Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3226 del 11/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 11/02/2020, (ud. 18/12/2019, dep. 11/02/2020), n.3226

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20932-2018 proposto da:

F.L.D., F.A.G., F.F.,

F.G.M., F.V., nella loro qualità di eredi e

successori, anche per rappresentazione di B.G.M.,

B.L., elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentati e difesi

dall’avvocato LUIGI F.;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1/1/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del Trentino Alto Adige, depositata il 04/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 18/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE

CAPOZZI.

Fatto

RILEVATO

che i contribuenti F.A.G., F.F., F.G.M., F.V., F.L.D. e B.L., quali eredi e successori, anche per rappresentazione, della defunta B.G.M., propongono ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della CTR di Trento, che aveva dichiarato cessata la materia del contendere e compensate le spese, per avere l’Agenzia delle entrate dichiarato in udienza che la società acquirente, obbligata solidale, aveva nel frattempo adempiuto l’obbligazione tributaria, sì che essa non aveva più nulla a pretendere dagli appellanti.

Innanzi alla CTR di Trento la defunta B.G.M. e B.L. avevano appellato la sentenza della CTP di Trento, di rigetto del loro ricorso avverso un avviso di rettifica e liquidazione, con il quale era stato elevato il valore di alcuni immobili da esse venduti alla s.r.l. “S. A.” con atto registrato il 17 gennaio 2012.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato ad un unico motivo, con il quale i contribuenti lamentano violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 46, anche letto in combinato disposto con l’art. 100 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per inesistenza dei presupposti per la pronuncia di cessata materia del contendere; invero la CTR aveva fondato detta statuizione sull’avvenuto pagamento dell’obbligazione tributaria da parte di un coobbligato, rimasto estraneo al processo, ritenendo in tal modo totalmente soddisfatta la pretesa fiscale, in applicazione del principio dell’unicità del debito tributario, gravante ex lege su più soggetti; tuttavia la cessazione della materia del contendere presupponeva che le parti si dessero reciprocamente atto del sopravvenuto mutamento della situazione sostanziale dedotta in giudizio e sottoponessero conclusioni conformi in tal senso al giudice; al contrario era stata solo una parte e cioè l’Agenzia delle entrate a chiedere la cessazione della materia del contendere, mentre essi contribuenti avevano invece chiesto l’accoglimento dell’impugnazione e che, in ogni caso, venisse almeno dichiarata la soccombenza virtuale dell’ufficio, onde ottenerne la condanna al pagamento delle spese del doppio grado del giudizio, anche perchè, a seguito di detta cessazione della materia del contendere, in capo alla defunta contribuente B.G.M. erano state accertate plusvalenze IRPEF per l’anno 2012; pertanto la cessazione della materia del contendere ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 46, presupponeva normalmente il riconoscimento in corso di causa della fondatezza delle ragioni della parte avversa, sì che non poteva integrare una causa di cessazione della materia il pagamento, da parte di terzi e nelle more del giudizio, delle somme contestate; la CTR inoltre erroneamente aveva posto a carico di entrambe le parti le spese anticipate, atteso che il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 46, comma 3, prevedeva espressamente la compensazione delle spese per i soli casi in cui la definizione delle pendenze tributarie avvenisse ex lege, si che la CTR avrebbe dovuto pronunciarsi sulle spese ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 15, comma 1, applicando i principi della soccombenza virtuale; i contribuenti avevano poi diritto di ottenere una pronuncia giudiziale sui plurimi motivi di ricorso proposti avverso l’avviso di liquidazione impugnato (illegittima sottoscrizione dell’avviso da parte del delegato; nullità della notifica dell’avviso; erroneità dei presupposti fattuali e giuridici su cui si fondava l’avviso impugnato; incomprensibilità della rettifica del valore della compravendita);

che l’Agenzia delle entrate si è costituita con controricorso;

che l’unico motivo di ricorso proposto dai contribuenti è infondato;

che, invero, secondo la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 5188 del 2015; Cass. n. 19568 del 2017; Cass. n. 22231 del 2011), la cessazione della materia del contendere può essere dichiarata anche d’ufficio e senza che, sul punto, sussista accordo fra le parti, perchè è il giudice che deve valutare l’effettivo venir meno dell’interesse delle parti ad una decisione nel merito; e, nella specie, la CTR ha adeguatamente motivato circa il venir meno dell’interesse delle parti in tal senso;

che, inoltre, alla stregua della giurisprudenza sopra richiamata, la valutazione della soccombenza virtuale, ai fini della condanna alle spese, è da ritenere evento non usuale, ma collegato ad ipotesi di comportamento manifestamente illegittimo tenuto dalla controparte; ipotesi questa non ravvisabile nella specie, come correttamente rilevato dalla CTR;

che da quanto sopra consegue il rigetto del ricorso dei contribuenti, con compensazione delle spese di giudizio, atteso il contrasto giurisprudenziale ravvisabile in materia;

che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del contribuente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa fra le parti le spese di giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del contribuente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 18 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2020

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