Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3224 del 09/02/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 3224 Anno 2018
Presidente: NAPOLETANO GIUSEPPE
Relatore: DE FELICE ALFONSINA

SENTENZA

sul ricorso 14502-2012 proposto da:
ARCUTI PALMA C.F. RCTPLM51D50F052U, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA TIBULLO 10, presso lo studio
dell’avvocato MARCO ANTONIO SAPONARA, che la
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente 2017
4232

contro

REGIONE BASILICATA C.F. 80002950766, in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA NIZZA 56, presso l’UFFICIO
DI RAPPRESENTANZA DELL’ENTE, rappresentata e difesa

Data pubblicazione: 09/02/2018

dall’avvocato MAURIZIO ROBERTO BRANCATI,

giusta

delega in atti;
controricorrente

avverso la sentenza n. 208/2011 della CORTE D’APPELLO
di POTENZA, depositata il 09/06/2011 r.g.n. 599/2010;

udienza del 26/10/2017 dal Consigliere Dott.
ALFONSINA DE FELICE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. STEFANO VISONA’ che ha concluso per il
rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato MARCO SAPONARA per delega verbale
Avvocato MARCO ANTONIO SAPONARA.
udito l’Avvocato MAURIZIO ROBERTO BRANCATI.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

RG.14502/2012

FATTI DI CAUSA
1. Palma Arcuti funzionaria di VIII qualifica della Regione Basilicata, adiva il
Tribunale di Matera, in funzione di giudice del lavoro, domandando l’accertamento dei
proprio diritto a vedersi riconosciuta la funzione dirigenziale. Esponeva in punto di
fatto che, in seguito all’immissione nei ruoli della Regiorie, dall’8 giugno 1992 al 31

Sperimentale Pantanello, giusta delibera 8 giugno 1992 n.3804.
2.

L’adito Tribunale di Matera, circoscritto il proprio ambito di competenza

giurisdizionale ai periodo dall’1/7/1998 ai 31/8/2001, ha ritenuto infondata la
domanda e ha rigettato il ricorso, compensando le spese tra le parti.
3. La Corte d’appello di Potenza, sezione lavoro, confermando la decisione dei
primo giudice, ha rigettato l’appello, accertando che l’Azienda Sperimentale Pantanello
era stata individuata negli atti organizzativi della Regione quale Unità Operativa alla
quale era assegnato personale di VIII livello e che, nel succedersi delle leggi regionali
di riforma delle strutture organizzative, non era dato riscontrare alcuna disposizione
che associasse alla sua conduzione un determinato livello dirigenziale.
D’altro canto, sempre secondo la Corte territoriale, al riconoscimento di funzioni
superiori farebbe da ostacolo l’art. 52 del d.lgs. n.165/2001, a norma del quale
nell’impiego pubblico contrattualizzato l’eventuale svolgimento di esse è soggetto a
precise condizioni di legittimità, e ne è esclusa – in ogni caso – l’attribuzione per
espletamento in via di mero fatto.
Infine, dall’istruttoria non era emerso che l’attività svolta avesse natura
dirigenziale, poiché essa richiedeva il costante raccordo col dirigente del servizio
regionale di Sviluppo Agricolo di riferimento che manteneva il controllo e il
coordinamento delle attività dell’Azienda Sperimentale.
4. Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione Palma Arcuti con quattro
censure, cui resiste con tempestivo controricorso la Regione Basilicata.

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso è articolato in quattro motivi.
1. Con il primo parte ricórrente deduce insufficiente e contraddittoria motivazione,
falsa applicazione del d.lgs. n.626/1994, in relazione all’individuazione dei datore di
lavoro.

agosto 2001, aveva ricoperto l’incarico di direzione dell’Azienda regionale

La Corte d’appello, erroneamente avrebbe ritenuto non integranti l’attribuzione di
responsabilità dirigenziali il conferimento dela qualifica: a) di datore di lavoro quale
responsabile della salute e sicurezza dei cinquanta lavoratori dipendenti dell’Azienda;
b) di soggetto preposto agii adempimenti IVA.
2. La seconda censura denuncia violazione e falsa applicazione delle leggi regionali
di riordino delle strutture amministrative: n.35/1982, n.9/1986, n.17/1993,
n.12/1996, n.48/2000.

