Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3225 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 02/02/2022), n.3225

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – rel. Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso proposto da:

(OMISSIS) s.r.l., in persona del L.R. p.t., rappr. e dif. dall’avv.

Frangois Guglielmo, (OMISSIS) e dall’avv. Mantovano Roberto,

robertomantovanopec.it, presso lo studio del quale, in Roma al

Lungotevere Michelangelo n. 9, è elettivamente domiciliata, come da

procura su foglio separato unito al ricorso;

– ricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS) s.r.l, in persona del curatore p.t.;

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze;

– intimati-

per la cassazione della sentenza Corte d’appello di Firenze

29.01.2021, n. 216/2021, in R.G. n. 1615/2019;

vista la memoria del ricorrente;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 11 gennaio 2022 dal Presidente relatore Dott. Ferro Massimo.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. (OMISSIS) s.r.l. impugna la sentenza Corte d’appello di Firenze 29.01.2021, n. 216/2021, in R.G. n. 1615/2019, con cui è stato rigettato il suo reclamo proposto ex art. 18 L. Fall. avverso la sentenza Tribunale Firenze 2.7.2019, n. 133/2019 di declaratoria del proprio fallimento, su richiesta del P.M. locale;

2. la corte ha premesso che: a) il tribunale ha dichiarato il fallimento dell’impresa opponente, avendo accertato la sussistenza dei requisiti di legge e dell’insolvenza desumibile dall’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dell’Erario e “nell’irreperibilità dell’impresa presso la sede legale, anche effettiva, posta in Firenze, donde l’accertata competenza territoriale”; b) la società fallita nel reclamo ha lamentato, da un lato, l’irritualità della notifica del ricorso, non essendosi provveduto ad alcuna notifica presso la sede legale di Milano, e, dall’altro lato, l’incompetenza territoriale del Tribunale di Firenze, atteso che alla data della dichiarazione di fallimento non vi era più ivi una sede effettiva, per la sopravvenuta cessione di azienda e avendo, prima della cessione, la stessa società aperto unità locale in Quarrata (PT);

3. la corte ha ritenuto: a) essere stata tentata la notifica presso la sede legale di Milano, senza successo, per inesistenza del civico 47 di Foro Buonaparte, indicato nella visura CCIAA quale sede sociale; b) infruttuosa la notifica in Poggibonsi (dove vi era in precedenza la sede sociale e notizia di conservazione della contabilità); c) corretta la notifica secondo il procedimento di cui all’art. 15 L. Fall., con deposito dell’atto alla casa comunale della sede risultante dal registro delle imprese (dunque Milano), a seguito del non perfezionamento della notifica telematica alla pec della società e poi di persona alla sede, non bastando a questo proposito che la sede milanese risultasse da un mero elenco telefonico relativo a società di identica denominazione; d) inesistente una sede effettiva sia in Milano che in Poggibonsi (SI), risultando invece che fino al 1.3.2017 vi era stata una sede effettiva in Firenze, a quell’epoca risalendo la cessione d’azienda per un’attività di bar-pasticceria, nulla provando che poco prima (17.1.2017) vi fosse stata apertura di un’unità locale in Quarrata (PT), mera rappresentanza e senza prova di trasferimento dell’attività sociale dopo la citata cessione, dunque dovendosi concludere che Firenze era stata l’ultima sede effettiva della debitrice;

4. il ricorso è su un motivo, illustrato poi da memoria, mentre gli intimati non hanno depositato controricorso per rispondervi;

