Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3221 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 02/02/2022, (ud. 18/01/2022, dep. 02/02/2022), n.3221

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. SARRACINO Antonella Filomena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

CONSORZIO DI BONIFICA n. 9 DI CATANIA, in persona del Commissario

Straordinario p.t., rappresentato e difeso dagli avv.ti Ravì

Antonino e Nula Maurizio, elettivamente domiciliato presso lo studio

dell’avv.to Randazzo Ivan via Bisagno, n. 14 in Roma;

– ricorrente –

contro

V.A., rappresentato e difeso dall’avv.to Balsamo Palma

del foro di Catania, elettivamente domiciliato in Catania, via

Umberto, 297;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 27/2017, della Corte di Appello di Catania,

depositata il 27 gennaio 2017.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18.1.2022 dalla Dott.ssa Sarracino Antonella Filomena.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di Appello di Catania, per quanto ancora di interesse, confermava la sentenza del Tribunale di Catania che accertava la nullità del termine apposto ai contratti di lavoro stipulati tra V.A. ed il Consorzio di Bonifica n. 9 di Catania (di seguito: Consorzio), dichiarava che tra il ricorrente ed il Consorzio si era instaurato un rapporto di lavoro a tempo indeterminato fin dalla stipula del primo di detti contratti avvenuta in data 20.10.2000 e, per l’effetto, condannava il Consorzio al pagamento di un’indennità D.Lgs. n. 183 del 2010, ex art. 32 del pari a otto mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.

2. Nel merito, e per quanto ancora in discussione, la Corte territoriale riteneva che, qualificati gli enti consortili di bonifica siciliani come enti pubblici economici, dovesse applicarsi, quanto alla stipula dei contratti a termine, la disciplina di diritto comune prevista, ratione temporis, dalla L. n. 230 del 1962 e successivamente dal D.Lgs. n. 368 del 2001.

Sottoposto ad esame il contratto del 20.10.2000, rilevava la nullità della clausola di durata non essendo stata offerta prova dell’adibizione del lavoratore ad attività di carattere straordinario e/o stagionale, emergendo piuttosto dalla documentazione in atti che i contratti stipulati erano relativi a tutto l’arco dell’anno (il che contraddiceva la dedotta stagionalità) ed allo svolgimento di opere di manutenzione, normale attività del Consorzio.

Quanta alla richiesta di conversione, ad essa non ostava – secondo i giudici di appello – il principio per cui le assunzioni del personale a tempo indeterminato vanno precedute da pubblico concorso nel range temporale segnato dalla vigenza della L.R. Sicilia n. 18 del 1999 e fino all’entrata in vigore della L. r. Sicilia n. 15 del 2004, perché in quell’arco temporale la normativa regionale, come ricostruita dalle Sez. Unite di questa Corte nella sentenza n. 4685/2015, non prevedeva affatto l’obbligo del concorso in relazione agli enti pubblici economici dipendenti o vigilati dalla regione e dagli enti locali.

3. In ragione di detta ricostruzione la Corte territoriale confermava integralmente la decisione di primo grado.

4. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso, articolatottint16%ione 02/02/2022 motivi, il Consorzio.

5. Ha resistito con controricorso Virgolini.

6. Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta la violazione della L.R. Sicilia n. 49 del 1981, art. 3, della L.R. Sicilia n. 14 del 1958, artt. 6, 7 e 9 e della L.R. Sicilia n. 12 del 1991, art. 3, anche in relazione all’art. 97 Cost..

Viene nella sostanza lamentata la violazione delle norme innanzi indicate dalle quali si desumerebbe l’obbligo, per i consorzi di bonifica siciliani, di assumere i propri dipendenti solamente previo espletamento di un concorso o di una prova pubblica selettiva, con conseguente impossibilità di trasformazione dei rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato.

2. Con il secondo motivo di ricorso viene lamentata la violazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 11 e degli artt. 2 e 21 c.c.n.l. applicabile ratione temporis; in estrema sintesi, si assume che la Corte territoriale sarebbe incorsa nel vizio di violazione di legge per non aver ritenuto sussistente la ragione giustificativa del termine atteso che il lavoratore era stato assunto – fatto pacifico non preso in considerazione e provato documentalmente in atti – come operaio avventizio. Viene quindi censurata la sentenza della Corte territoriale sul presupposto che essa sarebbe incorsa nel vizio di violazione di legge per non aver applicato al contratto di lavoro oggetto di sindacato la disciplina di cui al D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 11, relativa proprio agli operai avventizi.