dirigenziale sull’erroneo presupposto che alla direzione delle c.d. unità operative, tra
l’Azienda Sperimentale, ie leggi succedutesi nei tempo

cui deve ritenersi inclusa

avessero posto non già un dirigente, ma
comprovata esperienza.

un funzionario di VIII qualifica, di

Secondo la censura, rassetto

organizzativo nei caso

controverso, non rileverebbe avendo dovuto, piuttosto, la Corte d’appello pronunciarsi
sulla ricorrenza dello svolgimento di mansioni di tatto da parte dell’Arcuti.
Al fine di comprovare la complessità organizzativa delle attività che la direzione
dell’Azienda Sperimentale nresuppone, non rileverebbe, secondo a

difesa di dartP

ricorrente l’inquadramento di tale struttura quale Unità operativa.
3.

Con la tern censura la ricorrente deduce insufficiente e contraddittoria

motivazione in relazione aiia valutazione delle risultanze probatorie.
contesta alla corte a’appelio ai avere negato l’autonomia e ia responsaoilità aelia
funzione di direttore dell’azienda Sperimentale sul presupposto della necessità del
costante raccordo con il servizio di riferimento (Ufficio Sviluppo Agricolo) emersa dalla
prova testimoniale.
4. Con la quarta censura infine si lamenta la violazione e falsa applicazione
dell’art. 36 Cost., degli artt. 2103 cod. civ. e 52 d.lgs. n.165/2001.
Sulla scorta della pacifica giurisprudenza di legittimità che riconosce il diritto alla
superiore retribuzione in capo al dipendente pubblico contrattualizzato che abbia
svolto mansioni superiori rispetto alla formale qualifica rivestita, si afferma

che la

Corte d’Appello, nel decidere ‘diversamente, avrebbe violato le norme richiamate.
5. Il ricorso e intondato.

5.1. Nessuna delle prospettazioni formulate da parte ricorrente si rivela idonea a
censurare la ratio fondante della pronuncia gravata,
svolgimento delle mansioni dirigenziali da

consistente nell’escludere io

parte dell’Arcuti sulla base degli esiti

deiristruttoria svolta nei corso del giudizio di merito.

La sentenza avrebbe statuito che alla ricorrente non spettava la funzione

5.2. La prima censura è infondata. Parte ricorrente prospetta un’inaccettabile
assimilazione della qualifica di datore di lavoro conferitale con decreto del Presidente
della Giunta regionale n.812/1996 per le finalità della normativa di prevenzione in
materia di sicurezza sul lavoro (d.lgs. n.81/2008 e successive modifiche ed
integrazioni) alla funzione dirigenziale. Come evidenziato sia in dottrina sia in
giurisprudenza, il d.lgs. n.242/1996, relativo all’individuazione della figura del datore
di lavoro per le finalità della sicurezza nel settore pubblico, equipara ai dirigenti, i

ufficio avente autonomia gestionale (art.2, co.1, lett. b) d.lgs. n.81/2008 e succ.
modif.) (Cass. n.30557/2016). Tale scelta è aderente alla definizione che il d.lgs.
n.81/2008 dà della categoria di datore di lavoro ai soli fini di prevenzione, diversa da
quella civilistica, fondata su criteri sostanziali e di effettività, più che formali. Tale
figura coincide, infatti, non solo col titolare del rapporto di lavoro, ma altresì con chi
ha la responsabilità dell’organizzazione del lavoro in quanto ivi esercita i poteri
decisionali e di spesa in condizioni di autonomia gestionale.
5.3. Anche la seconda censura non merita accoglimento. Non può ritenersi
sussistente,

intatti,

la violazione delle leggi richiamate in epigrate, riguardanti

l’articolazione degli unici e dei servizi nella legislazione regionaie la quale, in materia
di ordinamento delle strutture organizzative possiede competenza esclusiva.
uaWattenta ed esaustiva aisannina dei quadro iegisiativo compiuta dama pronuncia
gravata, risulta come, fin da quando !a Regione, nel 1982, ricevette dallo Stato