5. con il motivo, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 9 e 15 L. Fall., sotto due distinti profili: avere considerato la sede di fatto asseritamente sussistente in Firenze quale prevalente rispetto a quella legale in Milano, nonostante fosse passato almeno un biennio prima dell’istanza di fallimento dalla cessione d’azienda (disposta dall’amministratore giudiziario) e contraddittoriamente motivato in ordine alla competenza del Tribunale di Firenze, anche in relazione alla difesa nel procedimento prefallimentare.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. l’unico motivo, esposto in plurimi profili, è inammissibile; quanto al primo profilo, per quanto incertamente posto, ove relativo alla regolarità della notifica, la censura appare confliggere con il principio, pacifico, per cui tale adempimento, secondo il procedimento speciale dell’art. 15 L. Fall., comma 3, prevede una sequenza progressiva che, in caso di infruttuosità della notifica con PEC da parte della cancelleria e, poi, di consegna di persona alla sede, individua come terzo elemento il deposito presso la casa comunale avendo riguardo alla sede che risulta formalmente iscritta al registro delle imprese; costituisce invero indirizzo consolidato, cui dare continuità, il principio per cui la norma introduce una disciplina semplificata che esclude l’applicabilità della disciplina ordinaria prevista dall’art. 145 c.p.c. per le ipotesi di irreperibilità del destinatario della notifica (Cass. 5311/2020), dovendo pertanto la citata sequenza essere intesa secondo gli specifici e soli riferimenti ivi indicati;

2. inoltre, anche nella specie, nessuna doglianza appare esaminabile in questa sede circa la conduzione delle attività di notificazione, mancando prova di introduzione di adeguata e tempestiva contestazione già avanti al giudice di merito, secondo il principio per cui “l’individuazione della sede del debitore risultante dal registro delle imprese, presso la quale, ai sensi dell’art. 15 L. Fall., deve essere tentata la notificazione che non può essere eseguita presso l’indirizzo PEC del debitore, costituisce un’attività propria dell’agente notificatore, compiuta sulla base delle indicazioni contenute nella richiesta della parte istante, compresa tra le circostanze di fatto, riportate nella relata di notifica, munite di fede privilegiata; pertanto, ove la parte alleghi che, contrariamente a quanto attestato dall’ufficiale giudiziario, la notificazione sia stata tentata in un luogo diverso, è necessario che proponga querela di falso” (Cass. 21199/2021);

3. la società contesta poi la correttezza e la rilevanza della ritenuta effettività della ultima sede in Firenze, così invocando l’erroneità del non aver considerato, invece, la competenza ex art. 9 L. Fall. del Tribunale di Milano, quello della sopraggiunta sede legale; si tratta di censura inammissibile, perché se è vero che la neutralizzazione del mutamento di sede, ai fini del radicamento della competenza sulla dichiarazione di fallimento, concerne l’evento ove accaduto nell’anno anteriore all’istanza, ciò non implica che rimanga senza conseguenze l’accertamento, quale avvenuto anche nella vicenda, del carattere meramente fittizio di detto trasferimento, operando infatti, nel primo caso, uno spostamento di competenza per previsione normativa diretta dell’art. 9 L. Fall., comma 2 e, nel secondo, l’applicazione del comma 1 della medesima disposizione;

4. a questo proposito, va infatti ricordato che è fermo l’orientamento per cui la competenza territoriale per la dichiarazione di fallimento di una società spetta al tribunale del luogo in cui si trova la sede principale dell’impresa, ossia ove si svolge effettivamente la sua attività direttiva ed amministrativa, che, solo secondo una presunzione iuris tantum coincide con quella legale, salvo che non sia fornita la prova che la sede effettiva sia altrove e che quella legale sia, quindi, solo fittizia (Cass. 23719/2016); è quanto accaduto nella presente causa, ove il giudice di merito, con apprezzamento insindacabile (Cass. s.u. 8053/2014) e nemmeno impugnato in tutte le rationes decidendi su cui è stato fondato, ha motivatamente negato che in Milano, per una somma di elementi di fatto, vi fosse per davvero una sede reale della società, così individuando la competenza e piuttosto in Firenze, al momento della decisione, giudicando irrilevanti una serie di circostanze (la previa apertura di un’unità locale ancora in luogo diverso e la cessione d’azienda del marzo 2017 che, si osserva, non estingue la società) contro le quali il ricorrente non comprova di aver avanzato, con rituale introduzione nel processo avanti al giudice di merito, elementi controfattuali Iànteoinisti 02/02/2022,

non considerati e decisivi, essendosi limitato ad una generica non condivisione della motivazione;

il ricorso va conclusivamente dichiarato inammissibile; ricorrono i presupposti processuali per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la stessa impugnazione, se dovuto (Cass. s.u. 4315/2020).

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 -quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

 

 

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