3. Con il terzo mezzo si deduce la violazione dell’art. 115 c.p.c. ed in particolare il travisamento della prova, per non aver la Corte territoriale posto a fondamento del compendio probatorio i contratti a termine e le delibere, documenti dai quali si evincerebbe la sussistenza delle ragioni giustificative del termine.

4. Con il quarto mezzo, infine, si chiede che vada cassata – quale mero effetto della ritenuta legittimità del termine – la statuizione relativa al risarcimento del danno disposto in favore del lavoratore ai sensi della L. n. 183 del 2010, art. 32.

5. In ordine logico vanno esaminati preliminarmente – e congiuntamente, perché intimamente connessi – il secondo il terzo motivo.

Essi sono in parte infondati ed in parte inammissibili.

Dalla sentenza impugnata (cfr. pag. 2 del provvedimento) emerge che fin dal ricorso introduttivo i lavoratori avevano allegato di essere stati assunti per eseguire opere di manutenzione rispondenti a stabili esigenze dell’ente, anziché ad esigenze temporanee.

Tale essendo la prospettazione dell’atto introduttivo di lite, non vi era alcuna necessità che gli attori contestassero l’opposto assunto del Consorzio: ciò perché la contestazione da parte del convenuto dei fatti già affermati o già negati nell’atto introduttivo del giudizio non ribalta sull’attore l’onere di contestare l’altrui contestazione, dal momento che egli ha già esposto la propria posizione a riguardo (Cass. n. 6183/18).

Ciò importa l’infondatezza dell’assunto del Consorzio secondo cui costituirebbe circostanza incontestata e pacifica tra le parti la stipula dei contratti a termine per esigenze temporanee.

E’, poi, inammissibile in sede di legittimità la doglianza di travisamento della prova, trattandosi di vizio non più deducibile a seguito della novella apportata all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv. dalla L. n. 134 del 2012, che ha reso inammissibile la censura veicolata attraverso il predetto n. 5, a fortiori in caso di doppia conforme di merito, stante la preclusione di cui all’art. 348-ter c.p.c., u.c. (cfr. Cass. n. 24395/2020, in relazione a Cass. S.U. n. 8053/14).

Ne’ per altra via si può sollecitare in sede di legittimità una rivisitazione del materiale probatorio.

L’illegittimità del termine per mancanza di prova della sua ragione giustificativa esclude che possa applicarsi il D.Lgs. n. 368 del 2011, art. 11.

Il dato normativo prevede testualmente: Data pubblicazione 02/02/2022

“1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo sono abrogate la L. 18 aprile 1962, n. 230, e successive modificazioni, la L. 25 marzo 1983, n. 79, art. 8-bis, la L. 28 febbraio 1987, n. 56, art. 23, nonché tutte le disposizioni di legge che sono comunque incompatibili e non sono espressamente richiamate nel presente decreto legislativo.

2. In relazione agli effetti derivanti dalla abrogazione delle disposizioni di cui al comma 1, le clausole dei contratti collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi della citata L. n. 56 del 1987, art. 23 e vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, manterranno, in via transitoria e salve diverse intese, la loro efficacia fino alla data di scadenza dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

3. I contratti individuali definiti in attuazione della normativa previgente, continuano a dispiegare i loro effetti fino alla scadenza”.

E’ evidente, quindi, che il citato comma 2, nel prevedere l’ultrattività, fino alla scadenza dei c.c.n.l., delle clausole della contrattazione collettiva in vigore all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 368 del 2001, si riferisce alle clausole che consentono l’utilizzo della contrattazione a termine, mentre nel caso di specie la stipula del contratto è avvenuta al di fuori di dette ipotesi o, comunque, senza che della loro ricorrenza sia stata fornita prova. In breve, possono essere oggetto di proroga i contratti cui risulti legittimamente apposto un termine, non quelli con termine illegittimo.

A tanto va aggiunto che la lettera e la ratio del citato comma 2 rendono evidente che il disposto normativo si riferisce alle clausole già in essere alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 368 del 2001, avendo il legislatore inteso disciplinare la fase transitoria rispetto alle disposizioni contrattuali previgenti.

E’, quindi, infondata la deduzione del Consorzio secondo cui l’art. 11 cit. si riferirebbe anche ai contratti collettivi stipulati dopo l’entrata in vigore della norma quando l’efficacia degli stessi copra anche un periodo anteriore all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 368 del 2001, com’e’ nel caso di specie in cui il contratto, pur stipulato in data 17.4.2002, era inteso a spiegare i suoi effetti nell’arco temporale dal 1.1.2000 al 31.12.2004 (secondo la previsione dell’art. 154 c.c.n.l., comma 3).