centrale la proprietà delle

Aziende Agricole

Sperimentali

(definite anche

“Dimostrative”), ad esse venne conferita la qualificazione di Unità Operative, e la loro
gestione fu posta in capo ai dipendenti appartenenti all’VIII Qualifica funzionale.
Le Unità Operative, secondo una precisa scelta che non è stata contraddetta dagli
organi regionali nei corso delle varie modifiche legislative che hanno contrassegnato i
molteplici riordini delVassetto organizzativo dell’Ente, sono configurate quali strutture
di supporto e di amministrazione attiva, individuate su proposta dei dirigenti degli

uffici e dei servizi interessati, dai dirigenti generali che provvedevano anche a definire
ie deciaratorie dei compiti e le responsabilita direttive tra il personale appartenente
all’ottava qualifica funzionale (art.8, co. 6 e art. 9, co.6

I. reg. n.12/1996). Anche

quando la disciplina sopra richiamata, fu abrogata mediante l’art.2, CO.3 della
successiva I. n.48/2000 di revisione della classificazione del personale delle Regioni, il
iegisiatore regionale Si limitò a riconoscere ai funzionari di elevata responsabilità la
retribuzione di posizione (recependo l’art. 23, del c.c.n.l. 31/3/1999), senza, peraltro,

3

funzionari non aventi qualifica dirigenziale nei casi in cui essi siano preposti a un

confutare la scelta originaria di escludere la funzione dirigenziale nella posizione
apicale delle Unità Operative.
5.4 Quanto all’assorbente ratio decidendi, l’istruttoria – per vero, accurata -non
rinviene in capo alla ricorrente quell’ampiezza di responsabilità gestionali e quella
discrezionalità dei poteri in ragione dell’elevato grado di professionalità che avrebbero
potuto giustificare la sua qualificazione quale dirigente, in rapporto alla varietà e
all’articolazione dei compiti individuati dalla Regione (art. 15, I. reg. n.12/1996,

dall’art. 10 d.lgs. n.546/1993, quindi dall’art. 12 d.lgs. n.80 /1998 e, da ultimo, art.
17 d.lgs. n.165/2001). Tale conclusione, si basa sulla circostanza che l’Arcuti non
espletava i propri compiti in autonomia, dovendo costantemente interagire con il
referente dell’Area Ufficio Sviluppo Agricolo, alle cui direttive la sua attività era
risultata, di contro, puntualmente soggetta.
5.5. Il mancato raggiungimento della prova circa lo svolgimento di mansioni
dirigenziali, il cui eventuale espletamento, peraltro, avrebbe potuto far sorgere il
diritto alla retribuzione maggiore, ma non quello al superiore inquadramento, secondo
il generale impianto normativo del pubblico impiego contrattualizzato, comporta il
conseguente non accoglimento delle censure che contestano la ricostruzione dell’iter
logico argomentativo della pronuncia basate sulla rivalutazione delle risultanze
probatorie.
5.6. In particolare la terza censura sul vizio di motivazione circa l’assenza di
funzione dirigenziale e la quarta, dove il giudizio sulla mancata prova ritorna

sub

species di violazione del principio di giusta retribuzione e delle norme in tema di
adibizione del dipendente a mansioni superiori sono inammissibili, in quanto inidonee
a censurare la ratio decidendi, e tendenti esattamente a reintrodurre dinanzi a questa
Corte questioni di merito che restano avulse dal giudizio di legittimità (Cass.
n.3881/2006; Cass. n.828/2007; Cass. n.25332/2014).

5.7. Pertanto, non meritando le censure accoglimento, il ricorso è rigettato. Le
spese, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento nei confronti
della controricorrente delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 4000

4

conforme al quadro normativo nazionale: art. 17 d.lgs. n.29/1993, come sostituito

per competenze professionali, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15 per cento,
agli esborsi liquidati in Euro 200 e agli accessori di legge.

Così deciso all’Udienza del 26/10/2017

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