocatura generale dello Stato,

ags.rm.mailcert.avvocaturastato.it e presso i cui Uffici è

domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

per la cassazione dell’ordinanza Corte d’appello di Brescia

30.9.2019, n. ??, in R.G. 1320/2017;

udita la relazione della causa svolta dal Presidente relatore Dott.

Ferro Massimo, alla camera di consiglio dell’11 gennaio 2022.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. B.A. impugna l’ordinanza della Corte d’appello di Brescia 30.9.2019, in R.G. 1320/2017 di estinzione della causa, per mancata comparizione delle parti, di seguito ad altra udienza del 26.2.2019 in cui nessuna era parimenti comparsa ai sensi dell’art. 309 c.p.c.;

2. il ricorrente propone un complesso motivo di ricorso con cui da un lato chiede la rimessione in termini per proporre il ricorso per cassazione, dall’altro, “la sospensione del provvedimento de quo agitur”; per il primo profilo, fa valere l’imputazione a cause non imputabili alla parte circa la decadenza, trattandosi di ricorrente straniero, di lingua non italiana e tenuto conto che altro difensore in precedenza aveva omesso di inoltrare ricorso, così risultando incostituzionale la norma (l’art. 153 c.p.c.) ove rimette al giudice la rimessione in termini; per altro profilo, la censura investe di violazione degli artt. 24 e 111 Cost., in relazione all’art. 307 c.p.c., il “decreto impugnato”, richiamando le precedenti deduzioni;

3. resiste al ricorso il Ministero dell’Interno con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. risulta dagli atti, accanto alla pronuncia di estinzione assunta dalla Corte d’appello di Brescia il 30.4.2019, un ulteriore provvedimento del suo Presidente di inammissibilità dell’istanza di sospensione di un’ordinanza appellata, posto che il ricorso del richiedente asilo avverso il provvedimento denegativo della protezione internazionale da parte della commissione territoriale implicava, anche secondo la disciplina ratione temporis vigente, la sospensione della sua esecutività, effetto conseguente anche all’impugnazione successiva avverso la pronuncia denegativa del tribunale;

2. il ricorso è complessivamente inammissibile, per plurimi concorrenti profili; esso è infatti privo di qualunque svolgimento dell’esposizione dei fatti di causa ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, mentre tale adempimento, pur nella sommarietà del tratto prescritto, a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione, è considerato dalla norma come uno specifico requisito di contenuto -forma del ricorso stesso, dovendo consistere in una esposizione che garantisca alla Suprema Corte di avere una chiara e completa cognizione del fatto sostanziale che ha originato la controversia e del fatto processuale, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa decisione impugnata (cfr. Cass., S.U., n. 11653 del 2006; Cass. n. 5640 del 2018, in motivazione; Cass. 27909/2020); né la prescrizione del requisito risponde ad un’esigenza di mero formalismo, volendo invece essa consentire una conoscenza chiara e completa dei fatti di causa, sostanziali e/o processuali, che permetta di bene intendere il significato e la portata delle censure rivolte al provvedimento impugnato (cfr. Cass., S.U., n. 2602 del 2003);

3. sul punto, il ricorso è del tutto generico, omettendo di oltrepassare un vago richiamo – senza circostanze ed eventi – ad astratti limiti di apprendimento delle regole ordinamentali del regime impugnatorio, invocandone altresì la natura di sbrigativa premessa per fondare l’istanza di rimessione in termini o il rinvio alla Corte costituzionale in caso di interpretazione semplicemente diversa;

4. quanto al secondo profilo, il ricorso non ha oggetto specifico perché nemmeno cita o riporta o produce il provvedimento di merito, diverso dall’ordinanza di estinzione emessa ex art. 309 c.p.c., correlato in qualche modo all’interesse a coltivare un’impugnazione comunque obiettivamente tardiva; né è comprensibile la ragione per cui sia stata diretta a questa Corte la sospensione della pronuncia impugnata, contro il tenore testuale dell’art. 373 c.p.c., comma 1 pur espressamente richiamato e con riguardo al diverso giudice emittente; in tema comunque, per un verso, trova applicazione, ove sia seguito il rito sommario di cognizione, sia in primo grado che in appello, il meccanismo disciplinato dagli artt. 181 e 309 c.p.c. per il processo ordinario, dovendosi escludere che la conseguente dichiarazione di estinzione possa configurare un pregiudizio per i diritti fondamentali del richiedente asilo, “la cui condotta processuale è affidata alla responsabilità del difensore, o possa pregiudicare l’interesse della controparte pubblica che, qualora intenda evitare detta estinzione, ben può comparire dinanzi al giudice e chiedere che decida la controversia” (Cass. 1709/2021);

5. per altro verso, l’impugnazione – in sé ristretta alla ordinanza di estinzione della corte d’appello – ha omesso di accompagnarsi ad una deduzione più specifica e fattuale degli impedimenti che avrebbero giustificato la necessità di essere rimesso nei termini ai sensi dell’art. 153 c.p.c., così non conformandosi il ricorrente al principio per cui l’istituto, applicabile al termine perentorio per proporre ricorso per cassazione, in generale “presuppone la sussistenza in concreto di una causa non imputabile, riferibile ad un evento che presenti il carattere dell’assolutezza, e non già un’impossibilità relativa, né tantomeno una mera difficoltà” (Cass., S.U., n. 27773/2020); né la parte può invocare la rimessione in termini, quando il ritardo sia dovuto a fatto imputabile al difensore, “costituendo la negligenza di quest’ultimo un evento esterno al processo, che attiene alla patologia del rapporto con il professionista, rilevante solo ai fini dell’azione di responsabilità nei confronti del medesimo, senza che ciò comporti alcuna violazione dell’art. 6 CEDU, poiché l’inammissibilità dell’impugnazione, che consegue all’inosservanza del termine, non integra una sanzione sproporzionata rispetto alla finalità di salvaguardare elementari esigenze di certezza giuridica (Corte EDU, 15 settembre 2016, Trevisanato c. Italia)” (Cass. 3340/2021);

il ricorso va conclusivamente dichiarato inammissibile, con condanna alle spese secondo la regola della soccombenza e liquidazione come meglio in dispositivo; ricorrono i presupposti processuali per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il comma 1-quater al testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la stessa impugnazione, se dovuto (Cass. s.u. 4315/2020).

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, liquidate in Euro 2.100 oltre spese prenotate a debito; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

 

 

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