Ne consegue che la previsione del comma 2 del citato art. 11 del D.Lgs. n. 368 del 2001 non può riferirsi anche a dette ipotesi: diversamente, si lascerebbe alle parti sociali la libertà di prevedere casi di ampliamento dell’utilizzo della contrattazione a termine, in deroga al nuovo assetto normativo delineato dal D.Lgs. n. 368 del 2001, laddove, per converso, la disposizione ha piuttosto lo scopo (proprio perché transitoria) di preservare le sole clausole della contrattazione collettiva già vigenti alla data dell’entrata in vigore della novella e le eventuali e peculiari deroghe – in ampliamento – nell’utilizzo della contrattazione a termine.

6. E’ invece fondato il primo motivo.

Con esso viene nella sostanza lamentata la violazione delle norme innanzi indicate al punto 1., norme dalle quali si desumerebbe l’obbligo, per i consorzi di bonifica siciliani, di assumere i propri dipendenti previo espletamento di un concorso o di una prova pubblica selettiva, con conseguente impossibilità di trasformare i rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato.

Si deve qui richiamare integralmente, anche ai sensi dell’art. 118 c.p.c., quanto affermato in Cass. n. 274/2019 in cui si opera una completa ed esaustiva ricostruzione di tutta la normativa di settore, anche alla luce della legislazione regionale (si vedano i punti da 54 a seguire della pronunzia). Per quanto qui di più stretto interesse, nella citata sentenza si afferma che “la L.R. n. 76 del 1995 laddove ha autorizzato i consorzi di bonifica a ricorrere alle assunzioni a tempo determinato, da svolgersi ai sensi della L. n. 230 del 1962 (…) non si pone affatto in contrasto con il divieto di assunzione a tempo indeterminato dettato dalla L.R. n. 45 del 1995, art. 32, non introduce alcuna norma derogatoria a tale divieto, né abroga l’art. 32″ (…). La L. n. 76 del 1995 e le disposizioni di legge regionale intervenute successivamente si sono, infatti, limitate a prorogare nel tempo l’utilizzo di siffatta tipologia di assunzioni e, al contempo, le misure di garanzia occupazionale-assistenziale. (…). Risulta, dunquechiara la volontà del legislatore di consentire nel sistema delle assunzioni dei Consorzi di bonifica solo circoscritte ipotesi di assunzione a tempo determinato, rinviando per le modalità di assunzione alla L. n. 230 del 1962. (…) La circostanza che i rapporti a termine dedotti in giudizio siano stati stipulati al di fuori delle ipotesi previste dalla L. n. 230 del 1962, richiamata nella L.R. n. 76 del 1995, artt. 3 e 4 non ne consente la trasformazione o conversione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, non essendo possibile sanare, per tal via, rapporti di lavoro invalidi sin dalla loro origine, in quanto tale effetto è precluso dal richiamato divieto di assunzione a tempo indeterminato” (si vedano specificamente i punti 69, 70, 73 e 76 della sentenza).

Tale essendo il quadro normativo di riferimento, il motivo in esame, pur erroneo nella normativa di riferimento, è fondato nella parte in cui deduce l’impossibilità giuridica di far luogo alla conversione dei rapporti con termine illegittimo in rapporti a tempo indeterminato.

In una parola, il divieto di conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato si coniuga – quanto a dette ipotesi – al divieto imposto ai Consorzi di Bonifica dalla legislazione regionale innanzi richiamata di procedere a nuove assunzioni di personale a tempo indeterminato (si vedano sul punto i precedenti in senso conforme, fra le altre, Cass. n. 22981/2020; Cass. n. 38657/2021).

Ne consegue l’accoglimento del primo motivo nei sensi di cui sopra.

7. Il quarto motivo è infondato, atteso che la legittimità del termine è stata – come sopra esposto – esclusa.

8. La cassazione della statuizione relativa alla domanda di conversione del rapporto implica la pronuncia nel merito sulla stessa ex art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto. Tale domanda va rigettata per le ragioni già esposte nei paragrafi che precedono.

9. Consigliano la compensazione delle spese di lite dell’intero processo l’accoglimento solo parziale della domanda originaria nonché il consolidarsi,in epoca successiva all’introduzione del giudizio, della giurisprudenza di legittimità in ordine ad altre questioni qui esaminate.

PQM

accoglie il primo motivo, rigetta gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di conversione del rapporto;

compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 18 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

 

 

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